Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Eventi Segnalati

#giornatadellamemoria: la Shoah al cinema nel programma di Falso Movimento

Scritto da on 26 gennaio 2016 – 16:25nessun commento

In occasione della Giornata della Memoria la parola d’ordine anche al cinema diventa “ricordare” e, come ormai da diversi anni, anche nel nostro cineforum viene proposto un film che accompagna lo spettatore attraverso un percorso non facile, quello di riportare alla mente l’orrore che è stato. La settima arte si conferma uno tra gli strumenti più congeniali per la Memoria e rende vivide e spesso indelebili le immagini di un passato da non dimenticare, raccontando storie note e altre poco conosciute, come quella de Il Labirinto Del Silenzio, il film di quest’anno, proposto  al Teatro di  Rovito il prossimo 27 gennaio da Falso Movimento e preceduto da una conversazione telefonica tra Ugo G. Caruso e Michael Marsch, traduttore ed esperto di Storia medievale e di letteratura romanza.
Francoforte, 1958. Johann Radmann (Alexander Fehling) è un giovane procuratore deciso a fare sempre ‘quello che è giusto’. Un principio, il suo, autografato sulla foto del il labirinto del silenzio 80_1996690193_n-1genitore, scomparso alla fine della Seconda Guerra Mondiale e di cui conserva un ricordo eroico. Ma i padri della nazione, quella precipitata all’inferno da Hitler, a guardarli bene sono più mostri che eroi e Johann dovrà presto affrontarli. Avvicinato da Thomas Gnielka, giornalista anarchico e combattivo, conosce Simon, artista ebreo sopravvissuto ad Auschwitz. Simon ha riconosciuto in un insegnante di una scuola elementare uno degli aguzzini del campo di concentramento. Come lui, molti altri ‘carcerieri’ e ufficiali sono tornati alle loro vite rimuovendo colpe orribili. Colpito dal dolore di Simon e dall’ostinazione di Thomas, Johann decide di occuparsi del caso. Schiacciato tra il silenzio di chi vorrebbe dimenticare e di chi non potrà mai dimenticare, il procuratore chiede consiglio e aiuto a Fritz Bauer, procuratore generale, che gli darà carta bianca e il coraggio di perseverare. Testimonianza dopo testimonianza, Johann Radmann prende coscienza dell’orrore, ricostruisce il passato prossimo della Germania e avvia il ‘secondo processo di Auschwitz’.Vale la pena essere chiari sin da subito: Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli, italiano di nascita e naturalizzato tedesco, non è film sulla Shoah, né tanto meno una rilettura delle criminali finalità dei campi di sterminio: è semplicemente una profonda analisi interiore di un Paese che aveva chiuso gli occhi, forse per non guardare l’orrore, e soprattutto un esame di coscienza che mira a distinguere quello che fu il libero arbitrio personale e le responsabilità soggettive durante gli anni del nazismo. Dopo la guerra i tedeschi non avevano alcuna voglia di risvegliare i fantasmi del passato e troppa forse di tirarci una linea sopra, rimuovendone il peso. Nel 1949 dunque il cancelliere Konrad Adenauer appoggiò la reintegrazione massiva, soprattutto nella funzione pubblica, dei cittadini rimossi dai loro incarichi perché coinvolti con il regime nazista. Promotore della resurrezione materiale della Germania, Adenauer interpretò il desiderio della sua gente che voleva soltanto dimenticare, che non voleva sapere.Mescolando personaggi reali (il giornalista Thomas Gnielka e il procuratore Fritz Bauer, a cui il film rende omaggio) e di finzione (il protagonista ‘composto’ da tre procuratori esistiti), l’autore realizza un dramma giuridico e personale storicamente irreprensibile. Film-dossier sobrio ed efficace, Il labirinto del silenzio scorre una pagina rilevante della Storia in fondo alla quale il male avrà finalmente “un nome, un viso, un’età, un indirizzo”.Teso e appassionante come un polar, Il labirinto del silenzio svolge una partitura inquisitoria che bracca i cattivi, confronta superiori, gerarchi e subordinati e interroga il silenzio degli aguzzini e quello delle vittime, barricate dietro il loro dolore. Perché il film tratta (anche) l’isolamento dei sopravvissuti, la difficile integrazione in Germania come in Israele, l’impossibilità di dire a chi ignorava l’ampiezza dello sterminio. Ma il film trova le parole, quelle della legge e quelle del Kaddish che Radmann e Gnielka reciteranno lungo il perimetro spinato di Auschwitz. Il silenzio è rotto. (MyMovies)