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Amarelli: come i musei d’impresa sfidano la crisi

Scritto da on 14 marzo 2014 – 10:40nessun commento

Siamo nel 1919.  Un bambino sta colorando le immagini di un album che ritraggono dei nanetti che giocano nel bosco e, entusiasta, pensa di sostituire il tronco dell’albero con un bastone di liquirizia. Il bambino è il più piccino di una famiglia di imprenditori di Rossano che da generazioni estrae il succo dalle piante di liquirizia. Il papà del bambino osserva l’opera e scatta l’idea: perché non farne una scatoletta per confezionare la liquirizia?

 

NanettiAmarelliDa qui nasce il primo esempio di packaging design di un’industria alimentare calabrese, la Amarelli, divenuto  un vero e proprio oggetto da collezione, richiestissimo da collezionisti e non solo. E’ uno degli oggetti raccolti con dedizione e passione dal 2001 dalla famiglia Amarelli nel Museo Giorgio Amarelli di Rossano Scalo (Cs), che si  è aggiudicato il Premio Guggenheim.

 

Un tesoro di incisioni, documenti, libri, foto d’epoca che, insieme ad attrezzi agricoli, oggetti di vita quotidiana e splendidi abiti antichi, testimoniano la vita di una famiglia che dal 1700 utilizza i rami sotterranei delle piante di liquirizia, che crescono spontanee sulla costa ionica, per estrarne il succo con un procedimento secolare.

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Nelle sale si succedono oggetti che raccontano l’organizzazione, la commercializzazione e le prime confezioni del prodotto, l’affinamento e l’evoluzione tecnologica dei processi, la specializzazione e l’aprirsi di nuovi orizzonti commerciali. All’esterno il Museo continua Open Air con una esposizione davvero unica di pezzi industriali d’epoca.

 

Il Museo Amarelli aderisce a MuseImpresa, l’associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa, promossa da Assolombarda e Confindustria.

 

museoferrariGli associati, che nel giro di due anni sono quadruplicati, passando da 11 agli attuali 60, raccontano la storia della propria impresa e dei suoi protagonisti, attraverso la conservazione e la valorizzazione di documenti, materiali iconografici, oggetti, prodotti e macchinari.

 

Un pezzo di storia dell’industria italiana, che va da Richard Ginori di Sesto Fiorentino all’ Alfa Romeo di Arese, dalla Ferrari di Maranello alla Perugina allo storico archivio Barilla, a Ferragamo, a Firenze, sino al museo Ducati di Borgo Panigale, alla Lamborghini a Cento (Fr), alla Guzzi a Lario (Lc), al Giovanni Agnelli a Torino.

 

Realtà diversissime tra loro che, pur tra mille problemi, soprattutto economici, sfidano la crisi.KARtell

Così lo scorso anno hanno esordito il museo di Poltrona Frau e quello del gruppo Cimbali con le macchine disegnate da Bruno Munari e dai Castiglioni mentre il museo Kartell pensa a rifarsi il look.

 

pirelli_Brivioallapartenza1932Molti di questi musei hanno  deciso di mettersi insieme, di puntare sui territori e le loro vocazioni, di riannodare i fili della propria storia per poter raccontare con orgoglio e un pizzico di ottimismo il Made in Italy.

Magari partendo da una scatoletta di latta…