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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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A Salvatore Settis la laurea honoris causa dell’Università Mediterranea

Scritto da on 14 gennaio 2014 – 10:46nessun commento

“Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarsi alla finestra: vedremo villette a schiera dove ieri c’erano dune, spiagge, pinete, vedremo mansarde malamente appollaiate sui tetti un giorno armoniosi, su terrazzi già ariosi e fioriti. Vedremo boschi, prati e campagne arretrare ogni giorno davanti all’invasione di mesti condomini, vedremo coste luminose e verdissime colline divorate da case incongrue e palazzi senz’anima, vedremo gru levarsi minacciose per ogni dove. Vedremo quello che fu il Bel Paese sommerso da inesorabili colate di cemento.….

Sempre più spesso sono consegnate a speculatori senza scrupoli le città che furono per secoli il modello d’Europa per l’armonioso innestarsi di ogni nuovo edificio sul robusto, mirabile tessuto antico, per una cultura urbana diffusa che vietava non alla mano, ma al cuore e all’anima di deturparne la bellezza. Monti, campagne, marine sono sempre meno il tesoro e il respiro di tutti i cittadini, sono anzi ormai la troppo facile riserva di caccia di chi cinicamente li devasta calpestando il bene comune per il proprio cieco profitto”.

 

settis-ape_2898135_311361E’ l’incipit di Paesaggio, Costituzione, Cemento, il libro uscito nel 2012 e divenuto un testo di culto per molti, che porta la firma di Salvatore Settis. Martedì 14 gennaio 2014 viene insignito della laurea Honoris Causa dalla Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, dove terrà una lectio magistralis sul tema L’etica dell’architetto e il restauro del paesaggio.

 

Tema che il prof. Settis, origini calabresi, già direttore della Normale di Pisa e del Getty Museum, editorialista di punta dei maggiori quotidiani nazionali e membro di prestigiose istituzioni nazionali ed internazionali, ha ampiamente esplorato ed analizzato in diversi pamphlet (Italia Spa. L’assalto al patrimonio culturale, Azione popolare. Cittadini per il bene comune) che uniscono il rigore scientifico e la fluidità dell’eloquio alla lucida denuncia di un Paese annegato sotto tonnellate di cemento, colpito nelle sue risorse più preziose, quelle artistiche e paesaggistiche, defraudato della sua identità storica, culturale e dei suoi valori, del suo ricco patrimonio agricolo e dell’anima dei luoghi dalla mancanza di una seria pianificazione del territorio e di una normativa veramente cogente.

 

Così siamo diventati dissennati predatori della nostra terra, abbiamo eliminato colture ed insediato al loro posto orrendi edifici, destinati a seconde e terze case, che superano abbondantemente le esigenze reali della popolazione e spesso giacciono in stato di completo abbandono, causa dell’espansione illimitata e disordinata dei centri abitati fuori dalle cinte storiche, del saccheggio delle coste come del dissesto idrogeologico e dell’alterazione degli ecosistemi.

 

L’agro romano dato in pasto ai palazzinari è esattamente speculare alla cementificazione selvaggia delle coste calabresi (ne parlano Mauro Minervino in  Chi vive in Calabria / Chi ha scarsa memoria. Viaggio a Sud e in La Calabria brucia,  Anton Giulio Stella e Sergio Rizzo in Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia) e campane, la creazione di porti e porticcioli tra la Toscana e la Liguria rispetto all’assedio del Vesuvio piuttosto che dell’Etna o della Valle dei Templi.

 

Ci si  si è serviti per anni della retorica dello sviluppo e della crescita per coprire  la rapacità di pochi e l’insipienza di tanti. Che hanno provocato in molti casi danni  irreparabili ed in tutti gli altri richiede la rigenerazione del territorio e dei suoi valori identitari ed interventi più attenti allo spirito dei luoghi ed ai bisogni ed alla qualità di vita di chi li occupa.

 

Non a caso la lectio di Settis si rivolge soprattutto ai tecnici, e agli architetti in particolare, che ovunque stanno mutando radicalmente il volto di città e di interi territori, perché possano contribuire a guardare al nostro passato come tappa fondamentale nella costruzione del nostro presente e dei nostri orizzonti futuri ma anche  a costruire strategie  identitarie, di coesione e condivisione, di rispetto verso ciò che è di tutti, per consegnarlo agli uomini e alle donne che verranno.

 

Le foto sono tratte dal progetto di Filippo Romano 106 Statale jonica

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filipporomano_riace_Filippo Romano_Il castello di Nicola Flotta a mandatoriccio (Cs)