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A Falso Movimento Indebito, di Andrea Segre e Vinicio Capossela

Scritto da on 23 febbraio 2015 – 19:17nessun commento

Martedì 24 febbraio 2015 ore 21 Falso Movimento presenta come di consueto al Teatro Comunale di Rovito (Cs), un film di Andrea Segre e Vinicio Capossela.

Un tema di assoluta attualità (la crisi greca), un regista pluripremiato reduce dal successo internazionale di ‘Io sono Li’ (Andrea Segre) e un cantautore sensibile e immaginifico (Vinicio Capossela). È così che nasce “Indebito”, il film che narra la crisi del paese culla di tutta la cultura occidentale, la terra per cui oggi siamo quello che siamo. Girato in Grecia nell’estate 2012 (utilizzando esclusivamente 3 camere a mano), presentato fuori concorso al Festival di Locarno dello scorso anno, “Indebito” è un affresco che racconta le origini dell’uomo introducendo lo spettatore nella realtà della musica popolare greca, partendo dalle sue radici storiche.

vinicio caposselaCome raccontato nella prima parte della pellicola, il conflitto greco-turco del primo dopoguerra, con la distruzione di Smirne (1922) e il successivo trattato di Losanna (1923), causò l’esodo di più di un milione e mezzo di Greci dall’Asia minore verso la madrepatria d’origine. Intorno ad alcune città della Grecia continentale, e in particolare ad Atene, sorsero così numerose baraccopoli di lamiera erette dai profughi in cerca di un rifugio. “Cosa porta via con sé la gente quando è costretta a fuggire dalla propria terra e a lasciare ogni cosa?” Per Vinicio Capossela la risposta è “l’anima”. E l’anima del popolo greco si riflette nella propria musica, il rebetiko, che (come il blues per i neri americani), nasce dal dolore e dalla ribellione di un popolo esule e oppresso.

I rebetes, i “ribelli”, erano gli emarginati della società che rifiutavano il potere ufficiale, gente “nata povera e morta povera”, che spesso trovava nella musica l’unico mezzo per comunicare e condividere la propria sofferenza. I musicisti rebetes (come Vassilis Tsitsanis o Markos Vamvakaris) lasciarono in eredità al popolo greco delle canzoni destinate a durare per sempre. In “Indebito” Vinicio Capossela segue le orme dei rebetes vagando di notte tra le vie e le taverne di Atene e Salonicco, dove la loro musica viene ancora suonata e ascoltata.

Capossela si mescola agli abituali frequentatori delle taverne, ascolta le testimonianze dei musicisti, e annota le proprie riflessioni sul suo diario di viaggio. Le canzoni dei rebetes parlano soprattutto di rapporti umani (spesso amori non corrisposti), di droga, povertà e precarietà. Capossela ascolta i musicisti e alcune volte si unisce a loro, suonando il pianoforte, la baglama (tradizionale strumento a corde di piccole dimensioni), o semplicemente cantando. Nel suo vagare come un viandante per la città, egli ricostruisce la storia di una parte del popolo greco partendo dalla sua musica.

Nel film alle canzoni si alternano pertanto filmati d’epoca (tra cui le sequenze relative all’arrivo di alcuni profughi in Grecia a bordo di barconi, negli anni 20) e testimonianze di musicisti apprezzati per il loro ruolo nella musica popolare greca (tra cui la cantante Kaiti Ntali e il grande maestro del bouzuki Manolis Pappos, entrambi ospiti dell’ultimo album di Capossela “Rebetiko Gymnastas”). Ma il rebetiko è anche una musica che ha una forte rilevanza sociale per quello che Capossela definisce “un Paese che sospira tra Oriente e Occidente”. Nella sua capitale, Atene, convivono passato e presente: la maestosità dell’Acropoli e le sterminate colate di cemento che proseguono, inarrestabili, fino al Pireo. La culla della civiltà occidentale appare oggi profondamente toccata dalla crisi economica che sta interessando una parte dell’Europa, come testimoniato silenziosamente dalle immagini dei graffiti sulle pareti segnate dal degrado, o da quelle dei negozi ormai chiusi. Il capitalismo, come viene detto nel film, ha una pianificazione a lunga scadenza ed è difficile contrastarne l’avanzata, soprattutto quando sostenuta dalle scelte politiche di una classe dirigente irresponsabile.

Le persone, a cui la società presenta la felicità come qualcosa di strettamente dipendente dall’acquisto e dal consumo dei beni materiali, rischiano di perdere di vista la propria identità. Le taverne, dove il rebetiko viene suonato, appaiono dunque come delle “barricate”, dei contesti poco appariscenti in cui le persone possono cercare di ritrovare se stesse partendo dalle proprie origini. Come ha affermato Capossela “Indebito” non vuole essere un film sulla crisi o sulla Grecia, ma un film sull’uomo. E l’uomo, in Grecia come in ogni altra parte del mondo, affronta da sempre gli stessi problemi, di natura economica o legati ai rapporti interpersonali. Chi ascolta il rebetiko oggi sente che la sua sofferenza è la stessa di chi ha scritto quelle canzoni più di 80 anni fa. Il rebetiko ti ricorda che non sei solo; non offre una soluzione concreta ai tuoi problemi ma ti conforta nel dolore trasmettendoti qualcosa di altrettante importante: speranza.