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Rigoletto in scena a Locri

Scritto da on 6 agosto 2015 – 12:07nessun commento

Il 3 giugno del 1850, Verdi scriveva a Francesco M. Piave: Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande.

RIGOLETTONasce così Rigoletto, opera verdiana in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, è tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”). È la prima della cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi, a cui si affiancano Il trovatore (1853) e La traviata (1853), che i prossimi 6 e 8 agosto sarà rappresentato a Locri, con la regia di Mario De Carlo.

Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, “Rigoletto” fu inizialmente oggetto della censura austriaca, come accadde nel 1832 a “Le Roi s’amuse”, riproposta solo cinquant’anni dopo la prima.
Nel dramma di Hugo, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano descritte senza mezzi termini le dissolutezze della corte francese, con, al centro, il libertinaggio di Francesco I, re di Francia.
Nell’opera di Verdi-Piave si ambientò l’azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova, riferendosi a Vincenzo Gonzaga, e scegliendo il Gobbo come il protagonista a cui si cambiò il nome da Triboulet a Rigoletto (dal francese rigoler che significa scherzare).
La prima ebbe luogo, con successo, l’11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia.
Il “Rigoletto” locrese sarà diretto da Mario De Carlo, regista di fama internazionale, che firmerà anche l’impianto scenografico e i bellissimi costumi della Sartoria Teatrale Arrigo di Milano.
L’Orchestra del Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria vedrà sul podio il Maestro Federico Crisanaz, giovedì 6 agosto, e il Maestro David Crescenzi, direttore artistico del Teatro de Il Cairo, sabato 8 agosto.
La mia regia rimane attratta (come già lo fu Verdi durante tutta la sua esperienza artistica) dall’ambiguità dei personaggi e dalle dinamiche a tinte forti. Io ho cercato di approfondire questo aspetto, cioè la duplicità dei protagonisti, che mi sembra il dato più interessante in assoluto, perché fa da traino ad altre valenze e connotati. Il tema del “doppio”, così centrale e presente nella storia, mi ha suggerito di trovare una analoga connotazione per il Duca di Mantova, quasi che l’ambivalenza e il contrasto fra luci e ombre, che caratterizzano la figura di Rigoletto, si spandano anche su quella del Duca. Ciò costituisce dunque l’elemento di novità di questa regia- afferma De Carlo, che firma anche scenografia e costumi-. Il mio Duca è un personaggio molto più sfaccettato e interessante rispetto allo stereotipo del tenore in calzamaglia e braghettoni, pieno di slancio ma anche di ombre, di vitalità ma anche di chiusure in se stesso.
Tutta la messinscena, inoltre, si caratterizza per l’uso eloquente e metaforico dei colori. La scelta della gamma fondamentale – il bianco, il rosso e, soprattutto, il nero – costituisce già di per sé un linguaggio. I personaggi, infatti, oltre che con il loro acting, si manifestano attraverso la simbologia legata al colore.