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Personale di Francomà alla galleria Pramantha Arte

Scritto da on 30 aprile 2012 – 10:34nessun commento

Da giovedì 3 maggio al 31 maggio 2012 personale di Francomà, Dis-Intossicazione. L’altalena dello sciamano, a cura di Maria Rosaria Gallo, alla galleria Pramantha Arte, C.so Nicotera, 165, Lamezia Terme (CZ).

Con Dis-Intossicazione. L’altalena dello sciamanoPramantha Arte presenta la produzione recente di Francomà (l’unica reperibile in studio, come il Maestro stesso si diverte a rimarcare!), e con essa la potenza espressiva e creativa maturata dall’artista, nel corso di una esistenza dedicata alla pittura. Dedizione che in Dis-Intossicazione si “mostra” in tutta la sua ricchezza e contraddizione, sapienza e umiltà, entusiasmo e disincanto, parzialità e universalità.

Sospendendo ogni necessità di “mediazione culturale”, si può dire che la personale di Francomà è innanzitutto una mostra di Pittura. Di tutta quella pittura che si può vedere nei più grandi musei del mondo; di tutta quella pittura che si può consultare nelle più importanti pubblicazioni di arte e storia dell’arte; di quella pittura che – aldilà del cambiamento di soggetti, stili, idee, forme, colori, poetiche, prospettive, intenzioni, committenze, provocazioni, denunce, schieramenti, eccetera eccetera – resta sempre uguale a sé stessa e trova il suo valore nel prodursi autenticamente come potenza conoscitiva di sé e del mondo che la circonda. Trova il suo valore in quella istintiva e intramontabile pratica pittorica che relega l’uomo davanti ad una tela per l’intera durata di una vita e costringe l’artista ad essere – come scrisse Picasso – “un ricettacolo in cui si raccolgono impressioni che provengono da ogni parte: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una figura che passa in fretta o da una ragnatela”.

Oli su tele di dimensioni variabili fino a oltre due metri di larghezza; architetture minuziosamente progettate e impiantate; pennellate d’azione e liberazione; gettiti di colore; umori discordanti; idee pensate e scoperte; superfici spesse e materiche, lisce e piane; colori caldi, freddi, brillanti e opachi; linee leggere e pesanti; rigore e caos; storie udite e storie inaudite; fiabe dicibili e trame indicibili.

Su questi elementi agiscono le forze dell’Universo Francomà: vis costruens e vis destruens, vis estetica, vis visionaria: vis satirica. Un universo che si popola di strane e grottesche figure: misteriosi interpreti di allegorie, rebus e vicende a cui paiono appartenere solo per caso. Giusto il tempo del racconto. Testimoni di tempi e fatti non loro. Un popolo di demoni pronti a intercettare il volo magico dello sciamano ogni qual volta punta il pennello in direzione del vento e s’invola nudo seguendo il ritmo incessante del tamburo. Andare e tornare costantemente. In un’altalenare estenuante dell’espressione  tra l’intossicazione con una realtà ordinaria e consueta  – che chiede di essere attraversata e assorbita – e la disintossicazione di una pratica poietica che producendo espelle gli elementi tossici per poi continuare ad intossicarsi ancora, seguendo un andamento che non ha fine, ma che lascia notevoli tracce.

Dis-Intossicazione. L’altalena della sciamano mette in mostra la dinamica creativa di un artista e al contempo l’approccio di vita di un maestro, il Maestro Francomà che non si stanca mai di ripetere: “artista è un modo di essere: nella sua esistenza, le sue opere sono soltanto apparizioni, incidenti di percorso tramite i quali i destinatari divideranno o crederanno di dividere con l’autore parte delle sue emozioni” (Francomà,  Scritti mai scritti). Dal testo critico di Maria Rosaria Gallo