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Arte: sei artisti calabresi in mostra alla Galleria Ellebi di Cosenza

Scritto da on 3 novembre 2014 – 13:56nessun commento

E’ aperta sino al 30 novembre alla   ELLEBI Galleria d’arte in Via R. Misasi, 99 di Cosenza la mostra Il pensiero tattile, che espone opere di Domenico Cordì, Giuseppe Negro, Ernesto Spina, Vincenzo Paonessa, Fabio Nicotera e Sebastiano Dammone Sessa  Pubblichiamo la presentazione della curatrice,  Loredana Barillaro.

 

arte calabriaSono sei gli artisti chiamati dalla Ellebi Gallery di Cosenza a comporre Il Pensiero tattile. Circa quaranta opere di Domenico Cordì, Giuseppe Negro, Ernesto Spina, Vincenzo Paonessa, Fabio Nicotera e Sebastiano Dammone Sessa. Nomi già ampiamente conosciuti che si ritrovano insieme, ancora una volta, a realizzare un “evento”. Un evento, con un tempo ben definito, una durata, con un inizio e una fine,pensato nel superamento di una definizione che rischia di divenire castrante, limitante di una necessaria libertà operativa ed espressiva in personalità slegate e autonome. Una mostra che si profila dunque come una sorta di “battesimo della scissione”, un importante passo avanti nell’affermazione di un’identità.

Appartenere alla stessa terra è un po’ come appartenere alla stessa famiglia, forse è per questo che i sei artisti sono stati molte volte associati gli uni agli altri, in un cammino che doveva sembrare quasi simbiotico. Ma un’eccessiva attenzione al dato geografico corre il rischio di allontanare l’attenzione dal contesto operativo di ognuno. Di certo però la provenienza influisce sulla loro ricerca, nei colori, nelle materie, nei ricordi, e a ben vedere il legame con la propria terra è il collante fra concetto e presenza.

Pensiero, tatto, emozione, queste le parole chiave che emergono dal confronto “tangibile” con le opere dei sei protagonisti. Una tangibilità che potrebbe definirsi come strumento che consente di entrare nell’intimo contatto con gli artisti ed in cui si coglie, allo stesso modo, una palese attenzione alla componente artigiana, visibile nella laboriosità degli elementi, una componente che non si scinde dalla riflessione, dall’idea che vi è alla base.

La logica della composizione si lega all’istinto della materia in un rapporto che si specchia nell’esperienza della fruizione. Tutto è prezioso, fragile, luminoso, e la materia è organica e viva…

 

Le opere di Domenico Cordì si compongono per stratificazioni di pensiero che resistono ad un’ordinata messa in opera, piani di materia, meandri sotto cui è possibile immaginare la mano che vi scorre. Un sentire insofferente in un animo “irrequieto” segnato dalla cattiva eco che giunge dall’esterno e induce l’artista a velare, a coprire con una pesante coltre tutto ciò che può far male, come nel caso delle sue Sedute Circolari che l’artista definisce come “il vuoto che ha forma di oggetti mancanti”. Vi è dunque l’assenza di qualcosa o forse, ciò che è, consiste nell’inafferrabilità di un messaggio laddove non c’è voglia di andare oltre, di pretendere che tutto necessariamente racconti, che tutto insegni. L’artista ritrova pacatezza attraverso le “guaine” che, nate come riflessione sul tema del lavoro, si alleggeriscono per rendere tutto più lieve, e la vita resiste sotto l’azione vivifica della luce.

In Vincenzo Paonessa emerge chiaro un sentire legato al territorio calabrese, lo ritroviamo nel riferimento alla montagna, al drammarte calabria 2a vissuto dalla natura attaccata dall’azione dei parassiti come in Tenui Involucri, in cui candidi bozzoli da cui fuoriescono legamenti rossi – quasi a sembrare vasi sanguigni – danno vita a stazioni che formano trame pronte a togliere linfa vitale ad un paesaggio che sembra condizionare il vissuto di chi lo abita, di chi, questa natura, la respira… Che si tratti di “mappe” astrali oppure orditi tracciati nella natura più vicina, Paonessa sembra voler porre le basi per un percorso chiaro, lineare, in cui tutto si definisce e può essere riconosciuto. Un fare scientifico, meticoloso in una dimensione onirica in cui la componente materiale acquista leggerezza, niente sembra toccare il piano su cui poggiamo saldamente il nostro corpo, tutto pare vivere in un’atmosfera ancestrale in cui ogni cosa, peraltro, può all’improvviso mutare.

 

Ernesto Spina pone pesci, meduse, scimmie sotto un lieve strato di cera che produce un senso di soffocamento. Ogni cosa è trattenuta suo malgrado, a fatica pare voglia riemergere. Un’atmosfera claustrofobica che lascia atterriti gli esseri “intrappolati” in un’azione atta a generare quasi un’altra era, come se in fondo la distanza fisica che ci separa dalle opere di Ernesto Spina fosse un tempo infinito e lo spazio scivolasse nel fluire inesorabile del tempo. In Elemento primordiale vi è un mondo miniaturale in un’atmosfera arcaica, uno stato di sofferenza gestito da una regia, da un progetto finemente pensato ed attuato, un microcosmo abitato da esseri animali in una dimensione al limite fra il pieno e il vuoto, in cui la materia è plasmata, ancora una volta, dalla decisa volontà dell’artista.

 

Un procedere in modo razionale, geometrico, è ciò che caratterizza la ricerca di Sebastiano Dammone Sessa. Forma e monocromia in lavori realizzati per moduli, un percorso minimale, in cui strutture quadre o circolari si sovrappongono su corpi avanzati che si collocano nello spazio come elementi pronti ad essere scomposti e ricomposti altrove sottolineando una certa libertà della creazione nel suo insieme. Semplici sono i materiali, la carta e il legno, segno questo di un forte legame alle botteghe artigiane. Un fare imperturbabile, preciso, in cui la componente manuale risulta, ancora una volta indispensabile. Cerchi concentrici ad effetto quasi ipnotico, generati da una forza non si sa se centrifuga o centripeta, un intreccio di forme in una “teoria degli insiemi” da cui emergono altre forme dalla consistenza tridimensionale in un movimento che acquista “morbidezza” nel farsi avanti, come nell’opera Piccolo girone organico, parte della serie esposta di recente al Marca di Catanzaro.

 

I lavori di Giuseppe Negro si caratterizzano per un forte attaccamento ad una tradizione intrisa di preziosità della materia, dei tessuti, dellearchitetture, elementi tipici del territorio in cui egli vive.

Gli ori, il nero del carbone, le stoffe dal sapore antico richiamano alla mente un certo misticismo, una certa religiosità (Coperta 2 – Altare). Tutto è sebastiano dammonefinemente lavorato, assemblato, cesellato, delicatamente accarezzato all’interno di opere fortemente simboliche, in cui la storia dei tessuti artigianali di pregio ritrova una diversa collocazione mediante una diversa chiave di lettura. Opere che nascono e sembrano giungere da un passato comune, appartenente alla civiltà del sud, un racconto già vissuto e una memoria collettiva che egli “amplifica” mediante le dimensioni fisiche dei suoi lavori, cassa di risonanza che toglie il ricordo dall’oblio.

 

La sintesi di pochi necessari elementi è ciò che dà corpo ai lavori di Fabio Nicotera, il colore, la forma e l’oggetto per un racconto che sia immediato, che sia scevro da cose inutili, per una riflessione attorno agli elementi della natura, laddove essa diviene anche studio delle forme e dei pigmenti. Materia “organica” che è origine e occultamento insieme, colla vinilica stesa a mo’ di velatura, un sottovuoto opacizzante che lascia a tratti trasparire cosa gelosamente comprime sul supporto nella volontà di “congelare” ciò che rischia di essere consunto dal tempo, e il vetro ci permette metaforicamente di guardare al di là, quasi come una lente di ingrandimento e la falena, essere delicato e metafora dello scorrere velocissimo del tempo, si ritrova in lavori come Falena, viaggio verso il tramonto viene narrata la trasformazione, la caducità della vita e della bellezza.

Cosmico e organico dunque, l’energia che si sviluppa in vitro, che si modella, lasciandoci sospesi nell’attesa che la vita prenda forma.

 

I lavori degli artisti sono accompagnati e “racchiusi” in un singolare libro – cofanetto realizzato da Luigia Giovannagelo che ha chiesto ai sei di intervenire su un’unica opera, trasformandola in venticinque singole parti che, numerate e firmate, hanno acquisito nuova logica e nuova autonomia.

 

 Info:

www.galleriaellebi.com

info@galleriaellebi.com