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Giochi d’estate di R. Colla al Cineforum Falso Movimento

Scritto da on 26 maggio 2014 – 17:14nessun commento

Si avvia alla conclusione il cartellone del cineforum Falso Movimento che martedì 27 maggio 2014 propone al Teatro di Rovito (Cs) Giochi d’estate di Rolando Colla.

giochi d'estateIl film è la storia di due dodicenni che trascorrono l’estate al mare, in Toscana, con le loro famiglie e i loro destini di ‘gente semplice’. Una vacanza che costituirà una tappa importante per la loro maturazione e cambierà per sempre la loro vita.

Nic (l’esordiente Armando Condolucci)  trascorre le vacanze con il fratello minore Agostino e con i genitori, una famiglia operaia romana, in un campeggio in riva al mare, immerso nella pineta. Il padre di Nic, Vincenzo (Antonio Merone, recentemente in Un altro pianeta di Tummolini), perde facilmente il controllo e diventa violento; vuole approfittare delle vacanze per cercare di riconquistare sua moglie Adriana (Alessia Barela, già in Velocità massima, Gente di Roma, Feisbum, Distretto di polizia, Terapia d’urgenza). Lei, però, sta ormai riflettendo sull’idea di lasciarlo.

Marie (Fiorella Campanella, nome italiano ma francese, ha recitato in Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel) è di Ginevra e trascorre le vacanze con sua madre Irene (Roberta Fossile, già in Le conseguenze dell’amore) e sua zia Paola (Monica Cervini, Storie di ragazzi e di ragazzi) nel bungalow affittato nello stesso campeggio di Nic.

 

 

Tende e bungalow, l’aria di mare e di vacanza in contrasto con la drammaticità dell’intimo di vite come tante: per una delle due coppie le cose dopo la vacanza non muteranno di molto, mentre per l’altra la vita cambierà per sempre.

 

 

 

Per Rolando Colla, figlio di immigrati italiani, che vive e lavora a Zurigo, regista noto anche a livello internazionale (Una vita alla rovescia, Oltre il confine), Giochi d’estate

è un racconto di violenza e disperazione, di menzogna e rabbia, della solitudine del singolo, uno sguardo spesso rammaricato sulla vita, ma dove non mancano i momenti di speranza: scambi di affetto, che hanno, per chi vi è coinvolto, un effetto liberatorio. … La trama del film esisteva già prima di conoscerne l’ambientazione perché è una storia universale, che potrebbe svolgersi ovunque. L’idea per la location mi venne da un libro con le fotografie in bianco e nero del fotografo ceco Jan Jedlicka. Capii subito dove si sarebbe diretta la mia ricerca. In Maremma ho iniziato a cercare i soggetti delle fotografie. Qualcuno mi ha aiutato. Ho trovato le coste paludose, dove terra e acqua non sono separate nettamente e dove giacciono dozzine di tronchi sradicati. Ho trovato un paesaggio primordiale, universale, come sospeso al di fuori del tempo. Ma ho incontrato anche cose nuove, che mi hanno ispirato: le pinete con il loro morbido tappeto di aghi, persone in bicicletta, dune di sabbia, campi di mais e tombe etrusche. E ho capito che ciò che tiene insieme tutto è la luce o più esattamente il cielo, quella vasta zona luminosa che dà splendore al paesaggio e si rispecchia nell’acqua delle paludi e delle lagune. La luce è in contrasto con l’arcaicità dei luoghi perché non è mai uguale. E da questo può nascere la speranza.