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La Calabria di Costabile, Calogero e Argiroffi in teatro a Polistena

Scritto da on 25 aprile 2014 – 12:33nessun commento

creatura predilettaVenerdì 25 aprile 2014 prima nazionale del nuovo spettacolo della Compagnia Dracma La Creatura prediletta. Calabria d’amore e d’abbandono all’Auditorium comunale di Polistena, nell’ambito del progetto di Residenza Etica Teatrale della Piana, e in replica il 26 aprile presso il teatro comunale di Cassano allo Ionio.

Ispirandosi al famoso testo di Leonida Répaci “Quando fu il giorno della Calabria”, lo spettacolo compie attraverso i versi di Costabile, Calogero e Argiroffi, un suggestivo affresco di una terra di grandi contraddizioni, teatro del dramma perpetuo della cosiddetta “razza maledetta”, luogo mitico la cui ricchezza continua ad essere oscurata.

E’ uno spettacolo di teatro canzone, per la regia di Andrea Naso, è costruito sulla recitazione degli attori Paolo Cutuli e Daniela D’Agostino, e dello stesso Naso, che si intreccia  con le musiche inedite del maestro  Nino Forestieri in una sovrapposizione armonica tra teatro, musica ed espressione corporea che vedrà protagonisti anche i musicisti Rosario Columbro e Tato Barresi.

Il famoso testo di Répaci, che descrive bellezze e miserie della Calabria, è il punto di partenza di un lavoro che intende indagare, attraverso la poesia e il mito, la Calabria come “parto divino” ma anche come “creatura luciferina”: alla bellezza dei luoghi, dice Répaci, si aggiunsero le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, …,  l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione.

La Calabria come l’hanno vista i suoi poeti , ma anche come è stata percepita dagli altri, terra di briganti, mafiosi, terra “infame” che non può essere redenta, e come tale “perduta”, e quindi ancora oggi terra di abbandono e di emigrazione.

Per Andrea Naso «la teoria della “razza maledetta” fu denunciata da numerosi meridionalisti come romanzo antropologico dell’inferiorità meridionale e una comoda scorciatoia per spiegare le differenze tra Nord e Sud, sulla scia di alcune teorie di fine ottocento. Questa narrazione finì col generare un sentire comune e diffuso, all’origine di stereotipi ancor oggi operanti. Attraverso la poesia, dunque, vogliamo guardare a questa terra con occhi nuovi, incontrarla; perché solo la poesia assomma leggenda e realtà, suggestioni e sapori, senso di libertà e costrizione di un luogo che, saputo vivere, può divenire luogo dell’anima ed esperienza irripetibile».

Il secondo punto fermo dello spettacolo, e conclusivo, è dato da “Il canto dei nuovi migranti” di Franco Costabile, potente, crudo e attualissimo come attualissimo è ad oggi il fenomeno dell’emigrazione dei calabresi.

Parola e musica, poesia e nenia, dialetto e parola colta, corpo e voce, presente e passato, insieme.

Per informazioni sul progetto www.delbelloperduto.it