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Melanconia e rivoluzione, il nuovo libro di Marco Mazzeo al Filo di Sophia

Scritto da on 3 maggio 2012 – 16:49nessun commento

Martedì 8 maggio, ore 19, Marco Mazzeo presenta il suo libro Melanconia e rivoluzione. Antropologia di una passione perduta, nell’ Aula F2 Cubo 18/C del Dipartimanto di Filosofia dell’UNICAL a Rende (Cs).

La malinconia, da sempre una passione centrale dell’uomo occidentale, è oggi diventata sinonimo di depressione, tristezza nostalgica, dolore raccolto; è considerata una passione sostanzialmente contemplativa, passiva e impolitica.

E sono questi aspetti ad essere stati privilegiati dai migliori studi del Novecento, punti di riferimento obbligati per lo studio di questa passione (in primo luogo Saturno e la melancolia di R. Klibansky, E. Panofsky e F. Saxl e Stanze di G. Agamben).

Pur dialogando con questa tradizione, il libro di Marco Mazzeo si muove in una direzione diversa: intende riscattare la melancolia alla ricerca delle potenzialità emotive di una passione apparentemente perduta.

Ritornando alle radici di una passione complessa (da Ippocrate e Aristotele, passando per le raffigurazioni di Aiace Telamonio) – e seguendo il cammino del pensiero filosofico nelle sue tappe fondamentali fino al Novecento –, Mazzeo riscopre una passione che si credeva legata all’azione di una sostanza specifica, la nera bile (melaina cholè, da cui “melancholia”), e che era segno distintivo di stati d’animo legati all’azione, al destino di chi sperimenta cambiamenti.

La melancolia come passione potenzialmente innovativa, protagonista di una dinamica fatta di azioni e parole e vòlta al mutamento di una forma di vita. Scopriamo così in queste pagine che la storia della melancolia ha un valore paradigmatico.

La tesi di Mazzeo è che il progressivo stravolgimento delle passioni melanconiche abbia coinciso con l’impoverimento della rappresentazione occidentale delle capacità innovative proprie degli esseri umani. Recuperare le potenzialità della bile nera non significa dunque semplicemente rendere giustizia a una delle passioni dell’Homo sapiens, ma riportare alla luce un sentimento capace di ricordarci che un altro mondo è possibile, senza con ciò cadere nel pregiudizio romantico di un tempo che identificava melanconia con genialità. La melanconia del soggetto contemporaneo è per Mazzeo tensione fra esprimibile e inesprimibile, espressione per eccellenza dell’instabilità dell’uomo delle società tecnologicamente avanzate, manifestazione di quella faglia dolorosa in ogni uomo senza la quale, però, nessun pensiero e creatività possono esistere.