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Arriva la Notte dei Licei Classici, perchè gli studi umanistici continuino a vivere

Scritto da on 15 gennaio 2016 – 08:15nessun commento

Qualche tempo fa Martha Nussbaum, nota filosofa americana, denunciava i pericoli del declino degli studi umanistici negli States per le ricadute sulla vita civile e democratica del Paese. Il grido di allarme è stato ripreso da altri intellettuali con l’espansione a macchia d’olio del problema. In Italia a rilanciarlo sono stati tra gli altri, Tullio De Mauro, Nuccio Ordine, e organizzazioni come l’Associazione Italiana di Cultura Classica che per il 15 gennaio 2016 ha lanciato la Notte Nazionale del Liceo Classico, alla quale partecipano anche i Licei della Calabria.

Porte aperte al pubblico dalle ore 18 alle ore 24 in tutte le scuole che aderiscono all’iniziativ,a che promuoveranno la cultura classica attraverso letture di passi di opere antiche, drammatizzazioni, dibattiti, degustazioni a tema, danze, cineforum, conferenze etc..

Questo perché -come scrivono gli organizzatori- occorre oggi sempre più continuare nella nostra battaglia volta a contrastare il degrado culturale, la crisi valoriale, e quella deprecabile fuga dal Liceo Classico, volutamente additato come curriculo di studi inutile e passatista, di cui, invece, si tace l’enorme capacità di forgiare menti pensanti e depositarie della nostra memoria storica, unico possibile trampolino di lancio verso un futuro migliore.

arte_368952503_nAnche in Italia cadono sempre di più le iscrizioni ai Licei Classici e ai corsi umanistici nelle Università mentre crescono le scelte dettate da un, pur legittimo, per carità, razionalismo economico che tiene conto non delle proprie passioni bensì della redditività di alcuni corsi di studio rispetto ad altri. Così si punta su Licei Scientifici e Tecnici e all’Università su Ingegneria, Economia, Medicina.

E’ giusto? Per meglio dire, è giusto valutare il proprio percorso di istruzione e formazione sulla base del criterio dell’utilità, senza tenere conto di variabili essenziali come predisposizioni e capacità, competenze di base, e perchè no, passioni personali? E’ giusto ridurre la propria crescita a un puro fattore economico?

Da un decennio circa le menti più brillanti del pianeta hanno lanciato l’allarme della progressiva riduzione dei corsi di studi umanistici e più in generale non professionalizzanti, ma orientati alla conquista di un sapere puro: studi storico-letterari, ma anche lingue moderne, scienze naturali, biologiche e ambientali, e matematica, statistica, scienze sociali e comportamentali.

Un mondo sempre più complesso e difficile da decifrare richiede infatti non solo ingegneri, medici, informatici, comunicatori, ma anche scienziati puri, filosofi, linguisti.libri antichi 2 Non una estrema selezione di professionalità ma un arco ampissimo di competenze e saperi, in grado di connettere il sapere degli antichi con le numerose conoscenze che abbiamo acquisito, di riflettere e approfondire e discutere. Di utilizzare il proprio apparato critico. Insomma, uomini e donne capaci di affrontare la complessità e la estrema varietà dei problemi che ci vengono posti da una società complessa e multiculturale, che esige abilità di pensiero e lettura della realtà non elementari.

Soffocare gli studi umanistici e scientifici puri, non rivolti a evidenti ricadute sul profitto -scrive Tullio De Mauro- significa atrofizzare la formazione di menti critiche capaci di intendere con competenza e farci intendere il mondo in cui viviamo.

Negli anni trenta, il filosofo Edmund Husserl, dopo essere stato escluso dall’insegnamento universitario perchè ebreo, scrisse un pamphlet, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, in cui indagava le origini spirituali della crisi del continente europeo, indicando la necessità di risalire a quella dimensione dimenticata dell’esperienza soggettiva, umanistica e scientifica insieme, a valori come umanità, tolleranza, relazioni affettive, che costituiscono il fondamento della nostra esistenza e di un impianto democratico più solido e eguale. Probabilmente è arrivato il momento di rileggerlo.