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Torna Intersezioni, la kermesse d’arte contemporanea calabrese: ospite d’eccezione Daniel Buren

Scritto da on 25 luglio 2012 – 07:50nessun commento

Dal 27 luglio al 7 ottobre 2012 al Parco Archeologico della Roccelletta di Borgia (CZ) ed al MARCA di Catanzaro.

E’ Daniel Buren il protagonista della VII edizione di Intersezioni, il progetto di scultura contemporanea sostenuto dalla Provincia di Catanzaro,  curato da Alberto Fiz, che ogni estate al parco archeologico di Scolacium coinvolge i maggiori interpreti dell’arte del XX secolo, da Tony Cragg a Wim Delvoye, Jan Fabre, Antony Gormley, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto e Marc Quinn.

 

Daniel Buren, nato nel 1938 a Boulogne,  noto per le sue opere architettoniche pensate appositamente per musei e spazi pubblici, attraverso le quali indaga da oltre trent’anni l’interazione tra opera d’arte e  lo spazio in cui essa ‘vive’ così come il rapporto con  il pubblico,  presenta ad Intersezioni un progetto inedito con cinque installazioni site specific.

 

Costruire sulle vestigia: impermanenze. Opere in situ, questo è il titolo dell’evento espositivo, evoca il tema portante del progetto, il rapporto tra le testimonianze di epoca classica (il sito archeologico di Scolacium) e l’arte contemporanea, in un dialogo che si annoda e riannoda continuamente.

 

<<Le mie installazioni –afferma in proposito Buren- permettono sia d’accentuare le linee di forza già esistenti all’interno del Parco, riempire dei vuoti, come nel caso della Basilica, replicare forme geometriche semplici, disegnare delle linee nello spazio, rilevare le altezze, come nel caso del Teatro, o ancora, rintracciare delle colonne che non sono mai esistite, come avviene nel Foro>>.

 

La mostra comprende una serie d’interventi concepiti specificatamente per i centri nevralgici del Parco, la Basilica, il Foro, il Teatro romano e l’uliveto.

 

Buren ha pensato di illuminare la Basilica con vetrate in plexiglas rosse e blu che <<la riportano ad un immaginario utopico in un’alternanza magica e imprevedibile di luci e ombre>>.

 

Nel Foro l’artista francese spiega le ali alla creatività con una fantastica ricostruzione dell’area realizzando un colonnato di 53 elementi in legno partendo dai frammenti esistenti. Il sito archeologico appare come l’elemento ispiratore di un progetto architettonico che sfida il tempo e lo spazio.

 

Spettacolare è poi l’intervento ideato per il Teatro dove Buren ha concepito una struttura specchiante di oltre 30 metri di lunghezza e di oltre tre metri d’altezza che, collocata al centro, permette di raddoppiare l’immagine dell’antica costruzione sviluppando un contesto visivo del tutto straniante dove la percezione del luogo subisce una progressiva trasformazione riflettendo e, nello stesso tempo, occultando lo spazio, rimandando una realtà virtuale.

 

Il percorso finisce nell’uliveto che circonda il Parco con un’installazione di oltre 20 elementi che abbraccia gli ulivi per enfatizzare le  peculiarità del suggestivo ambiente del Parco di Scolacium.

 

L’artista ha ideato un’altra installazione, Cabane éclatée aux 4 couleurs: travail in situ, di 4x4x4 metri, un nuovo lavoro incentrato sulla relazione spazio-colore, parte integrante della serie Cabane éclatée iniziata nel 1975.

<<Le Cabane – spiegano le note curatoriali- non sono né un oggetto né un decoro, ma un luogo fruibile e abitabile che ogni volta consente una nuova verifica. Proprio questo concetto di luogo connesso appare il punto di riferimento dell’esposizione al MARCA dove viene proposta La cabane éclatée aux plexiglas colorés et transparents: travail situé che in questo caso entra in relazione con lo spazio chiuso sviluppando un nuovo approdo visivo dove il museo diventa parte dell’opera>>.