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L’arte è una cosa seria: una installazione al MACA di Acri

Scritto da on 16 dicembre 2015 – 17:43nessun commento

A partire da sabato 19 dicembre 2015, la Sala Estemporanea del MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) ospiterà l’installazione ambientale Raccolta differenziata di Arte Contemporanea. Il progetto dell’opera, a cura di Silvio Vigliaturo, prende ispirazione da due articoli recentemente pubblicati sull’inserto La Lettura del Corriere della Sera, a firma di Stefano Bucci e Vincenzo Trione.

RaccoltaDifferenziata2Partendo dalla notizia di una “svista” di un’addetta delle pulizie del Museion di Bolzano, che ha inavvertitamente buttato nella spazzatura l’installazione, composta da «i postumi di un party ben riuscito», Dove andiamo a ballare questa sera?, delle artiste Sara Goldschmied ed Eleonara Chiari, i due autori sottolineano quella deformazione artistica tipicamente contemporanea che essi stessi definiscono come concettualismo debole: «una perversa tendenza allo stupore effimero». L’episodio è solo l’ultimo di una serie di simili disavventure, in cui delle opere d’arte non vengono interpretate come tali, o viceversa, semplici oggetti sono ammirati come capolavori dell’Arte Povera o minimalista.

L’installazione prende la forma di un labirinto composto da undici teli di grandi dimensioni che riportano interamente i due articoli succitati e una collezione di immagini di opere che hanno subito un trattamento simile a quella di Goldshmied e Chiari, chiamando in causa nomi di assoluto primo piano del mondo dell’arte, tra cui i numi tutelari dell’odierna arte concettuale: Marcel Duchamp e Joseph Beuys. L’intento ultimo dell’opera è ironico e satirico e viene palesato dalla presenza di un video, che chiude il percorso, in cui vengono ripresi spezzoni di film e programmi televisivi che ironizzano sul mondo dell’arte e i suoi vizi spesso assurdi e di maniera: da Alberto Sordi ad Aldo, Giovanni e Giacomo, passando per Corrado Guzzanti.

Come ogni approccio satirico alla realtà, però, anche quest’opera trasfigura con il riso una chiamata d’allarme e una presa di posizione nei confronti di una ricerca artistica che è sempre meno ricerca e sempre più ammiccamento astuto, alleanza con i media, culto della trasgressione, estetizzazione a tutti i costi, intrattenimento, de-costruzione e decontestualizzazione. Tutto il contrario di quello che è sempre stata: immersione piena nel flusso della storia, afferma Martin Kemp.

E, sostiene Vincenzo Trione, a differenza di altri ambiti, «si guarda con sufficienza il momento del saper fare e della consapevolezza tecnica; si celebra il fortuito, il casuale; e si difende la convinzione secondo cui l’arte contemporanea sarebbe una setta chiusa. […]Dopo la gran bouffe delle provocazioni fini a se stesse, abbiamo bisogno di una benefica stagione di igiene estetica. […] Basta con queste cialtronerie, l’arte è una cosa seria».