Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Eventi Segnalati

A Falso Movimento un thriller di Xavier Dolan

Scritto da on 21 novembre 2014 – 17:40nessun commento

Lunedì 24 novembre 2014, h.21 Falso Movimento propone a Rovito (Cz) il film Tom à la ferme, di Xavier Dolan.

Xavier Dolan è uno dei registi giovani più talentuosi in circolazione. Si è già fatto un nome perché è nato nel 1989 e uno stile già personale. Ma quando gli si dice che è bravo perché è molto giovane s’arrabbia, e un po’ ha ragione. Però i dati parlano chiaro, visto che sulle spalle ha cinque lungometraggi e diretti al ritmo di uno all’anno. “Mommy” (di cui torneremo sicuramente a parlare) è il suo ultimo film in uscita nelle sale italiane in questi giorni con cui ha vinto all’ultimo festival di Cannes il prestigioso Premio della giuria ex equo con “Adieu Au Langage” di J. L. Godard anch’esso in uscita nel nostri cinema (Miracolo Italiano!).

image003(3)Tom à la ferme, in Concorso a Venezia70, è dunque il suo penultimo film: ingiustamente ignorato dalla distribuzione italiana e che vedremo a Rovito lunedì prossimo 24 novembre, tratto dalla pièce di successo di Michel Marc Bouchard, è un (doveroso) cambio di rotta all’interno della sua filmografia precedente. Un minutaggio più corto, uno stile più “asciutto” (ma è pur sempre Dolan), e soprattutto un cambio di genere, dal mèlo al noir. Ma Dolan fa col noir quello che aveva fatto esattamente col mèlo nei suoi primi lavori: richiama il classico con grande personalità, dirigendo un film moderno in tutto con una stuzzicante patina vintage.

Tom, un giovane pubblicitario, arriva in piena campagna per il funerale di Guillaume e scopre che laggiù nessuno conosce il suo nome né la natura della sua relazione con il defunto. Quando Francis il fratello maggiore di quest’ultimo impone un macabro gioco di ruolo per proteggere la madre e l’onore della famiglia, si instaura tra di loro una relazione perversa che potrà risolversi solo con l’affiorare della verità, qualunque sia il prezzo da pagare.

Francis è un personaggio ambiguo ed enigmatico, sadico e forse un po’ viscido, sicuramente il prodotto di una campagna dura e mentalmente chiusa. Quando Tom – tipico ragazzo di città – arriva in questi luoghi, avverte subito il senso di minaccia: eppure ne è attratto così come è attratto da Francis, anche perché porta lo stesso profumo di Guillaume (che è il suo!). Tom à la ferme sfrutta anche la dicotomia campagna/città in modo sottile e mai sbandierato: la tematica viene “scoperta” apertamente solo nel bellissimo, e a suo modo inquietante, finale (restate fino alla fine dei titoli di coda).

Tra thriller alla Hitchcock e ironia da commedia, Xavier Dolan firma un miracolo di film: tesissimo, esteticamente raffinato e curato in ogni dettaglio, e in grado di tenere incollati alla poltrona. Lo fa attraverso un senso di claustrofobia e minaccia alimentato dalla tensione omoerotica tra i due protagonisti, Tom e Francis, interpretati rispettivamente dallo stesso Dolan e da Pierre-Yves Cardinal.

Sembra che il film si costruisca da sé man mano che i minuti passano, tra uno svelamento che sembra quasi contraddire qualche verità svelata in precedenza: invece è studiatissimo, senza che la sceneggiatura ingabbi intenzioni e ritmo. Trascinato da una colonna sonora impressionante, che mischia musiche da repertorio noir classico a canzoni moderne, Tom à la ferme ha addirittura un paio di botte horror inaspettate che mettono i brividi.

Come nel “L’Inconnu du Lac” (Queer Lion a Cannes 2013), l’opera di Dolan ragiona pure sul sottile confine che separa passione e minaccia, sentimento e morte. Parla di questo, più che della metabolizzazione del lutto: del bisogno di sostituire a tutti i costi una passione spezzata all’improvviso. Lo fa con una classe incredibile, e ancora ci si meraviglia a pensare che un ragazzo di 25 anni abbia le competenze, le conoscenze e le abilità tecniche per imbastire uno spettacolo come questo.

E quando verso il finale ricevi l’ennesimo, inaspettato brivido di paura lungo la schiena, non puoi fare a meno di pensare che Dolan non solo quel concorso veneziano se lo meritava alla grande, ma pure un premio importante non sarebbe stato affatto ingiustificato…

(Comunicato Stampa)