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Il Campiello al calabrese Carmine Abate

Scritto da on 3 settembre 2012 – 17:22nessun commento

E’ lo scrittore calabrese Carmine Abate con La collina del vento (Mondadori) a salire sul podio della 50^ edizione del Premio Campiello, uno dei premi più noti ed influenti del panorama letterario italiano.

Abate, originario di Carfizzi (Kr), non nuovo alla prestigiosa selezione (qualche anno fa era arrivato terzo), ha staccato di parecchie lunghezze il superfavorito Marcello Fois (Nel tempo di mezzo) e gli altri finalisti, Francesca Melandri (Più alto del mare), Marco Missiroli (Il senso dell’elefante), Giovanni Montanaro (Tutti i colori del mondo).

 

La collina del vento riprende alcuni temi caldi allo scrittore: le radici, il ruolo della famiglia, custode della storia di ciascuno -individuale e collettiva insieme -, la difesa della terra come tappa imprescindibile della propria crescita personale.

 

La storia della famiglia Arcuri si intreccia con quella dell’archeologo Paolo Orsi, con quella della mafia e con la Storia (con la maiuscola) d’Italia del ‘900  ed attraverso le lotte contro soprusi e violenza e la strenua difesa della Terra e dei valori trasmessi da una generazione all’altra, diventa paradigma di esistenze che hanno il coraggio di non soggiacere ai valori imperanti –potere, denaro- per (ri)partire ogni volta dalla propria ineludibile autenticità.

 

<<Le mie radici –spiega Abate in un’intervista a Giulia Santerini su laRepubblica.it- calabresi ed arbreshe sono importanti per me, le valorizzo sempre di più. Ma da un po’ di tempo a questa parte voglio vivere d’addizione e recupere le antiche radici che si trovano nella mia terra d’origine valorizzando le nuove radici che mi sono nate sotto i piedi nei posti in cui ho vissuto: le radici trentine, quelle germanesi…..Nel libro parlo di una famiglia un po’ particolare, questa famiglia Arcuri, persone che resistono, che sanno resistere ai soprusi, che combattono l’illegalità, che difendono la propria terra, un grande tema del presente e lo sarà sempre di più anche nel futuro. E’ questo che è piaciuto tantissimo ai lettori di tutta Italia…..perché in tutta Italia ci sono terre ferite e bellissime.

 

<<Noi ce ne siamo andati perché costretti dalla mancanza di lavoro…poi con gli anni abbiamo cercato di trasformare la nostra partenza da ferita in ricchezza.

 

<<Questo libro è un continuo passare del testimone tra le generazioni. Se noi riusciamo a trasmettere questa memoria ai giovani e li facciamo prendere coscienza della nostra storia, di tutto il percorso che hanno fatto le generazioni precedenti per arrivare a dove siamo oggi, i giovani lo percepiscono e vivono meglio il loro presente, con una maggiore consapevolezza>>.