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Il Teatro della Maruca a Roma con Bollari, memorie dallo Jonio

Scritto da on 13 novembre 2014 – 17:00nessun commento

Doppio Teatro, con la direzione artistica di Riccardo Frattolillo, Federico Balzarini, Giancarlo Fares e Lorenzo Calvani, in via Tunisi, 6 (Prati), a Roma da venerdì 14 a domenica 16 novembre presenta BOLLARI Memorie dallo Jonio,  del cosentino Carlo Gallo, prodotto dal Teatro della Maruca di Crotone.

 

bollari locSulle coste desolate del Mar Jonio, immersi nel silenzio dei colori della macchia Mediterranea, è divenuto sempre più raro assistere a quel miracolo che i vecchi pescatori calabri usavano  chiamare “bollari”. Una parola antica, tradotta nel suono gutturale dei pescatori per annunciare  l’avvistamento dei tonni a largo delle coste; un urlo di gioia a cui seguivano lanci e fragori di  bombe in mare, una pratica di pesca illegale che riempiva le reti in poco tempo e zittiva i lamenti  dello stomaco. Lo spettacolo narra la contesa di mare tra due anziani pescatori e le vicissitudini di quella che fu la “Cecella”, il miglior peschereccio dello Jonio, negli anni fra il ventennio fascista e la seconda guerra mondiale. Tratto da racconti orali di anziani calabresi, Bollari è una storia di  mare, di guerra e di fame in seno alla comunita’ di pescatori ionici travolti da un conflitto che li aveva depauperati e abbrutiti.

La recitazione è scandita dalla respirazione e dalla gestualità ricercata, dalla musicalità di una lingua, arcaica, poetica, eppure comprensibile a tutti, mentre sullo sfondo si staglia quella spuma violenta in grado di travolgere e affascinare. In sottofondo  l’afflato del mare, mare di gioie e di dolori, su cui si riversano la fame e la miseria del tempo, mare cristallino su cui viaggia a pelo d’acqua un racconto antico, quasi fiabesco, di lotta e liberta’.

Il lavoro della compagnia Teatro della Maruca si incentra soprattutto sulla ricerca e il confronto col passato, in una continua esplorazione creativa. La tradizione dunque, ma anche la  contemporaneita’ che strappa all’oblio racconti immateriali, sparsi nel vento, come le parole dei pescatori e le cattura nella rete incantata del teatro.

Bollari: memorie dallo Jonio racconta di chi tra i gozzi e i pescherecci tramanda ancora il sapere. Sono gli Aedi dell’ultimo secolo, dal volto scavato, stanco di rughe, ma hanno il dono di raccontare per sintesi, usando catene di immagini suggestive che non possono essere lette singolarmente,  poiche’ acquistano senso solo nel complesso fatto di gesti, ritmi, ripetizioni. Un patrimonio “letterario” a rischio d’estinzione, che Gallo recupera e offre agli spettatori nello sprazzo magico di una Calabria ancora troppo sconosciuta, ma forse per questo ancor più bella.

Di fiera origine cosentina Carlo Gallo ha interpretato dagli anni 2000 alcuni fra i pezzi piu’ importanti della drammaturgia contemporanea. Nel 2013 e’ stato il  volto protagonista di “Zappo la terra”, Premio Manente. Con la Compagnia Teatro della Maruca ha intrapreso fra gli altri progetti un percorso di ricerca e riscoperta della cultura calabrese.

Da anni raccolgo e appunto storie di anziani della mia terra. La cosa che più mi sorprende sono le immagini nitide, rimaste impresse dall’età di 5-6-8 anni nella memoria di questi signori che ho ascoltato, interrogato, a volte derubato di nascosto. Altra cosa meravigliosa è la musica con cui questi fatti sono raccontati: ogni volta che ritorna alla memoria, vengono rievocati con gli stessi gesti e le stesse parole, come se fosse un rito. Bollari è un suono della Calabria, è un grido d’amore. Tra la sofferenza, la fame e gli stratagemmi mortali per la sopravvivenza ciò che rimane a questi uomini è l’emozione dei Bollari, il banco di tonni, che per pochi secondi affiora a pelo d’acqua nei mesi estivi, facendola friggere, bollire per l’appunto, un’immagine che ha rappresentato speranza per le famiglie dei pescatori sfiancati dalla povertà e dalla guerra. La drammaturgia e messa in scena dello spettacolo riproducono originali partiture musicali e gestuali, fedeli appunto alle pulsioni emotive dei “cunti” dei pescatori calabresi.