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La trattativa, il nuovo film di Sabina Guzzanti a Catanzaro

Scritto da on 11 febbraio 2015 – 18:21nessun commento

Martedì 17 febbraio, ore 17.00, la Casa delle Culture di Catanzaro ospita il nuovo film di Sabina Guzzanti, La trattativa. Alla proiezione del film, organizzata dal meetup Il Territorio 5Stelle di Catanzaro, farà seguito un incontro con l’autrice, che discute con il pubblico insieme al giudice Nicola Gratteri, all’eurodeputata Laura Ferrara e al parlamentare Paolo Parentela, al giornalista Emiliano Morrone.

 

la trattativa locNel film un gruppo di attori mette in scena la vicenda della (presunta) trattativa Stato-mafia ripercorrendo vent’anni di storia patria, dall’omicidio Lima, alle bombe a Roma e Firenze, all’uccisione di Falcone e Borsellino attraverso le voci dei protagonisti, Riina, Provenzano, Ciancimino, i pentiti Spatuzza e Mutolo, Silvio Berlusconi e Napolitano. Volti interpretati dagli attori, che entrano ed escono dal proprio ruolo per tornare a quello di cittadini. Una formula sperimentata tra gli altri da Elio Petri in Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli, al quale questo lavoro, per ammissione della stessa Guzzanti, si ispira.

Saccheggiando migliaia di pagine di atti processuali, inchieste, libri, raccogliendo le voci dei protagonisti di quegli anni, Guzzanti mette insieme, incrocia, collega fatti, episodi, immagini racchiudendole all’interno di una cornice unitaria. Più che un documentario, un ibrido tra messa in scena e docufilm, nel quale accanto alla volontà di documentare, c’è anche quella di coinvolgere massicciamente il pubblico utilizzando  il linguaggio del paradosso e della satira, come quello della rabbia e dell’indignazione.

…in questo film parliamo di trattativa da un punto di vista che non è né giuridico, né giornalistico. Il punto di vista è quello di un gruppo di lavoratori, che offrono le proprie capacità per rendere fruibile un pezzo della nostra storia affinché più persone possibile possano capire e discuterne. Inoltre si tratta di un approccio intrinsecamente umoristico, anti-retorico, anti-manipolatorio, anti-demagoco: lo stesso attore una volta è poliziotto, l’altra è un criminale. La questione non è quella di riuscire a mandare in galera qualcuno, ma capire e arrivare a una storia condivisa del nostro passato per potere finalmente voltare pagina.

 

 

La tesi del film è nota: la strategia del terrore messa in piedi da Cosa nostra in un triennio di sangue che va dal 1991 al 1994 ha segnato una transizione ‘soft’ dalla Prima alla Seconda Repubblica. La mafia, ma sarebbe il caso di parlare di mafie, lungi dall’essere un cancro da estirpare, è parte integrante di quel coacervo di forze (politiche, istituzionali e, appunto, criminali) che regge da sempre il Paese, che ha individuato in Berlusconi e nel suo partito, Forza Italia, il ruolo di nuovo patron politico dei clan.

Presentata fuori concorso all’edizione 2014 del Festival del Cinema di Venezia, la pellicola, che l’autrice sta accompaganando nelle scuole, nei teatri e nei cinema, ovunque le arrivi una richiesta, da Nord a Sud, ha già sollevato polemiche arroventate (a cominciare da Giancarlo Caselli , che ha rimproverato alla Guzzanti sviste e omissioni) e calamitato l’interesse del pubblico, che sui social network approva con centinaia di migliaia di condivisioni o si attiva per far arrivare La trattativa nella propria città.

C’è chi, come Marco Travaglio, la considera un’opera di ‘impegno civile’ o, come fa la trattativa 1Mariuccia Ciotta, cinema-verità nel qual Sabina Guzzanti si muove a proprio agio, orchestrando un materiale copioso e incandescente, per seminare interrogativi più che dare risposte. C’è chi, invece, come Guido Vitiello sul Foglio, lo ha stroncato definendolo un “universo narrativo labirintico”, disseminato di materiali più disparati (libri, memoir, film. Serie tv, fumetti), nel qual è difficile ritrovare il bandolo della matassa.

Comunque la si pensi, La trattativa è un film onesto, che intende squarciare il velo della menzogna e degli ingagni su decenni di connivenze e cointeressenze tra Stato e criminalità organizzata.

…la mafia è un fenomeno terribilmente serio e grave, che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni, dice Giovanni Falcone.

Parole che rischiano ancora di restare sulla carta se la rabbia e l’indignazione continueranno a non tradursi in azioni concrete e di verità. Sabina Guzzanti, ancora una volta, ha deciso di non sottrarsi alla sfida.

C’è chi sostiene che la storia della seconda repubblica sia diventata una storia criminale. Di sicuro il linguaggio giuridico è diventato linguaggio comune. I giovani non lo sanno ma vent’anni fa non sapevamo cos’era la prescrizione, non passavamo il tempo a distinguere tra indagato, imputato, condannato in primo o in secondo grado, non leggevamo le sentenze per capire le motivazioni e le sfumature delle assoluzioni. E’ nozione comune e condivisa che fino a che un imputato non è condannato in terzo grado di giudizio dobbiamo considerarlo innocente. Questo non significa che non si possa parlare e discutere a fondo di fatti che hanno anche un risvolto penale, ma che hanno un risvolto politico e storico ben più importante per la nostra comunità. L’illusione che le contraddizioni insanabili che paralizzano questo paese, si possano risolvere nei tribunali, è tramontata da tempo. Un tribunale non potrà mai spiegare perché Caltagirone per esempio, continui a far fortuna o perché De Gennaro che ha attraversato tanti scandali da poliziotto, debba finire a dirigere Finmeccanica. Le procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che da venti anni indagano sulle stragi, ci hanno messo a disposizione molti strumenti per una ricostruzione storica che altrimenti sarebbe stata impossibile. Ma sono strumenti utili solo se qualcuno li utilizza. E visto che nelle istituzioni queste inchieste sono osteggiate e sabotate, visto che in questa storia chiunque abbia provato a dire la verità ha fatto una bruttissima fine, mi è sembrato importante, per quel poco che posso, dare un contributo per allargare la consapevolezza attorno a questi temi