Primo Piano »

Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

Chi non conosce il suo volto scavato, dominato da quegli occhi enormi, che ti osservano da distanze insondabili, immortalato in decine di autoritratti. Chi non conosce la sua vita, che sembra una tragedia greca, un padre mai conosciuto, una madre …

Leggi tutto »
Home » Eventi Segnalati

Reparto 6, quando lo psichiatra si ammala

Scritto da on 11 febbraio 2014 – 19:00nessun commento

Domenica 16 febbraio 2014 alle ore 18 al Teatro Comunale di Rovito (Cosenza) per il Cineappuntamento n. 38 di Flashback, Ugo G. Caruso propone  Reparto 6 (Russia 2008) di  Karen Shakhnazarov, tratto dall’omonimo racconto di Anton Cechov. La proiezione sarà preceduta da un incontro con gli psichiatri Ethel Giudiceandrea del Centro igiene mentale di Rende e Gianpiero Dramisino, autore di un racconto contenuto nella raccolta Metamorphoses. Medici che si ammalano (Pellegrini Editore).

 

reparto6Trasposizione nella Russia contemporanea  del racconto omonimo di Anton Cechov, Reparto 6 è un viaggio oltre i limiti della mente, ambientato in un piccolo ospedale psichiatrico di provincia. Il primario, dottor Andreij Ragin, osservando il caso di un giovane paziente, schizofrenico, Gromov, sospettato di omicidio plurimo e sofferente di manie di persecuzione, ritiene che in realtà egli sia l’unica persona intelligente in tutta la città. In base a questa convinzione , il dottor Ragin compie una profonda riflessione sulle questioni poste dal recluso. Conseguentemente cambierà il suo modo di agire  finendo col convincere i suoi colleghi che egli stesso è entrato in una fase di grave disagio psichico. Verrà dunque internato nel Reparto 6, insieme con lo stesso Gromov.

 

Per la sua solitudine, il suo freddo estraniarsi, le malinconiche meditazioni, il dottor Andreij Ragin è forse una delle figure chiave non soltanto dell’opera cechoviana ma dell’intera letteratura mondiale del ventesimo secolo. Il film accresce la sua verità drammatica grazie all’intelligente scelta di Shakhnazarov di girare interamente all’interno di un vero manicomio e con un efficace stile semidocumentario. (Ugo G. Caruso)