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Stanley Kubrick e lo sbarco sulla Luna

Scritto da on 7 gennaio 2014 – 10:44nessun commento

La prima immagine che mi viene in mente quando penso al cinema è il ghigno satanico di Jack Nicholson che sfonda una porta con un’ascia. La seconda è il sorriso demoniaco di uno scienziato paranoico dinanzi al lancio di una bomba atomica che distruggerà l’umanità. La terza è lo sguardo in camera di un allucinato Malcolm McDowell. Li avete riconosciuti? Si tratta di Shining, Il dottor Stranamore e Arancia Meccanica, tre capolavori della storia del cinema, tutti firmati da Stanley Kubrick, di cui si parla in Room 237, il documentario di Rodney Ascher che verrà proiettato mercoledì 8 gennaio 2014 a Rovito per inaugurare la nuova stagione di Falso Movimento.

 

In Room 237  (lo ricordate? È la misteriosa stanza dell’Overlook Hotel che viene aperta dal piccolo Danny, dando la stura alla follia paterna) Ascher gioca ad aprire, smontare e rimontare le scatole cinesi contenenti misteri, enigmi, simbolismi più o meno subliminali, messaggi virali, che il grande regista newyorchese, naturalizzato inglese, dissemina strategicamente nel corso del film, che non hanno mancato di scatenare teorie e interpretazioni più disparate.

shining

Da chi è convinto che Shining (‘luccicante’) denunci il genocidio dei nativi americani a chi crede sia una rivisitazione dell’ Olocausto o, ancora, rievochi la ricostruzione del falso atterraggio sulla Luna dell’Apollo 11, che il regista avrebbe realizzato segretamente su commissione della Nasa, secondo una ricostruzione ‘complottista’.

 

Qualunque fossero le effettive motivazioni di Kubrick,  Room 237   è un’opera strana, raffinata e coinvolgente, un atto d’amore verso un regista che con sguardo di volta in volta sarcastico, crudele e visionario ma sempre estremamente lucido ha saputo penetrare in fondo al nostro tempo per decostruirne pazientemente tutti gli stereotipi, svelando con impareggiabile ironia l’insanabile follia di un’umanità sempre pronta all’autodistruzione.

 

 

E’ entrato nella leggenda Stanley Kubrick. Per avere utilizzato il suo occhio da entomologo,  la sua curiosità vorace, la sua passione maniacale ed ossessiva per la perfezione, la grande letteratura (i suoi film sono tutti tratti da romanzi famosi), piegando tutti i generi ad un unico obiettivo: quello di raccontare la verità senza pietà o sconti, la natura umana e la sua doppiezza (Barry Lindon),  le ambiguità dell’amore (Lolita, Eyes Wide Shout), il potere in tutte le sue sfumature (Spartacus, Orizzonti di gloria, Full metal jaket, Il dottor Stranamore, Arancia meccanica).

KubrickForLook

Siamo tutti “figli di Griffith e Stanley Kubrick”, dice Martin Scorsese. Tutti i suoi film

 

straordinari e terribili realizzati durante una lunga vita hanno affrontato temi epocali, aperto al cinema nuove vie espressive e tecniche, suscitato polemiche moralistiche o politiche, provocato censure, fatto ammirare, amare, rispettare il regista da generazioni di spettatori: Orizzonti di gloria antimilitarista; la guerra della libertà in Spartacus; la passione carnale d’un adulto per una bambina dodicenne in Lolita; la caricatura della guerra fredda e della paura atomica ne Il dottor Stranamore; la reinvenzione della fantascienza (2001 Odissea nello spazio), della violenza giovanile (Arancia meccanica), del cinema in costume (Barry Lindon), dell’horror (Shining); la rivisitazione del conflitto del Vietnam (Full Metal Jacket) come dimostrazione dell’impossibilità e fine d’ogni guerra d’invasione. ….Ma la sua forza sta anche nel non aver “rinunciato alla libertà artistica in cambio della paga”, nell’aver capito che l’artigiano deve essere pure finanziere, nella costante attenzione alle questioni tecniche, economiche, promozionali, amministrative del film. E c’è grandezza, c’è una perenne utopia da adolescente, c’è qualcosa di eroico e insieme di disperato, in questa lotta del regista meraviglioso per salvare la logica, la lucidità, la perfezione del lavoro nel caos della post-modernità. (Lietta Tornabuoni)