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Tra Pavese e Donnu Pantu, il folk sinfonico degli Ars Populi

Scritto da on 13 aprile 2016 – 17:31nessun commento

Nell’ambito della seconda edizione del FESTIVAL PER L’ECONOMIA (14-15-16 aprile 2016), venerdì 15 aprile alle ore 19,00  all’Auditorium del Sistema Bibliotecario Vibonese fa tappa il folk sinfonico degli ARS POPULI, al secolo Guido Bottaro – pianoforte, Giovanni La Grotteria –  chitarra e voce, Pino Di Stadio – batteria, su testi poetici di Giuseppe Monaldo (Filadelfia 1813-1903), Mastru Bruno (Serra san Bruno 18137- 1912), Donnu Pantu (Apriliano 1660-1696) e Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo 1908-1950).

_LPF4075Chi non ama le canzoni dialettali? Magari riproposte con gli strumenti tipici: l’organetto, la zampogna, il tamburello, la colonna sonora della vita di molti di noi. Il dialetto in musica ha sonorità trascinanti e una immediatezza che ci riporta immediatamente all’essenzialità della vita o ad una ironia che è irraggiungibile nell’italiano delle accademie. Il ritmo trascinante della tarantella però, può anche essere usato come pulsazione di una musica del futuro, o meglio di una musica di ogni tempo, che riprenda la tradizione come sfondo ma che si basi su una ricerca compositiva più elaborata?
Tre musicisti, un calabrese emigrato e due genovesi (Ars Populi), sembra stiano tentando con successo una strada nuova. Da oramai cinque anni riportano in vita la voce dei poeti dialettali calabresi in tutta Italia ed oggi lo fanno in due concerti, che si terranno il 15 e il 16 di Aprile rispettivamente a Vibo Valentia e Serra San Bruno( ingresso libero).
Il titolo del disco che l’ensamble musicale ha appena inciso, si intitola “A strata e casa” e malgrado molti testi in dialetto risalgano al periodo che segue l’unificazione d’Italia (1861), si resta sorpresi dall’attualità dei temi. Le tasse, la miseria, i soprusi continui, con un re piemontese sordo ai lamenti della sua gente, la nostalgia dell’epoca borbonica. Un urlo poetico dettato dalla rabbia mista a fame; è l’ironia di chi deve per forza giocare con l’amaro della vita.
La Calabria dell’utopia, del legame stretto con il cibo, e dell’aristocrazia delle idee oltre al ricordo di chi ne è dovuto partire. Di questo si parla e si canta durante lo spettacolo che è un concerto più un film, girato durante la recente tourneè degli Ars populi in Calabria. Un progetto innovativo, un atto d’amore per la terra calabra che vuole stupire con la sua originalità e trascinare con la forza del virtuosismo strumentale.
Ars Populi sono Guido Bottaro (pianista che collabora con Antonella Ruggero), Pino Di Stadio (batterista che ha suonato tra gli altri con la grande Mia Martini), Giovanni La Grotteria voce e chitarra,  Gabriele Mina che da antropologo collabora nella ricerca di storie  che vivono insieme alla musica. Cantano in dialetto. Vengono dal mondo classico dal tango e dal Jazz, dallo studio severo dei conservatori e delle accademie, convinti che una operazione artistica è sempre sintesi unificante dell’intera storia musicale ed ha per riferimento culturale il mondo intero. Sono musica i suoni delle parole di qualsiasi lingua o dialetto e se l’artista sente affinità con quei fonemi nasce lo stimolo a farne materiale di ricerca che travalica le appartenenze territoriali e linguistiche.
ARS POPULI  sta girando l’Italia trovando consensi al di là delle categorie sociali e di età. Si resta ipnotizzati dalla forza trascinante della musica suonata bene, dall’originalità delle composizioni e dalla bellezza delle storie. Ancora una volta il morso di quel ragno (tarantola) che scatena una incontenibile voglia di ballare ha prodotto la sua magia.

 (Comunicato Stampa)