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La Tv italiana e Carosello al Teatro Comunale di Rovito

Scritto da on 3 gennaio 2011 – 03:18nessun commento

Sabato 15 gennaio 2011 dalle 16,30 al Teatro comunale di Rovito (CS) appuntamento con Carosello, il programma più popolare di sempre della nostra televisione .

Una maratona lunga, ricca, irripetibile dedicata a Carosello ed al suo mondo quello di La via italiana alla pubblicità: Carosello 1957 – 1977. Segni/ disegni, sogni/ bisogni, costumi/ consumi , in programma al Teatro comunale di Rovito il prossimo sabato 15 con ingresso libero.

L’imponente antologia, proposta con la collaborazione di Falso Movimento, è curata da Ugo G. Caruso e Lucio Montera e prodotta dal Movimento Telesaudadista, un sodalizio sorto a Roma oltre dieci anni fa che ha come scopo lo studio del grande patrimonio della tivvù in bianco e nero, non solo e non tanto per assecondare languori nostalgici, quanto per riaffermare il valore duraturo di quei programmi, varietà o sceneggiati, documentari o servizi giornalistici, riduzioni teatrali o cronache sportive, approfondimenti culturali o dibattiti politici, telefilm o cartoni animati ovvero, appunto, comunicati commerciali.

In aperta polemica con la televisione pubblica e privata degli ultimi decenni, individuata tra i principali responsabili del tracollo antropologico-culturale del nostro paese, i telesaudadisti sottolineano la qualità ineguagliata degli anni del bianco e nero, ovvero di quando la Rai fu grande protagonista, pur con i ben noti limiti imposti dalla censura, della modernizzazione dell’Italia, della sua alfabetizzazione e della crescita sociale e culturale. Tra i molti eventi realizzati dai telesaudadisti a Roma il più riuscito e rimarchevole è stato certamente proprio quello dedicato a Carosello nel maggio 2008, poi scomposto e rimontato di volta in volta in capitoli monografici e sezioni tematiche, riproposto nelle università o in occasione di festival e manifestazioni culturali.

La selezione curata da Caruso e Montera, proprio grazie al suo rigore filologico riesce ad essere divertente e a soddisfare i palati più diversi perché Carosello è stato per venti anni lo specchio di un paese che cambiava rapidamente ma al contempo punto di incontro sostenibile, come si direbbe oggi, tra le lusinghe dell’industria e i bisogni di un popolo che diventava gente. Ma anche  una fucina di creatività tutta italiana non ancora omologata ai dettami dell’advertising internazionale, una reclame che entrava nelle case con una discrezione molto lontana dalle martellanti sollecitazioni degli odierni persuasori occulti.

Un’occasione unica, dunque, per rivedere il meglio dello spettacolo italiano, da Macario a Dapporto, dal Quartetto Cetra ai Gufi, da Kramer e Luttazzi a Mina e Ornella Vanoni, da Rascel a Modugno, da Aldo Fabrizi a Peppino de Filippo, da Lina Volonghi e Lia Zoppelli ad Enrico Maria Salerno e Giancarlo Sbragia, da Albertazzi a Gassman, da Paolo Poli a Tino Buazzelli, da Rita Pavone a Patty Pravo, da Gino Cervi a Gilberto Govi, da Franca Valeri a Bice Valori, da Ugo Tognazzi a Nino Manfredi, da Walter Chiari a Gino Bramieri, da Giorgio Gaber a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini.

Senza dimenticare, s’intende, tutte le serie a cartoni animati che hanno deliziato, sera dopo sera, milioni di bambini, la Carosello generation appunto, a conferma dell’enorme vitalità delle scuole italiane d’animazione, ideatori di personaggi che hanno fatto la storia della televisione come l’omino Bialetti, Angelino , Ulisse e l’ombra, il Vigile Concilia, Pallina, Caio Gregorio, Trinchetto, Calimero, Salomone pirata pacioccone, Taca Banda, Papalla per arrivare a Caballero e Carmencita, Lancillotto e Joe Condor.

Non va dimenticato peraltro che molti caroselli furono realizzati da maestri del cinema italiano ed internazionale, spesso in incognito, confusi con gli specialisti del genere. Vale la pena di citare Luciano Emmer, padre nobile di Carosello, ma anche Luigi Comencini, Dino Risi, Valerio Zurlini, Ermanno Olmi, Luigi Magni, Paolo e Vittorio Taviani, Francesco Maselli, Mauro Bolognini, Folco Quilici, Gianni Amelio e tanti altri tra cui Richard Lester e Claude Lelouch.

La lunga kermesse sarà condotta da Ugo G. Caruso, classe 1956, cosentino residente a Roma da oltre trantacinque anni, storico dello spettacolo e studioso di cultura di massa, nonché fondatore e presidente del Movimento Telesaudadista che è pronto a scommettere sul fatto che l’emozione più forte verrà non tanto dai caroselli più noti o dagli slogan rimasti celebri seppur, se vogliamo, ormai un po’ scontati, quanto da quelli dimenticati e tuttavia pronti ad accendere un solitario e folgorante flash nella memoria più lontana.

Ad arricchire una serata già ricchissima di suo, tanto che gli organizzatori invitano i partecipanti a venire del giusto spirito da maratoneti, ci sarà pure Angelo Lombardi, popolare uomo di spettacolo cosentino che nel ‘69 interpretò una serie di caroselli prodotti dallo Studio Testa di Torino per i Cracker  Saiwa.

< L’emozione è dunque assicurata – garantisce Caruso –. Sarà come sfogliare un catalogo delle marche dei cibi che ci hanno nutrito, degli indumenti con cui ci vestivamo, gli oggetti che ci stavano intorno nella nostra infanzia, quasi a costruire un universo amorevole e consueto. Ma speriamo anche e soprattutto di suscitare riflessioni su quanto allora ci sfuggiva per ovvie ragioni. In Carosello c’era già tutto quello che avrebbe formato il nostro gusto e che avremmo apprezzato appieno solo in seguito: design, grafica, fumetti, cartoni animati, video art, videoclip, musica rock, film industriale, documentario, reportage, eccetera. Tra un detersivo e un panettone, un brandy e un abito confezionato, un formaggino ed una lavastoviglie, Carosello più di qualunque altra cosa – conclude Caruso – ci racconta chi siamo stati, rivelandoci così gran parte della nostra identità individuale e collettiva odierna>.