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Un nuovo progetto culturale made in Calabria, gli OLO Sapiens

Scritto da on 23 luglio 2012 – 18:02nessun commento

OLO Sapiens. Olo, olos, sguardo che abbraccia l’universo, unione tra gli elementi, tra terra e cielo, tra donne e uomini, tra suoni-immagini-voci-azioni-colori.

OLO Sapiens è il nome di un nuovo progetto di creazione e promozione della cultura in Calabria, nato da esperienze artistiche e professionali diverse.

 

Alessandra Iovino, Cristina La Villa, Sergio Straface, Walter e Pierluigi Rottura, Daniele De Vito, Cristina Pullano e Marvin Vozza, insieme al promoter Tito Vezio Rossi hanno creato qualche mese fa il sodalizio spinti da un’urgenza profonda e con obiettivi precisi. Per saperne di più, abbiamo fatto una chiacchierata con Cristina e con Tito.

 

Cristina, OLO Sapiens è il nuovo progetto artistico nato a Catanzaro da un gruppo di artisti, performer, operatori culturali. Ce ne vuoi parlare?

 OLO Sapiens è una sorta di collettivo di idee, competenze e professionalità incarnate dai soggetti che ne fanno (o che ne faranno) parte. Penso di poter dire un po’ per conto di tutti che “insieme” sia una delle parole d’ordine del nuovo millennio che abbiamo fatto nostra.

Dopo aver osservato più volte nel tempo come gli individualismi portino a risultati effimeri, con scarse ricadute positive sul territorio e sulla collettività, ci poniamo come cultori e divulgatori del Bello e dell’Armonia e, partendo da noi stessi e dalle attività che gli OLO Sapiens svolgono quotidianamente nel loro privato, desideriamo raggiungere sempre più persone per far dono di quella che è un po’ la visione di una esistenza gioiosa, possibile.

 

Siamo la terra dei paradossi. Ogni anno nascono a iosa nuovi gruppi ed associazioni che fanno cultura ma il territorio sembra ancora poco attento verso le proposte del panorama culturale regionale…..

Dici bene quando ricordi che “sembra” che il territorio non sia granché attento alle proposte del panorama culturale a livello regionale. Fortunatamente ho a che fare con persone di tutti i tipi e credo che tra queste ci sono e ci saranno sempre quelle che si lasciano coinvolgere in eventi di basso profilo e spessore ma anche una minoranza che letteralmente si nutre di altro. Gli artisti che si piegano a certe logiche di mercato, in generale, ma soprattutto promoters, direttori artistici e manager hanno delle grosse responsabilità in merito, perché la frase “la gente vuole questo, e io faccio semplicemente ciò che mi viene richiesto” nel tempo mi pare sia diventata un alibi per la propria avidità e pigrizia intellettuale.

E’ così che si contribuisce all’appiattimento culturale di massa con risultati che conosciamo bene. Troppo spesso ancora si tende a far passare scelte di convenienza o dettate da gusti personali come risposte a esigenze altrui, e questo francamente mi pare poco onesto.

 Avete esordito qualche giorno fa con un inedito Dj Set, tra suoni, arti visive, performance, ospite speciale il noto conduttore e dj Alessio Bertallot, una proposta che è stata molto apprezzata. Quali sono i progetti che avete in cantiere?

Sì, il dj set live di Alessio Bertallot è stata la prima, entusiasmante esperienza di condivisione di quel “noi” di cui parlavo prima, una piccola sfida in un contesto sicuramente abituato ad altro, che abbiamo portato avanti con leggerezza e serietà. Per il futuro posso dire che restiamo attenti a tutte le espressioni della creatività umana, con una predilezione verso le nuove tecnologie e le contaminazioni, e che sicuramente ci proponiamo di realizzare eventi senza l’ansia delle ‘presenze’ e del raggiungimento dei ‘numeri’,  tanto cari alle varie entità che finanziano sempre le solite iniziative e che continuano a foraggiare imperterrite sempre le stesse persone da anni, magari sotto mentite spoglie.

Questo è uno dei motivi per cui, finché riusciremo, resteremo sganciati dalle logiche di quel tipo di politica fagocitante che pretende di svilire o addirittura di sostituire il ruolo dell’operatore culturale.

 

Tito, OLO sapiens segna il tuo rientro in campo come promoter. Dal tuo punto di osservazione cos’è cambiato nel panorama musicale degli ultimi anni e quali sono i suoi nuovi stilemi?
E’ cambiato tutto, ma noi siamo rimasti ancora ai live d’autore.

Questo denota un’ ignoranza completa da parte di promotori musicali o di direttori artistici improvvisati, amici degli amici, che però hanno avuto la possibilità di attingere e sperperare i soldi pubblici con idee che non hanno portato nessun beneficio economico al territorio, lasciando un vuoto culturale insostenibile.

Ma dove sono gli imprenditori musicali che dovrebbero investire e rischiare i propri soldi?

I DEVO, siamo nei primi anni ottanta, crearono un genere assolutamente nuovo, attraverso  l’interscambio ed il mix tra le diverse espressioni culturali, dalla fotografia al cinema, alla musica al teatro, alle arti visive alla pittura, attingendo alle esperienze provenienti  dall’Asia al Sud America, al Medio Oriente.

In Italia, dopo il provincialismo della Lega e del berlusconismo, siamo pronti per un open world, un concentrato di stili e linguaggi diversi, con particolare attenzione all’ambiente e alle energie alternative (esistono già gruppi che adoperano batterie solari per far suonare i propri strumenti esibendosi anche dal vivo).

Il futuro vedrà la musica elettronica farla da padrone, ma è solo la tecnologia elettronica, con risultati che a volte lasciano completamente basiti e increduli, un po’ tra la Factory di warholiana memoria e quello che stiamo cercando di creare con gli OLO sapiens, una fucina di idee aperta alle esperienze più d’avanguardia, dove ognuno possa esprimere il proprio talento senza sentirsi un diverso o un marziano  e realizzare i propri progetti arricchendosi e confrontandosi con altre esperienze e discipline artistiche.

Abbiamo un mondo da cambiare e per me è questo  il momento giusto.(E’ meglio non chiedersi in quale sequenza vadano mossi i piedi……..).

 

 D’accordo Tito, ma negli ultimi anni in Calabria si sono realizzati progetti musicali anche d’avanguardia ma ancora poco seguiti dal pubblico che tende a privilegiare i ‘soliti’ nomi (al di là ovviamente degli amanti di generi per antonomasia votati alla sperimentazione come il jazz) . Eppure in Calabria è nato il primo festival jazz internazionale e nel tempo si sono susseguite proposte di notevole spessore. Qual’è la ragione secondo te?

Sinceramente non vedo tutte queste operazioni d’avanguardia nella nostra regione, ma solo progetti isolati portati avanti da alcune persone che provano a dare un’ offerta diversa dalla solita ma che, per egocentrismo o snobismo, spingono molto sull’ acceleratore, spiazzando e scioccando un pubblico spesso non abituato a linguaggi molto forti e provocando reazioni che alla fine non credo aiutino più di tanto.

Uno su tutti è stato sicuramente il festival Invasioni a Cosenza che per anni ha significato proposte musicali di alto livello ed una programmazione che spaziava dalla fotografia al fumetto ai libri alla fotografia alle arti visive, con una media di 20.000 spettatori a sera.  Tutto ciò è finito per la stupidità di politici ottusi che ne hanno fatto uno dei tanti festival inutili in circolazione.  Credo che ci sia ora una sensibilità diversa e che il vecchio gruppo che lo gestiva stia tentando di ritornare alla vecchia formula anche se tra centomila difficoltà.

Che tempi magnifici quelli di Roccella Jazz degli esordi. Un altro mondo, un’ energia che legava tutti i partecipanti,  musicisti compresi, un mondo di progetti e conoscenze,  in cui anche tu, giovane calabrese, eri coinvolto in stage improvvisati e forum sul sesso degli angeli che ti facevano sentire parte del progetto del festival.

Forse in questo sta la risposta alla tua domanda: un tempo eri in qualche modo protagonista, oggi sei solo, vai a vedere il tuo concerto, bello o brutto, e ciao, alla fine sei sempre solo.

Riprendiamoci i nostri spazi e i nostri tempi, scambiamoci le emozioni, le idee, parliamone. Basta con l’individualismo apocalittico (i’am tired that others choose for me).