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Falso Movimento presenta Ida di Pawel Pawlikowski

Scritto da on 1 dicembre 2014 – 18:10nessun commento

Ida loc 5003985510797_nIl Cineforum Falso Movimento si appresta a concludere la programmazione 2014 questa sera con il film Ida di Pawel Pawlikoski, datato 2013, più volte premiato e in corsa per gli Oscar.

Pochi sono i film che si prendono la briga di raccontare le scorie tossiche che la Seconda Guerra Mondiale ha riversato per un lungo periodo e in maniera equanime tanto sugli individui quanto sulle società dei paesi europei maggiormente coinvolti nel conflitto. Primo film girato in patria dal talentuoso polacco ma residente inglese Pawlikowski (autore di “My Summer of Love” e del suggestivo “La femme du cinquiéme”), “Ida” è già da questa punto di vista un vero gioiello imperdibile. Ambientato nel 1962, ci mostra una Polonia ancora non riconciliata con il proprio recente passato e lo fa scegliendo per protagonista una ventenne senza storia e senza identità; un’identità che, pur non conoscendola, sta per sacrificare del tutto, dal momento che ha deciso di farsi suora. Cresciuta in un convento, Anna, questo il nome della protagonista, non ha mai conosciuto i suoi genitori e non sa nulla delle proprie radici, per questo, prima di lasciarle prendere i voti, la madre superiora le impone di andare a conoscere la sua unica parente ancora in vita, la zia Wanda. La novizia inizierà così un lungo percorso formativo che la porterà in viaggio attraverso un paese martoriato dalle oscure memorie del periodo bellico. In questo tragitto on the road al fianco della zia, la ragazza avrà la sua iniziazione alla vita da civile, che passerà attraverso l’incontro con un giovane sassofonista jazz. Ma soprattutto, Anna scoprirà di essere ebrea, di chiamarsi in realtà Ida, e che i suoi genitori sono stati uccisi durante la guerra.
Racconto di formazione capace di farsi metafora, attraverso la vicenda della protagonista, del complesso rapporto del suo paese con il proprio passato, “Ida” è tutto concentrato sui suoi personaggi e per meglio incastonarli nella vicenda e nello spazio, Pawlikowski ha prescelto un formato insolito, dalle proporzioni vicine al 4/3 (l’aspect ratio è 1.37:1), retaggio di un cinema del passato, ma anche dichiarazione programmatica di un “umanismo” spaziale perfettamente intonato ai toni del racconto. Sullo schermo troneggiano infatti due caratteri differenti e a tratti opposti, la misteriosa e silente Ida e l’assai più indomita e tormentata Vanda, entrambe con dei cupi segreti da riportare alla luce. L’ampiezza ridotta del fotogramma incentiva dunque una sensazione di prossimità alle due protagoniste, incastonate in un’accurata orchestrazione delle geometrie spaziali, dove le scenografie prendono vita grazie ad accorti tagli luce, esaltati dalla splendida fotografia firmata da Ryszard Lenczewski e Lukasz Zal.
Ed è proprio la compattezza delle dimensioni spaziali a suggerire poi il tema sotteso all’intera pellicola, ovvero la mancata conciliazione tra l’orizzontale e il verticale, l’alto e il basso, la realtà terrena e la fede, il presente, così sfuggente, e il passato storico, ancora tutto da riportare alla luce. Nonostante gli argomenti affrontati, il discorso sulla fede appare piuttosto reticente e il dissidio tra il cattolicesimo e l’ebraismo d’origine di Ida non viene mai veramente alla luce. Ma forse non era questa l’intenzione dell’autore, ben più interessato alla Storia della Polonia e ai suoi personaggi, mentre la rappresentazione del divino si concentra tutta su quella misteriosa statua di Cristo che giace nel cortile del convento in una sorta di cratere, quasi fosse un meteorite piombato sulla terra chissà quando e chissà per quale ragione.
Film sulla ricerca dell’identità individuale e collettiva, offre un’idea di cinema che oggi raramente si incontra e che a suo modo rievoca Dreyer, Tarkovskij e il primo Polanski.
Inquadrature perfette, dialoghi ridotti all’essenza a definire una narrazione di puro cinema, e di un accompagnamento musicale Jazz che riempe i profondi silenzi del film con le musiche dell’epoca, Ida è un film sorprendente, importante e dunque imperdibile. “Un piccolo gioiello di luce” come ha scritto il Guardian.