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Domingo de Villarroel: un calabrese alla corte di Spagna

Scritto da on 12 febbraio 2014 – 10:18nessun commento

E’ una fresca giornata di ottobre nell’anno domini 1586 quando Domenico Vigliarolo (Domingo de Villarroel) riceve da Filippo II re di Spagna il titolo di Cosmografo della Casa de Contrataciòn, l’istituto che lui e la moglie Isabella hanno creato per controllare le rotte commerciali ed i possedimenti imperiali, realizzare mappe e strumenti per la navigazione, addestrare i piloti e nominare i capitani delle navi. Domenico Vigliarolo, cadetto di una nobile famiglia, parte appena trentenne da Stilo per un’avventura che lo porterà dritto alla corte della più grande potenza mondiale dell’epoca, insieme all’Inghilterra, la Spagna.

domenicovigliarolo5_nDi Vigliarolo si sa poco o nulla. Dalle nebbie della storia emerge però che era chierico e che godette da subito della considerazione delle migliori menti dell’epoca e della stessa corte, grazie alle sue conoscenze scientifiche ed ad un talento non comune ma, soprattutto, ad una buona stella che lo portò ad entrare nelle grazie di Filippo II in un’epoca in cui il regno di Spagna aveva raggiunto la sua massima potenza politica, economica e culturale.

 

Filippo intuisce subito che quell’uomo arrivato dalla periferia dell’impero non ha rivali nelle conoscenze geografiche ed astronomiche e lo protegge a lungo contro le gelosie e gli intrighi di palazzo. Che però prendono il sopravvento, costringendo Vigliarolo alla fuga in Francia prima ed al rientro nella sua Stilo, poi.

 

Il resto è avvolto nella nebbia. Da cui emergono le sue carte, modello di metodo scientifico, di arte in senso stretto e di una visione più matura della cartografia che ne fa mappe geopolitiche, in cui Vigliarolo rappresenta non solo i caratteri geografici ma anche gli ordinamenti, gli usi e i costumi di un territorio.

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In poche parole, imago mundi, narrazione simbolica del mondo, di cui le mappe restituiscono moltissime informazioni.

 

E’ infatti il Vigliarolo intellettuale ed artista a stupire di più, forse, con le incredibili illustrazioni – figure mitologiche, allegorie, simbolismi religiosi – distribuite in gran quantità.

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Caravanserragli di animali, panoramiche stilizzate delle città, lunari e calendari perpetui, stendardi ed insegne depongono per una visione della cartografia quale rappresentazione antropologica, culturale, storica, religiosa, astronomica ed artistica del mondo che va ben oltre i confini tecnici e scientifici delle conoscenze cartografiche, come dimostra Giuseppe Fausto Macrì in Mari di carta (Rubbettino), uno studio accuratissimo della vita e dell’opera del cartografo-sacerdote di Stilo.

 

Vigliarolo fa parte, infatti, di quella genia di intellettuali che da Tolomeo in poi hanno fatto delle mappe un  trattato  universale, sistema di rappresentazione per immagini di dati ed informazioni (politiche, urbanistiche, ambientali), opportunamente rielaborate e ridotte in un nuovo contesto, testimonianza di una civiltà in una data epoca storica.

 

Testi da saper leggere ed interpretare. Come i Big data, le nuove forme della conoscenza  con un’anima antica.