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Salvatore Settis, l’etica dell’architetto e la bellezza da salvare

Scritto da on 16 gennaio 2014 – 15:14nessun commento

Ne abbiamo dato notizia qualche giorno fa ma oggi vogliamo tornarci su per proporvi ampi stralci ed il video integrale della lectio magistralis, L’etica dell’architetto ed il restauro del paesaggio,  tenuta dal prof. Salvatore Settis alla Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa, alla quale ha presenziato anche la ministra per l’Istruzione Maria Chiara Carrozza.

 

Settis apre la sua lectio affermando di intervenire innanzitutto come calabrese e testimone, come tanti, di un colpevole e inarrestabile sterminio. Quello che ha colpito le coste del Bel Paese e massicciamente la Calabria. Uno studio della Regione Calabria del 2009 stima in oltre 5.000 gli abusi edilizi intervenuti su 700 chilometri di coste, che non hanno risparmiato Aree Marine Protette, Siti d’interesse comunitario e Zone a protezione speciale.

 

settis_locandina2Frutto dello snaturato patto tra imprenditoria, finanza, politica, mafie e della connivenza di quanti, tra ingegneri, urbanisti, architetti, hanno consentito  che questo avvenisse. Ed allora: l’architetto o il tecnico che progetta un intervento edilizio o urbanistico sul territorio deve attenersi alle richieste del committente o deve piuttosto domandarsi quali effetti esso avrà sul contesto sociale, storico, culturale,  ambientale in cui si trova ad operare?

 

Ma l’architetto è molto più che un semplice tecnico. Lo riconosceva Vitruvio, il più famoso teorico dell’architettura di tutti i tempi, nel 31 a.C.

 

La scienza dell’architetto richiede l’apporto di molte discipline e di conoscenze relative a svariati campi…. L’architetto deve dunque avere ingegno naturale ma anche sapersi sottoporre alle re­gole dell’arte (…). Deve avere cultura letteraria, essere esperto nel disegno, preparato in geometria e ricco di cognizioni storiche; deve avere nozioni di filosofia e di musica, saper qualcosa di medicina e di diritto, ma anche di astronomia e astrologia..

 

Un richiamo quanto mai attuale ad una figura non ideale ma ad un professionista che si muove in una realtà complessa, davanti alla quale occorre essere attrezzati riappropriandosi, perché no,  di alcune regole e valori espressivi di un’etica  valide nell’antica Roma quanto, a distanza di secoli, nella società globalizzata.

 

Negli ultimi 5 anni abbiamo consumato 8 mq di suolo al secondo, oltre 340 mq pro-capite in un anno, colpendo soprattutto i suoli agricoli e le colture di qualità.

 

Dal dopoguerra in avanti il territorio ha rappresentato “quell’oscuro oggetto del desiderio” per un legislatore spesso distratto, per generazioni di cittadini che hanno eretto in cima alla propria scala di valori la logica del ‘mattone’, per un intero ceto imprenditoriale che ha in molti casi stretto un patto diabolico con la politica e i clan mafiosi in nome della speculazione fondiaria. Poi è arrivata la bolla immobiliare che ha presto varcato l’Oceano per approdare anche da noi, la crisi dell’edilizia, la chiusura di centinaia di aziende e la perdita di posti di lavoro.

 

Eppure il lavoro per il settore ci sarebbe

se si decidesse di dare prio­rità al recupero degli edifici abbandonati, di abbattere gli orrori che assediano le nostre periferie sostituendoli con nuova edilizia di qualità anziché catapultare grattacieli nel bel mezzo dei centri storici.

 

Restaurare il paesaggio e imporre a chi se ne occupa per professione un codice deontologico preciso. Sono questi i due obiettivi inderogabili per Settis. Emerge sempre più una crescente domanda di paesaggio fra quanti scelgono di sottrarsi ai centri intasati ed alle squallide periferie delle nostre città per tornare alle campagne, alla ricerca “di una dimensione più autentica del vivere” e di un’immagine della società più in armonia con le nostre esigenze.

 

Scelte che presuppongono consapevolezze  ed una nuova etica –da parte dei cittadini così come del ceto politico- coltivate nel nome di principi come il bene comune e la primazia dell’interesse di tutti su quello particolare, che ancora appaiono difficili da maturare ad un livello diffuso.

 

Tutela del paesaggio e più in generale del territorio sono temi che non possono essere lasciati al dibattito all’interno di alcune categorie in quanto nodi essenziali di un orizzonte comune dei diritti, fondamentali per la Costituzione perché essenziali all’esercizio della democrazia e del vivere civile. E se vogliamo essere fedeli allo spirito dei padri costituenti ed alla storia ed alla civiltà che esso incarna

 

dobbiamo ispirarci a quei valori etici e storici del paesaggio che, nel loro intimo legami con quelli del patrimonio culturale, costituiscono una delle colonne portanti della storia e dell’identità italiana…… (E) piuttosto che ripetere stancamente il luogo comune secondo cui “la bellezza salverà il mondo” dobbiamo dire chiaro e forte che la bellezza non salverà nulla, se noi non sapremo salvare la bellezza.

 

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