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Cinema d’autore: Miss Violence di Avranas a Rovito

Scritto da on 7 novembre 2014 – 10:47nessun commento

miss violence locLunedi 10 novembre al Teatro comunale di Rovito (Cs) Falso Movimento presenta Mis Violence di A. Avranas.

Leone d’Argento a Venezia 2013, ma enormemente superiore al vincitore, “Sacro Gra”. Ancora una volta arriva dalla Grecia uno dei film più scioccanti e inesorabili della nostra nuova stagione di Falso Movimento, dopo il bellissimo “Kynodontas”, a cui, in qualche modo, può essere associato.
“Cosa le ha dato lo spunto per la storia raccontata”, chiede un giornalista in sala stampa ad Alexandros Avranas; “Ci siamo ispirati a una storia realmente accaduta in Germania, ben peggiore di quella raccontata”. Silenzio. Sarebbe stato meglio non aver chiesto; sarebbe stato meglio non aver sentito, perché aver saputo cambierà inevitabilmente il modo di guardare dello spettatore. Il cinema è finzione, e quindi un alibi, una consolazione. E chi cerca questo farà bene a tenersi alla larga da questa opera seconda di un regista che scandisce con occhio navigato i ritmi di una storia che si annerisce man mano che la pellicola va avanti. Sarà meglio restar fuori da quelle porte che per tutto il tempo si aprono e chiudono, lasciandoci per gran parte all’oscuro, e quando si apriranno alla fine, tutto d’un tratto, a quel puntò se si vorrà uscire, l’unica via di fuga è contrassegnata dalla scritta Exit della sala. La violenza di cui si nutre lo stile registico di Avranas è di quelli stillati a poco a poco. Che qualcosa non va lo si capirà subito. A partire dal sorriso liberatorio di Angeliki, che dopo aver spento le candeline e foto di rito col nonno sornione, zia e fratelli, sorridendo si getta dal terrazzo. Dalla preoccupazione della nonna nel chiedere alla figlia “ sei sicura?” di essere incinta. Una regia allusiva, fatta di particolari lasciati fuori campo, di mezzi busti tagliati, di dettagli scorti per caso nell’inquadratura, e per gran parte del film è lo spettatore “l’assistente sociale” che guarda e scorge, ma non si accorge di cosa c’è che non va in quella casa qualunque; dove il cibo non manca mai nonostante nessuno lavori e il sussidio scarseggi; dove a tavola manca sempre qualcuno; dove il lutto è stato elaborato troppo in fretta. Fino a quando tutti i pezzi del puzzle tornano a posto, ma ciò che capiamo arriva di colpo, con lo stesso acume e la stessa chiarezza di quando si sposta troppo in fretta la manopola del volume. Camera fissa, sempre. Non si esce di casa, mai. Si andrà al mare (forse) se si metterà in ordine casa. Tanti silenzi ma che fanno male più di mille grida a scena aperta; attori superbi tanto da incutere un terrificante realismo (Themis Panou coppa Volpi, ma indimenticabile è la figlia, Eleni Roussinou che nella scoperta finale esprime in uno sguardo la commistione di emozioni provate). Musica assente, tranne qualche intermezzo allegro e qualche Hit nostrana che stride ancor di più in un contesto già asfissiante. Un pugno nello stomaco, rigirato più e più volte. Un’opera radicale, che guarda al cinema di Seidl e, più da lontano, a quello di Haneke.
Questi sono i film necessari, oggi, questo è il cinema politico che andrebbe tirato come una molotov nei nostri tranquilli salotti. È materia bruciante, che lascia i segni delle scottature, che non consola, ma che è capace di curare e, chissà, di salvare. Straordinario.