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Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

Chi non conosce il suo volto scavato, dominato da quegli occhi enormi, che ti osservano da distanze insondabili, immortalato in decine di autoritratti. Chi non conosce la sua vita, che sembra una tragedia greca, un padre mai conosciuto, una madre …

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Ubik Catanzaro. Incontri con gli Autori: Felice Foresta

Scritto da on 11 novembre 2015 – 16:45nessun commento

Sabato 14 novembre ore 17.30 la Ubik Catanzaro per la serie di Incontri con gli Autori presenta alla Biblioteca De Nobili il libro Il faggio che sposò la luna di unnamedFelice Foresta.

Il libro è stato segnalato al Premio Cingari ed ha vinto il Premio Prospektiva Ne discutono con l’autore, avvocato al suo esordio letterario, l’editore Andrea Giannasi e il libraio Nunzio Belcaro.

Lo specchio lo aveva trovato proprio lì dietro al vecchio armadio. Riverso ma non arreso, quasi volesse condividere con l’austero mobile le sorti, una volta forse solenni, che l’impietoso incedere del tempoaveva relegato, invece, nel più grigio anonimato. Eppure quello specchio era proprio bello. Ovoidale, non grande, capace di proiettare una luce cangiante, a volte turchina, a volte dorata. La cornice intarsiata con una venatura color vinaccia che contrastava ma al tempo stesso ne esaltava la lucentezza. E poi quella lunga scheggiatura, simbolo profano dell’incuria ma così perfetta nel ridisegnare quasi per incanto il profilo di quell’angolo di costa che aveva catturato da piccolo Giancarlo. Quell’angolo di costa lungo il quale aveva trascorso le vacanze della sua fanciullezza. Laggiù, in fondo. Alla marina.In riva allo Jonio. Nella sua aspra, indecifrabile, bellissima terra di Calabria.

Giancarlo Morabito, docente di Botanica Farmaceutica all’Università di Agraria di Piacenza, intraprende il suo personale viaggio verso le radici in Calabria. L’occasione è data dai trent’anni dalla morte della madre che lo riconducono tra volti e paesaggi familiari.  Sensazioni sopite da tempo,  “immagini, sfocate agli occhi della mente, ma sempre vivide allo sguardo del cuore”, riemergono in tutta la loro carica e impellenza. Giancarlo “inciampa” casualmente nel destino di dolore e dannazione di un vecchio compagno di giochi e decide di aiutarlo, pur combattuto tra fede e ragione, tra legge di Stato e legge del cuore. Ma troverà la strada grazie al ricordo del padre e al valore simbolico del pane…