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Luoghi della memoria: il campo di concentramento di Ferramonti di Tarzia

Scritto da on 27 gennaio 2012 – 07:31nessun commento

 

Pochi sanno forse che nei primi anni ’40 del secolo scorso la Calabria ospitò il principale sito di internamento in Italia di ebrei, stranieri ed apolidi.

Stiamo parlando del campo di Ferramonti di Tarzia e di una storia sulla quale nel tempo si è abbattuta la falce dell’ oblio che solo l’opera solitaria e generosa di documentazione e ricerca di associazioni ed organizzazioni private come la Fondazione Ferramonti è riuscita a sottrarre all’oscurità.

16 ettari di terreno in una zona paludosa e malarica su cui vennero edificate  90 baracche,  oltre 2000 internati tra ebrei, stranieri ed antifascisti, il campo di Ferramonti  fu per molto tempo una sorta di isola in cui, diversamente dai lager realizzati dai nazisti in mezza Europa, fu consentito agli internati una (moderata) autogestione.

In quello che fu definito “il più grande kibbutz del continente europeo” gli ospiti del campo, tra i quali moltissimi bambini, con il placet della direzione, riuscirono ad ottenere l’apertura di un tribunale per comporre le controversi insorte tra i detenuti,  una scuola, un ambulatorio medico aperto 24 su 24, una biblioteca, luoghi di culto in cui operarono tanto il rabbino capo di Genova che il nunzio apostolico inviato dal Vaticano, la mensa ed una sorta di assemblea interna (riconosciuta dal Direttore del campo) ma anche a ricevere aiuti dalle comunità ebraiche italiana ed internazionali ed ad allacciare rapporti saldi con la popolazione locale, che li aiutò e protesse per lunghi anni sino all’arrivo degli Alleati.

La vita interna fu resa più vivibile grazie a quanti tra  gli stessi internati, intellettuali, artisti e musicisti provenienti in buona parte dall’Europa dell’est, organizzarono diverse attività culturali tra  concerti, dibattiti e rappresentazioni teatrali in cui venivano coinvolti tutti i reclusi, di cui vi è testimonianza nel Museo della Memoria, ricavato in una delle baracche.

Gran parte dei detenuti sopravvisse fortunatamente in questo “paradiso inaspettato” e dopo lo smantellamento della struttura  -Ferramonti fu l’ultimo campo ad essere ufficialmente chiuso nel 1945-   molti scelsero di fermarsi nella zona.

<<A Ferramonti era permessa ogni attività e ognuno faceva quello che voleva per vivere. La vita era tranquilla, nessuno gridava contro gli internati. Confesso che per me è stato come un campo di vacanze, sembra ridicolo ma è vero» (Oscar Klein, bambino ebreo internato a Ferramonti, cit. da Renda, Ferramonti di Tarsia, 2009).

Bibliografia
Mario Rende, Ferramonti di Tarsia. Voci da un campo di concentramento fascista, Mursia, Milano, 2009
C. S. Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia fascista, 1940-1943, Einaudi, 2004
C. S. Capogreco, Ferramonti. La vita e gli uomini del più grande campo d’internamento fascista, 1940-1945 , Giuntina, 1987
P. Lupoi, Gaetano Marrari. Maresciallo del campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, Istar Editrice, 2011
E. Bernhard, Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti (1940-41), Biblioteca Aragno, 2011
P. Georg, Ferramonti, Prometeo, 2003
N. Weksler, Con la gente di Ferramonti, Editore Progetto 2000, 1992