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Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

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Riconversioni industriali e laboratori creativi in una mostra a Lamezia Terme

Scritto da on 12 ottobre 2010 – 12:53nessun commento

– 00
Camminare, osservare, ricercare, guardare, sentire, incontrare, parlare,
domandare e domandarsi, criticare e criticarsi, pensare e dubitare, capire,
ricostruire il costruito … immaginare, ipotizzare, scegliere, elaborare …
– 01
Dal pontile ex Sir alle “stazioni impossibili” la nostra ricerca si amplia,
mantenendo salda l’attenzione sulla città di Lamezia Terme. Sempre tre
centri – Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia – segnati da incompiute, tappe di
un’archeologia industriale decadente. Aree dismesse. Non luoghi svuotati dal
senso che li ha visti sorgere ma anche emblemi di un racconto storico che
comunque appartiene al territorio.
– 02
Come cambia una città nel tempo? Quante possibilità di esistenza ha
un’architettura? Attraversando Lamezia Terme abbiamo fotografato i
numerosi luoghi della produttività postindustriale ormai abbandonati.
Ruggine e silenzio sono i tratti distintivi dei ghost buldings che avvolgono di
grigiore estese aree urbane. Dal celeberrimo ex Zuccherificio di Sant’Eufemia
(da sempre al centro di dibattimenti politici, proposte di risanamento,
progetti, interpellanze parlamentari … negli ultimi tempi protagonista di
polemiche immani). A pochi metri dallo Zuccherificio, medesima sorte
d’abbandono per l’ex Raffineria, la più grande della Calabria (un’opera
incompiuta a spese dell’Unione Europea). A seguire un’imponente raffineria
di olio d’oliva, il Feoga (con macchinari sofisticati mai entrati in funzione,
gli edifici dell’amministrazione e dei custodi e con un binario arrugginito
fino alla stazione centrale) giace distrutta e abbandonata nel baricentro del
triangolo della Piana in località Bellafemmina. E ancora, un ex Oleificio in via
delle Terme, l’ex Cantina Brutia, l’ex Lattificio in via dei Bizantini. Scheletri
di capannoni di proprietà pubblica o privata, tutti frammenti di un discorso
interrotto, tutti fermi da almeno un ventennio. Inattivi. Per quanto ancora?
– 03
Cosa sono le “Dismissioni creative”? Riportiamo alcuni stralci dell’intervento
di Flavio Albanese, direttore di Domus per il Convegno “Futuro Presente –
Present Continuous” Festival dell’Arte Contemporanea, Faenza 2008. <<E’
una strada interessante, suggestiva, praticabile, contemporanea, quella
che ci porta a ragionare sulla possibilità di riconvertire il patrimonio edilizio
industriale in laboratori artistici e culturali. La riconversione degli edifici
industriali da parte dell’arte contemporanea, è bene sgombrare il campo
dagli equivoci, non rappresenta né una critica né tantomeno una rinuncia a
costruire. Si tratta di una possibilità di un’azione di riappropriazione poetica
di un sostrato che già preesiste al gesto. (…) La potenza del contemporaneo,
grazie ai suoi processi di natura enzimatica, si appropria dei volumi, delle
superfici, dei significati esausti degli edifici industriali non più in uso, per
fagocitarli, digerirli e infine reimmetterli nel circuito vitale della produzione
culturale ed economica (…). Dalla fabbrica del materiale alla produzione
dell’immateriale, dall’oggetto all’intelletto. Esiste forse un modello di
investimento filosoficamente, eticamente, ed economicamente più efficace e
più razionale per la cultura contemporanea?>>.
– 04
UnderKConstruction che testualmente significa “in costruzione” è una
sfida culturale. Al centro del nome troviamo la sigla KC dell’Associazione
400KC che significa “I 400colpi”, omaggio al film di Truffaut: “fare il diavolo
a quattro”. Il significato è essere ribelli ad un sistema dormiente. Essere
culturalmente bellicosi. UnderKConstruction è una provocazione affinché
ogni relitto diventi orizzonte creativo per “costruire” (underKConstruction)
con il design, l’arte e l’architettura contemporanea una metropoli culturale.
“Ogni città prende la sua forma dal deserto a cui si oppone”.
(Italo Calvino – Le città invisibili).
– 05
La sfida culturale di UnderKConstruction non è solo questa. C’è un obbiettivo
più ampio che dai relitti industriali si vuole innescare: COSTRUIRE UNA
CITTA’ METROPOLITANA partendo proprio dalla cultura. Il progetto della
città metropolitana (un orizzonte da molti auspicato) con underKConstruction
partirà dal territorio di Lamezia Terme attraverso i “relitti” in larga parte
allocati nelle aree d’accesso principali e convergenti alla strada dei Due Mari
(la Statale 280, così chiamata perché idealmente anello di congiunzione tra
la costa tirrenica del Lametino e la costa jonica del Catanzarese) e potrebbe
proseguire lungo tutta la SS280 abbracciando i relitti che da Lamezia arrivano
a Catanzaro. Dunque, dai “ghost buildings” uno slancio progettuale che dovrà
investire l’intera Srada dei Due Mari come simbolo evidente di un possibile
percorso “in costruzione”. Dai “relitti” una via possibile di idee virtuose, utopie
praticabili, moti impossibili …
– 06
Come nelle due precedenti edizioni di OggettINSTABILI si terrà una
mostra>evento per artisti, architetti e designer che sappiano guardare
oltre le crepe, oltre le impervie distanze della contingenza. Perciò gli
artisti interverranno con progetti sui luoghi (qualora si riuscissero ad
avere le autorizzazioni per installazioni site specific). Architetti e designer
invece, penseranno alla “ri-conversione” di una singola struttura o di tutte
presentando i lavori progettuali montati su pannelli (due tavole formato A1 –
supporto rigido poliplat). Cosa importante è che dal punto di partenza della
riconversione dei luoghi la Strada Dei Due Mari dovrà essere per i progettisti
il prosieguo infinito per tracciare il profilo di una “metropoli culturale”. I
progetti saranno esposti in uno spazio che fungerà anche da area raccordo
per il resto delle esposizioni dislocate sul territorio (qualora realmente
si riuscisse ad avere disposizione di installazioni site specific. Se ciò non
fosse possibile ogni artista proporrà un’installazione che verrà esposta nel
medesimo spazio espositivo della sezione architetturadesign. La location sarà
resa nota fra 2 mesi).
– 07
OggettINSTABILI si propone per il terzo anno consecutivo come un evento
unico ed innovativo per affrontare le problematiche urbanistico culturali
di una città, diventando nel contempo, attraverso la partecipazione di
grandi nomi a confronto con giovani emergenti italiani e non, un insolito e
importante laboratorio di ricerca sul contemporaneo. Se la contemporaneità
guarda al territorio, se il territorio si contamina di contemporaneità crescono
le domande e si abbassa la soglia della rassegnazione. Se il territorio
viene riscoperto con lo sguardo della contemporaneità si abbattono confini
geografici, distanze culturali.
– 08
In Italia, in Europa, nel mondo si moltiplicano gli esempi di edifici nati nel
secolo scorso con destinazioni industriali in aree ai margini dei centri storici,
in quartieri spesso vittime del degrado sociale e architettonico che hanno
subito una riconversione in nuova vita, portando alla bonifica dell’area urbana
in cui si collocano. Una nuova tendenza che offre l’opportunità di inserire il
recupero di spazi dismessi ed ex edifici industriali all’interno di piani di
sviluppo territoriale, secondo il modello del distretto culturale evoluto. Per
restare in Europa, segnaliamo il più grande centro europeo realizzato in un
edificio di archeologia industriale è la Cable Factory di Helsinki, ex fabbrica
di cavi elettrici, nella quale ogni giorno lavorano da 800 a 1.000 professionisti
divisi tra le 5 scuole d’arte, i 3 musei, le 2 stazioni radio, le scuole di danza, le
compagnie cinematografiche, le sale prova, le gallerie d’arte e i ristoranti, le
sale per i concerti e le esposizioni. Dopo il Kulturbrauerei di Berlino che
occupa le strutture della ex fabbrica di birra più grande d’Europa, il MACRO –
Museo di Arte Contemporanea di Roma è nato dalla ristrutturazione di un ex
stabilimento industriale che fino al 1971 ospitava l’attività produttiva della
Società Birra Peroni. L’ex-Mattatoio del Testaccio, costruito tra il 1888 e il
1891 da Gioacchino Ersoch, è stato scelto come luogo ideale della
sperimentazione culturale e ospiterà la seconda sede del MACRO.
Straordinario esempio di riconversione di sito industriale in sede museale è,
senza dubbio, il polo espositivo dei Musei Capitolini nella ex Centrale
Termoelettrica Giovanni Montemartini. Dal 1997 ospita “Le macchine e
gli dei”, accostando, in un suggestivo gioco di contrasti, i vecchi macchinari
produttivi della centrale ai capolavori della scultura antica e ai preziosi
manufatti rinvenuti negli scavi di fine Ottocento e degli anni Trenta del secolo
successivo. E ancora, nel profondo sud, la sede del Centro Culturale Zo di
Catania è un’ex raffineria di zolfo, vecchio motore dell’economia
catanese. Altro spazio interessante dal 2002 a Torino dalla Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo: il Centro di Arte Contemporanea del
quartiere San Paolo, occupa alcuni locali della ex fabbrica di ruote per
automobili, Fergat. Sempre a Torino la Galleria Maze nei locali di una ex
manifattura di flipper. Mentre l’area polifunzionale sorta dalla
riconversione dell’ex fabbrica Fiat, il Lingotto di Renzo Piano unico progetto
italiano candidato ai Mipim Awards 2003 e premiato con lo Special Jury
Award, ospita la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Strutture capaci
di coniugare storia industriale operaia – e contemporaneità sono gli spazi
milanesi sviluppati alla periferia nordoccidentale della città, nella zona
archeoindustriale della Bovisa, importante polo della chimica italiana,
nuova sede per la Triennale dedicata all’arte contemporanea. Il Museo del
Presente, dedicato alle opere realizzate dal 1980 a oggi, si articola
attraverso i due gasometri gemelli della Bovisa, il primo costruito dagli
inglesi nel 1906 e il secondo dai tedeschi nel 1930. Altri spazi destinati alla
sperimentazione artistica contemporanea europea sono l’ex Officina
Meccanica e il padiglione che ospitava la terza Sala di Pressione. Iniziativa
privata di grande fascino è la casa per la scultura, voluta dalla Fondazione
Pomodoro e pensata per i giovani scultori, inserita negli spazi delle ex
officine Riva & Calzoni, nell’area dell’ex Ansaldo. Nella fabbrica venivano
costruite, a partire dal 1926, le turbine idrauliche del gruppo industriale
che realizzò gli impianti per le cascate del Niagara. Sempre a Milano, l’intero
quartiere Tortona-Savona, teatro dell’evento internazionale Fuori Salone,
dedicato al design, dimostra come antiche officine, fabbriche dismesse siano
oggi atelier di noti stilisti, sedi di esposizioni, location prestigiose di eventi
culturali. Stesso fenomeno si sta registrando nel quartiere meneghino di
Lambrate – via Ventura con pullulare di gallerie d’arte, padiglioni espositivi
nati dalla riconversione di antiche officine, fabbriche dismesse. Come il nuovo
centro di produzione della Rai, in via Mecenate. Altro esempio illuminato:
il Mambo di Bologna, ex Forno del Pane, parte integrante del recupero
urbanistico della Manifattura delle Arti, che comprende la facoltà del
DAMS (nell’ex Manifattura Tabacchi), la Cineteca (nell’ex Macello) e il
Cassero (nell’ex Salara).

Caterina Misuraca
Carlo Carlei
associazione culturale 400KC
info@400kc.eu
www.400kc.eu