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La poesia sudamericana all’Unical. Ospite d’eccezione Rigoberta Menchù

Scritto da on 7 giugno 2016 – 08:25nessun commento

Parlare di letteratura spagnola non significa solo citare il grande Cervantes e il suo Don Chisciotte, di cui ricorrono 400 anni dalla morte, o Calderon de la Barca, Miguel De Unamuno, Lope De Vega, Federico Garcia Lorca, Rafael Alberti,  ma anche attingere allo sconfinato bacino della letteratura in lingua spagnola, in cui confluisce l’area sudamericana e poeti come il nicaraguense Rubèn Darìo, esponente di primo piano delle correnti moderniste, cui, in occasione dei 100 anni dalla morte, lAssociazione Italiana di Studi Iberoamericani (AISI), dedica il congresso dell’associazione, che si terrà  all’Università della Calabria dal 7 al 9 giugno.

Modernismo, postmodernità, postmodernismo vuole essere un’occasione per rinnovare il dibattito su questo momento importante di snodo della storia della letteratura e del pensiero ibero-americani, invitando a ripensarne classificazioni, appartenenze, influenze e ripercussioni muovendo da molteplici prospettive e  ambiti disciplinari. 

Ruben-daría-joven-508x478Poeta, giornalista, diplomatico, una vita fuori dagli argini, tra alcool, donne, lussi sfrenati e un fiume di denaro da spendere, Darìo si consacrò giovanissimo alla poesia,  sperimentando, sotto l’influsso di generi come il Romanticismo e il Simbolismo, una nuova visione poetica e dando vita ad una corrente, il Modernismo, che irrompe come un tornado nel panorama letterario latino americano e spagnolo,  segnando una tappa fondamentale nell’emancipazione del primo dalla letteratura della madre Spagna e nel dare un nuovo slancio a quest’ultima.

Beato l’albero che è solo sensitivo/ e più la pietra dura che non sente neppure/, perché il più gran dolore è quello d’esser vivi/ né c’è pena più grande della vita cosciente. Non saper nulla ed essere, essere senza meta/, fra il timor d’esser stati e un futuro terrore./ Di certo, la paura d’esser domani morti/ e il soffrire per l’ombra, per la vita, per quello/ che neanche conosciamo, soltanto sospettiamo,/ mentre la carne tenta coi suoi freschi racemi/ e la tomba ci attende coi suoi funebri fiori/: e ignorare ove andiamo e di dove veniamo…

Solitudine, sensualità, amore, esotismo, atmosfere raffinate e decadenti, i temi affrontati da Darìo e dai suoi compagni di viaggio. Che attirano l’attenzione di Victor Hugo, Verlaine, di un ancora sconosciuto Antonio Machado che diventa grande ammiratore dei versi del poeta nicaraguense, riconoscendolo come uno dei più influenti della Spagna moderna.

In quegli istanti di silenzio misterioso / quando sorgon dal loro carcere gli obliati,/ nell’ora dei defunti, nell’ora del riposo,/ leggerete i miei versi d’amarezza impregnati./ Come in un vetro io verso in essi i miei dolori, / i remoti ricordi, le disgrazie funeste, / le meste nostalgie dell’anima inebriata, /la pena del mio cuore, triste in mezzo alle feste./ Dolore di non essere quello che avrei potuto,/ perdita del reame per il quale ero nato,/ pensiero che un istante decise la mia vita,/ sogno ch’è l’esistenza da quando sono stato!/ Tutto mi giunge in mezzo al silenzio profondo/ in cui la notte avvolge la terrena illusione/ e sento come un’eco del gran cuore del mondo/ che penetra e commuove il mio cuore in ascolto.

Al convegno, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Unical,rigoberta menchù- 2015-01-09 16_12_24 - Impulsora de la paz y defensora de los derechos humanos, Rigoberta Menchú conmemora sus 56 años partecipano diversi ospiti provenienti da ogni parte del mondo,  ospite d’onore il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchú. Indigena, attivista politica che da sempre lotta per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene, autrice di un’autobiografia, Mi chiamo Rigoberta Menchú, tradotta in diverse lingue. Figlia e sorella di attivisti politici, che hanno perso la vita per avere lottato strenuamente contro la discriminazione, il razzismo e lo sfruttamento degli indigeni Maya-Quichè, Rigoberta dovette riparare in Messico per fuggire dalla politica di terrore e morte del governo del Guatemala, continuando prima dall’esilio poi dal suo Paese, nel lavoro di denuncia e di organizzazione del suo popolo, al fianco dei popoli indigeni del mondo.

Due storie quelle di Darìo e di Rigoberta, apparentemente lontane ma che raccontano da angolazioni diverse una storia millenaria, di splendori e saccheggi, quella che un altro grande scrittore, Eduardo Galeano descrisse ne Le vene aperte dell’America Latina.

Quando qualcuno si vergogna delle proprie radici
o si sente superiore alle culture altrui,
l’umanità fa un passo indietro.
(R. Menchù)