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Come pietra paziente: donne nell’inferno afgano al Cineforum di Falso Movimento

Scritto da on 16 settembre 2013 – 17:35nessun commento

Martedì 17 settembre 2013, ore 21.15 al Teatro comunale di Rovito Falso Movimento propone Come pietra paziente di A. Rahimi.

 

Sta quasi tutto nello spazio chiuso d’una piccola stanza, “Come pietra paziente” (“Pierre de patience”, Francia, Afghanistan, Germania e Gran Bretagna, 2012, 102’). La macchina da presa non smette di inquadrare la protagonista (Golshifteh Farahani).

La donna non ha un nome, e non ce l’ha il marito (Hamid Djavadan), l’altra presenza quasi continua del film. In coma per una pallottola penetrata nel collo, l’uomo, un combattente, un eroe, è steso sul letto dove lei lo accudisce. Siamo in Afghanistan, probabilmente a Kabul.

Per le strade non ci sono che la violenza e la morte di una guerra fatta per la gloria di dio. Ma ad Atiq Rahimi e al cosceneggiatore Jean-Claude Carrière interessa soprattutto quel che accade all’interno della casa, e ancora più quel che accade nella mente, nel cuore e nel corpo della donna.

In “Come pietra paziente” le parole si fanno cinema. La parole sono quelle che la donna può finalmente rivolgere al marito, immobile e incosciente. Cinema sono le immagini che il suo monologo ci fa nascere negli occhi, più che se la macchina da presa mostrasse direttamente le situazioni, le prevaricazioni e il disamore narrati.

Questa è per lei la prima occasione d’essere se stessa, dopo dieci anni di matrimonio. La sua nuova libertà è quella che viene dalla syngué sabour della tradizione popolare afghana, cioè dalla “pietra paziente” cui si raccontino i propri dolori fino a che il loro peso non la sbricioli. È il marito, è il suo corpo inerte quasi fosse pietra, la sua syngué sabour. Non c’è alcun dialogo fra i due. Non c’è, come non c’è mai stato. Tutto avviene in lei, che ritrova memoria della propria dignità, delle proprie speranze, del proprio desiderio.

Per lui il suo corpo è sempre stato solo occasione d’un piacere concitato e solitario, al pari di un atto onanistico. «Gli uomini che non sanno fare l’amore, fanno la guerra», le dice la zia (Hassina Burgan), che fa con orgoglio la prostituta (e che forse per questo è libera e irridente rispetto all’immaginario dei “valori” maschili). E intende: fanno la guerra per dimenticarsi d’aver paura dell’amore.

Tutto questo accade in Afghanistan, in un tristo medio evo in cui dominano e uccidono le armi più sofisticate. Ma basta allontanarsi solo un po’ con la mente dal suo paesaggio che ci sembra lontano, per avere il sospetto che Rahimi non parli solo del suo Paese e della sua cultura d’origine. E certo non è un caso che la protagonista di “Come pietra paziente” non abbia nome, e non sia che una donna. (Roberto Escobar)