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18 settembre 2017 – 10:26 |

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L’Italia s’è desta di Rosario Mastrota vince il Festival Dirittinscena

Scritto da on 16 maggio 2013 – 17:11nessun commento

Sabato 18 maggio 2013 al Teatro Comunale di Cassano Jonio, va in scena “L’Italia s’è desta, un piccolo [falso] mistero italiano”, lo spettacolo della Compagnia Ragli di Roma, interpretato da Dalila Cozzolino, scritto e diretto da Rosario Mastrota.

Lo spettacolo ritorna in Calabria dopo la partecipazione al festival Antimafie e Diritti umani “Dirittinscena“, organizzato a Roma al Teatro Pasolini di San Lorenzo dalle associazioni La Casa de Asterion e l’associazione antimafia daSud. E il 13 maggio al Teatro Centrale Preneste, sempre a Roma, c’è stata la serata di premiazione del festival e lo spettacolo di Rosario Mastrota ha vinto aggiudicandosi il Primo Premio come migliore spettacolo, il Premio della Giuria Popolare e il Premio Speciale “Restart Antimafia”.

Carletta, la scema del paese, racconta la sua storia e il suo segreto. Assiste al rapimento da parte della ‘ndrangheta, in Calabria, del pullman della nazionale italiana di calcio, a due mesi dall’inizio dei mondiali. Subito lo scoop dilaga, esplode. Esercito, politica, sport e giornalisti all’assalto del nuovo fenomeno mediatico. Tutti accecati dalla notizia “bomba” da regalare, non si accorgono di Carla, che sa dov’è nascosto il pullman bianco e la nazionale di calcio. Ma nessuno le crede.

Il racconto di Carletta è arcaicamente legato alla riflessione sociale che tutto ciò che è detto appartiene alla storia e quindi alla verità. Questa operazione gioca, invece, nel caso specifico, sul falso accaduto. E’ un racconto metaforico-ironico di un’Italietta credulona.

<<Ne L’Italia s’è desta –spiega Mastrota- la questione ‘ndranghetista viene affrontata in maniera leggera, dalla lettura “innocente” di una povera ragazza che della semplicità fa la sua arma, innocua. Nessuna spettacolarizzazione, ma solo una derisione innocente, una “smitizzazione”, che determina un raccontare fatti violenti da un punto di vista ingenuo. E questo, a nostro avviso, fa più male
alla ‘ndrangheta, ne distrugge la forza e allontana la paura. Col sorriso innocente e senza neanche un proiettile si riesce a ferire chi, invece, fa della violenza la stabilità della sua organizzazione.
Smitizzare può scardinare dei legami che per anni hanno reso l’organizzazione intoccabile. La paura, quella vera, fa parte del vissuto di chi vive in Calabria, ma alleggerire e canzonare potrebbe
trasformare e invertire il processo>>.