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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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Io spreco, tu sprechi, egli spreca. Consumare meno, e meglio, per salvare il mondo

Scritto da on 16 ottobre 2013 – 10:52nessun commento

Mercoledì 16 ottobre 2013 parte la maratona dedicata agli sprechi alimentati all’interno della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Diverse le iniziative in tutto il Paese, ad iniziare dal convegno internazionale Primo non Sprecare, che si tiene a Roma nella sede della Fao promosso da Last Minute Market, seguito dal cooking-happening di Eataly e Slow Food con i cuochi della Rete Terra Madre, insieme a mostre, eventi dimostrativi e laboratori.

 

Anche in Calabria fioccano le iniziative. A Palmi l’istituto tecnico agrario L. Einaudi ha organizzato un incontro su Alimentazione Mediterranea sostenibile: la Biodiversità in tavola, mentre l’ Istituto Pitagora-Calvosa di Castrovillari , con il  patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha organizzato una Giornata  di sensibilizzazione sulla Fame nel Mondo e la Sana Alimentazione, alla quale è invitato anche Vincenzo Curci, autore del libro L’accaparramento della terra- Il neocolonialismo del cibo. La Regione Calabria patrocina invece il Salone Internazionale della Ricerca, Innovazione e Sicurezza Alimentare che sino al 17 ottobre presenterà a Milano incontri scientifici, eventi istituzionali, momenti culturali e laboratori educativi per diffondere la cultura del food safety.

 

Nel mondo si spreca un terzo del cibo prodotto, che basterebbe da solo a sfamare la metà di quelle 800milioni di persone che soffrono –e muoiono- di fame.

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In Italia nel settore ortofrutticolo si sprecano ogni anno circa 200.000 tonnellate di frutta e verdura ma è nelle nostre case che si batte ogni record. Ogni settimana gettiamo nella spazzatura 200 grammi di cibo che ci costano all’anno 1.700 euro a nucleo familiare. In soldoni, 8 miliardi di euro volati via, lo 0,5% del nostro Pil. Non poco, in tempi di crisi.

 

Il Rapporto stilato da Waste Watchers, l’Osservatorio Nazionale contro gli sprechi, e da Swg ci dice che sprechiamo cibo per i motivi più banali, per pigrizia, poca attenzione, eccessivo benessere.

 

A Sud, Calabria compresa, il cibo si butta dopo aver cucinato troppo o aver calcolato male gli acquisti. Al Nord la motivazione ricorrente è quella di acquistare quantitativi importanti che poi vanno a male. In Veneto e Umbria ci si lamenta delle confezioni troppo grandi, in Sardegna ed Emilia si invocano le tradizioni culinarie, a Roma lo spreco si addebita all’organizzazione della spesa, che porta a mega-acquisti settimanali che spesso non reggono al passare dei giorni.

 

Insomma, un quadro abbastanza variegato in cui, nonostante la drastica riduzione degli sprechi,  il 33% degli italiani lascia scadere gli alimenti senza consumarli, il 25% li butta perché sono avanzati, il 14% ammette che tutto è dovuto alla errata pianificazione di pasti, acquisti e cucina.

 

Ma ci sono anche quelli che non sanno leggere le etichette o riciclare gli avanzi, i fanatici del cotto e consumato, gli accumulatori compulsivi, gli sperimentatori ad ogni costo, i fanatici del 3per2……

 

Allora ecco arrivare in libreria ed in rete libri (come Vivere in 5 con 5 euro al giorno di Stefania Rossini)  e blog come Zerorelativo  che puntano sul baratto e sulla cucina low cost, affrontando a viso aperto le incognite (e la vergogna) di una quotidianità sempre più difficile senza lavoro né prospettive per il futuro.  Per non parlare della crescita esponenziali di ristoranti che offrono la possibilità di portare a casa cibo e vino non consumati.

 

 

Si punta anche sui comuni. Sono decine le amministrazioni comunali che hanno finora aderito alla campagna Un anno contro lo spreco portata avanti da Last Minute Marke, spin off dell’Università di Bologna, e da Trieste Next, il salone dell’innovazione e della ricerca scientifica, impegnate a mettere in piedi buone pratiche per raccogliere il cibo scaduto, recuperare quello scartato o invenduto dalla filiera agroalimentare, avviare corsi di educazione ad una alimentazione sostenibile ed alla riduzione dei rifiuti.

 

Iniziative che vanno a sostenere l’Europa che intende ridurre gli sprechi alimentari entro il 2020 del 50%. Una bella sfida, soprattutto etica, in un mondo in cui le povertà si allargano a macchia d’olio.