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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Appunti dal mondo del lavoro alla Ubik Cosenza

Scritto da on 18 novembre 2014 – 19:11nessun commento

speranza torna a parlarecopj170.aspGiovedì 20 novembre 2014, alle ore 16:30,  alla libreria Ubik di Cosenza, si svolgerà l’incontro-dibattito  Il lavoro che non c’è. Liberi dal lavoro, liberi nel lavoro.

Nell’occasione, si cercherà di fare il punto sull’attuale situazione del lavoro in Italia, con particolare riguardo alle innovazioni recentemente introdotte e alle difficoltà in cui versano in particolare alcune categorie, dai disoccupati a chi tenta il reinserimento lavorativo alle discriminazioni che ancora si verificano nel campo dell’occupazione femminile.

Interverranno tra gli altri Maurice Bignami (scrittore, già tra i fondatori di Potere Operaio, poi per lungo tempo nella Caritas di Roma), Giovanni Mazzillo (scrittore, docente, teologo), Antonino Mantineo (docente universitario, assessore presso il Comune di Messina), Domenico Bilotti (università Magna Graecia di Catanzaro, Giuristi Democratici), autori del volume La speranza torna a parlare. Appunti per un tempo di crisi (la Meridiana, 2014), cronache dal lavoro, dall’ambiente, dalla ricerca… dai diritti negati.

 

Abbondano in circolazione i “profeti di sventura” che raccontano come ineluttabile e irreversibile il declino dell’umanità, angosciata e paralizzata dalle paure, dal senso di distruzione che investe tutto il pianeta, così fragile e vulnerabile, dalla disperazione che prende milioni di donne e uomini di fronte ai pericoli invincibili della povertà, della fame, dell’ignoranza, delle guerre, delle malattie endemiche. Anche nell’Occidente opulento e civilizzato incombe la paura e l’incertezza, generati da un senso di sconfitta. È come se il destino sia sfuggito di mano e non ci sia più il luogo per acciuffarlo. Così si è radicata un’inerzia che impedisce di pensare il cambio di rotta, di immaginare inediti modelli e stili di vita che rendano giusti i rapporti tra le persone e sostenibile la relazione con Madre Terra e con tutte le creature. Si preferisce, perdendo ogni fede e, quindi, ogni fiducia ritrarsi in una solitudine cosmica, unica compagna della quotidianità. Eppure, se siamo stati creati a “immagine di Dio” non è pensabile che Egli ci voglia lasciare infelici, smarriti e senza più mete. Se Egli ha scelto, nel suo unico Figlio, di condividere la nostra umanità è perché la ritiene intrisa di bellezza, di splendore: ci ha proposto di essere costruttori di un “regno altro”, rispetto alla mondanità di ogni altro potere civile o religioso. Queste pagine rilanciano il diritto a sperare, come una concreta scelta di impegno per dare una forma diversa al nostro futuro possibile.