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Investire nella Creatività per ripartire, sulle spalle di giganti

Scritto da on 3 gennaio 2014 – 10:56nessun commento

Creare, termine che ci perviene intatto dal latino ma ha radice nel sanscrito per indicare ciò che si crea dal nulla. Mai termine fu citato tanto come negli ultimi anni. Se cercate su Google verranno fuori oltre 50 milioni di risultati ma dappertutto c’è un mare di iniziative che indagano la creatività in tutti i suoi risvolti tra workshop, studi e ricerche, manifesti, appelli. Se ne parla venerdì 3 gennaio 2014, ore 16, anche a Reggio Calabria, da Chez Nous, Via dei Correttori, 24, nel Workshop Liquid Creativity. La comunicazione d’impresa nell’era postmoderna, tenuto da Lorenzo Guarnera, coach in strategie creative e comunicazione.

 

Cos’è la creatività? Benché si sia comunemente portati  a identificare il creativo nel genio di un Leonardo o di un Michelangelo, non esiste in realtà una definizione univoca e condivisa di creatività ma centinaia di teorie che la dicono lunga sulla difficoltà di racchiudere in poche parole un fenomeno estremamente complesso, che alcuni identificano nell’illuminazione improvvisa (insight), altri nel talento  individuale, altri  ancora nella capacità di trasformare le proprie emozioni in qualcosa di nuovo o, secondo la definizione del grande matematico e scienziato Henry Poincarè, nell’abilità di scegliere tra diverse combinazioni tra elementi preesistenti quelle più nuove ed utili, mettendo

 

ordine immediatamente là dove sembrava regnare il disordine.

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Quel che è certo è che si tratta di un processo strutturato per fasi, non necessariamente successive ma che spesso si intrecciano e relazionano in mille modi, comprese le immagini (forse che l’insight non viene definito lampo di genio?), come spiega efficacemente Albert Einstein

 

… è molto raro che io pensi con parole. Mi balena il pensiero, e solo più tardi posso cercare di esprimerlo… in tutti questi anni ho avuto la sensazione di muovermi in un senso preciso, verso qualcosa di concreto… una cosa profondamente diversa dalle considerazioni successive sulla forma logica della soluzione. Naturalmente dietro questo senso di una direzione precisa c’è sempre qualcosa di logico; ma per me si presenta sempre come una specie di sguardo generale; in un certo senso, visivamente.

 

Per Andrew Grant, uno dei maggiori esperti in materia, la creatività richiede apertura verso persone ed approcci diversi; capacità di sottrarsi ai pregiudizi ed alle tesi precostituite, accettando il rischio dell’incertezza e del fallimento; equilibrio; desiderio di riscoprire le proprie passioni e di ripartire da queste anche avendo il coraggio di cambiare sguardo e di annullare le conoscenze precedenti in una sorta di ‘innocenza creativa’.

 

Grant e molti altri hanno dimostrato che, a differenza di quanto in genere pensiamo, la creatività non è un dono riservato a pochi eletti bensì una conquista fatta di studi, voglia di apprendere, tenacia ed ostinazione, applicazione a tavolino, del coraggio necessario a non arretrare dinanzi alle sfide. Insomma un percorso lento, che può durare anche anni. Che può essere aiutato dal contesto che deve assicurare istruzione e formazione di qualità, riconoscimento sociale, risorse finanziarie, incoraggiamento e premi per chi si impegna e realizza risultati nuovi  e utili per tutti.

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I numeri provano, fuori dalla retorica istituzionale, che i prodotti della creatività e quelli dell’innovazione tecnico scientifica sono determinanti nella crescita del Pil e dei posti di lavoro di una comunità così come nella sua evoluzione non materiale.

 

Si stima che in Italia i creativi siano oltre 2milioni, in gran parte con meno di 35 anni, che operano trasversalmente in tutti i settori economici del Paese e contribuiscono ad oltre il 5.8% del PIL, per limitarci solo all’apporto delle industrie culturali.

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Ai primi di dicembre ha spopolato sul web l’ashtag #RIVOLUZIONECREATIVA diffondendo nella Rete l’appello del creativo Alfredo Accatino, cui hanno aderito in migliaia tra creativi, artisti, editori, pubblicitari, semplici cittadini, per chiedere una maggiore tutela delle professioni creative, il rilancio della creatività come componente vitale del corpo sociale, culturale e produttivo del Paese e condizione strategica di qualsiasi politica di crescita.

 

Temi che l’Europa ha abbracciato con convinzione, approvando da ultimo i programmi Europa Creativa 2014-2020, che stanzia 1.800 milioni di euro destinati ad organizzazioni, professionisti della cultura ed artisti (i Bandi sono stati pubblicati appena qualche giorno fa) e Horizon 2020, che destina ben 90 miliardi di euro  alla ricerca e all’innovazione, per premiare le reti transnazionali, la mobilità degli operatori, sistemi gestionali del patrimonio artistico virtuosi, facilitare l’accesso alle opportunità professionali, promuovere nuovi modelli di valorizzazione e business.

 

In un paese devastato dalla crisi economica, che ha perso in pochi anni i suoi capisaldi economici in assenza di politiche di settore strutturate e lungimiranti, la via d’uscita può essere proprio quella di puntare su quanto più italico ci sia al mondo, la nostra capacità di creare cose utili e belle.

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E se crisi in greco significa decidere, e quindi scegliere, è arrivato ormai il momento di chiedere con fermezza alla nostra classe dirigente di esercitarla la sua capacità di scelta. Per esempio  investendo le risorse disponibili sulla creatività, aiutando i più giovani a far sbocciare talenti e saperi e i più avanti negli anni a reinserirsi nella società della conoscenza, fornendo di fondi sufficienti le scuole e le università, finanziando la ricerca e le nuove startup, mettendo a sistema operatori e giacimenti culturali di un territorio.

 

Solo così potremmo dire un giorno -speriamo vicino- di avere

 

visto più lontano perché stavamo sulle spalle di giganti (Isaac Newton).

 

Qui puoi trovare qualche link utile

http://www.aiap.it/documenti/11828/193

http://www.marcocortesi.ch/manifesto/

http://www.infoservi.it/the-cult-of-done-manifesto/2282

http://workisnotajob.com/en