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Nascono nelle Serre i dolci che piacciono a Mosca, Pechino e Tokyo

Scritto da on 17 maggio 2016 – 08:26nessun commento

Sfogliatelle, tiramisù, babà, cannoli, cassate. Sono i mille e uno volti della pasticceria italiana, che negli ultimi tempi ha avuto un rilancio insperato. Così proliferano scuole, fiere, premi dedicati alle prelibatezze tradizionali e non. Che agli stranieri piacciono, eccome, visto che il settore contribuisce fortemente al successo del food made in Italy, che lo scorso anno ha fatto da traino al nostro export con un saldo di quasi 30 miliardi di euro.

Effetto Expo? Non solo. Il merito è delle piccole aziende del settore, in gran parte a conduzione familiare, in cui rientrano le oltre 43 mila pasticcerie che danno a lavoro a quasi 160 mila addetti. E che forniscono una quantità enorme di prodotti di dolciqualità, provenienti dallo stesso territorio di appartenenza, riconosciuti dall’UE con i marchi Dop e Igp, o frutto di una rivisitazione della tradizione. Produzione che nel 50% dei casi sbarca all’estero, non solo nei Paesi dell’area euro ma anche in Russia, Cina, Giappone.

Anche la professione più dolce al mondo, quella di pasticciere, è tornata in auge. Buona parte degli studenti di Istituti Alberghieri, scuole e corsi di formazione prende la strada della pasticceria e trova subito lavoro nei laboratori, nei ristoranti e nei locali di mezzo mondo. Certo, molto si deve al titolo di Campione del Mondo conquistato dall’Italia lo scorso anno. Ma tanto hanno fatto anche le associazioni di settore e gli enti che da anni fanno un’opera capillare di promozione di tecniche e tendenze del variegato mondo dei dolci.

La sfida ai mercati internazionali parte anche da un paese di duemila anime delle Serre calabresi, Fabrizia, e da due fratelli, Edoardo e Antonio Carè che decidono di rimanere in Calabria puntando sulla pasticceria fresca, sulla produzione artigianale, sulle specialità e i prodotti della nostra terra. Nascono così i dolci al bergamotto, i peperini, con cioccolato e peperoncino, le produzioni con le bacche di goji prodotte a Taurianova, panettoni e colombe.

Oltreconfine hanno gradito e da qualche mese la produzione di Starlight Cafè ha preso il volo per i mercati di Russia, Cina e Giappone.

Edoardo, ci starlight cafè 0_6630658152288284641_ndici in poche battute cos’è Starlight Cafè? Che non è solo una pasticceria ma anche un concept, un progetto, un laboratorio dei sensi…

Starlight Cafè è nato sotto una luce diversa rispetto alle altre realtà imprenditoriali esistenti. L’idea di un locale che fosse il punto d’incontro tra diverse attitudini creative si è trasformato quasi naturalmente in un progetto reale ed innovativo. A partire dall’ambiente fisico fino ad arrivare alle persone che ci lavorano dentro, lo Starlight Cafè infonde nei suoi clienti la sensazione di trovarsi al centro di un mondo originale e continuamente stimolante. Dai cocktail “non convenzionali”, che perfeziono e propongo al cliente in prima persona, all’alta pasticceria, tutto contribuisce a modellare l’esperienza multisensoriale chiamata Starlight Cafè.

Da qualche mese state inviando i vostri prodotti verso i mercati esteri. Quali sono quelli più gettonati? Cosa piace a russi, cinesi e giapponesi?

Chiaramente l’arte culinaria italiana, specialmente quella del Sud, ha sempre attirato l’attenzione di grandi chef e pasticceri da tutto il mondo, non solo per la qualità dei prodotti ma soprattutto per l’originalità delle idee. Nello specifico, ciò che ha convogliato la curiosità del mercato estero nei confronti dei nostri prodotti è stata soprattutto l’uso di ingredienti peculiari del territorio. Avete mpeperino_4412775172244851534_nai assaggiato un panettone al bergamotto? I russi se ne sono innamorati.

Con Starlight avete partecipato a concorsi nazionali e vi siete aggiudicati dei premi. Qual è il dolce che ti ha dato più soddisfazioni?

Emozionalmente sono legato ad ogni singolo prodotto che nasce nel laboratorio di pasticceria o dietro il bancone del bar. Ma se una cosa non mi soddisfa appieno, provo e riprovo fin quando non la vedo nella sua compiutezza; è come se le nostre creazioni volessero esse stesse raggiungere l’eccellenza dell’esecuzione. Però, se devo essere sincero, sono particolarmente legato agli ultimi nati, Peperino e Bergabella . Sono convinto che queste due creazioni arriveranno molto lontano.

Cosa significa essere un imprenditore di successo a soli 23 anni in una terra divisa tra le logiche del posto fisso e la crescita delle startup innovative? Qual è il messaggio che vorresti lanciare ad altri giovani calabresi come te?

In realtà non ho mai pensato di star facendo qualcosa di eccezionale. Certo, è stata dura costruire una realtà così diversa, giovane e lungimirante, quando tutti ti consigliavano di non farlo, di non sprecare energie e capitale in un sicuro insuccesso. Ma io sono testardo e, soprattutto, credo in me, nel mio team e nelle idee sempre in movimento. Roma non è stata costruita in un giorno ed è logico fare errori ma tutto questo non può far altro che accrescere l’esperienza e renderti più consapevole dei tuoi mezzi e spingere sempre più in là i tuoi obbiettivi. Vorrei dire ai giovani del Sud, che spesso condividono lo stesso destino dell’isolamento socioculturale, che il loro destino non è già scritto e che ogni minuto è prezioso se si ha un progetto e tanta voglia di fare. Come diceva Virgilio, vince solo chi è convinto di poterlo fare.