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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Fotografia: i territori dell’altrove di Gerardo Fortino

Scritto da on 23 ottobre 2017 – 15:10nessun commento

Alcuni vestiti colorati sono stesi tra due pali sotto il sole implacabile ondeggiando dolcemente. Sotto di loro enormi sacchi giacciono su un tappeto di spazzatura. Benvenuti a Dandora, la città edificata sulla discarica di rifiuti più grande del Kenya.

gerardofortino3Qui vivono migliaia di uomini, donne, bambini, tra giornate sempre uguali che scorrono attorno alla raccolta e alla trasformazione di quel che buttiamo in spazzatura. Un posto dove sopravvivi giorno dopo giorno con pochi centesimi, sempre se gli effluvi tossici sprigionati dai rifiuti non ti tolgono di mezzo prima. In questo inferno Gerardo Fortino c’è andato, ha tenuto aperti gli occhi, ha imbracciato la macchina fotografica e ha iniziato a scattare, una, due, tre, poi decine di immagini. Non per l’ennesimo scoop da vendere alla prima rivista utile ma per raccontare la storia degli ultimi tra gli ultimi, e di coloro che ne hanno fatto un lucrosissimo business.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, scrive Italo Calvino. E l’inferno dei vivi lo tocchi davvero, a Dandora e Korogocho, a Calcutta e negli slum di Udayapur, che proliferano tra i binari della ferrovia. Uno scatto dopo l’altro, l’obiettivo di Fortino riprende la quotidianità degli slums, gli occhi enormi, malinconici o sorridenti dei bambini, i volti segnati precocemente degli adulti, la partita a calcio tra le strade polverose, le mani di donne e bambini che lavorano con agilità vetro e plastiche o riposte sulle ginocchia, placide o in attesa di qualcuno o qualcosa, lo sguardo di un uomo che sotto un cappellaccio di paglia penetra l’obiettivo.

gerardofortino4Gerardo Fortino la passione per la fotografia e per i viaggi ce l’ha da bambino, un occhio alle montagne e al mare della Calabria, l’altro ai reportage di National Geographic. Fino a quando arriva in regalo una macchina fotografica, i primi scatti, il pallino del reportage, i primi progetti, i riconoscimenti. Lo scorso anno Fortino è stato chiamato ad esporre alla Triennale di Milano, a gennaio sarà a Roma per la Biennale d’Arte Internazionale. In mezzo, il MAM (Museo delle Arti e dei Mestieri) di Cosenza dove dal 28 ottobre al 28 novembre il fotografo espone i suoi scatti nella mostra Al di là del Viaggio, curata da Marilena Morabito, promossa dalla Provincia di Cosenza insieme all’Associazione Acav.

 

Quanto è lungo un viaggio? – si interroga Marilena Morabito curatrice della mostra-. Dipende, con probabilità, dal coraggio che si ha nell’affrontarlo, dipende da quante e quali storie si vogliono raccontare. Il rischio è quello di vedere quel che, fino ad oggi, distrattamente hai visto nelle scatole mediatiche e che difficilmente avresti immaginato. La fotografia rende indelebili frame come se fosse la nostra memoria a prendere forma stampando con getti di inchiostro ciò che in quel secondo si è visto. Questa mostra fotografica vuole essere una denuncia quasi romantica ed allo stesso tempo crudele, di quello che è una realtà molto diversa da quella che conosciamo qui in Occidente. Il fotoreporter Gerardo Fortino, ha voluto guardare con occhi (quasi) innocenti e sicuramente curiosi per poterci portare un pezzo di “un altro mondo”. Forse, non solo in questa occasione dovremmo guardare “Al di là del Viaggio”.

04-al di la del viaggioViaggiare, come fotografare, non è mai un atto neutro. Implica una prospettiva, forse un obiettivo e comunque delle scelte precise. A differenza del turista, che tutto consuma, emozioni comprese, il viaggiatore è mosso da ciò che non sa e vorrebbe sapere, in un movimento infinito, che oltrepassa continuamente i limiti dati, nel quale ci si può anche perdere. O, con moto contrario, scegliendo di seguire la strada che riporta al centro di tutto, all’essenza delle cose.

Per tornare viaggiatori bisognerebbe ritornare a essere come gli unici veri viaggiatori: i pellegrini. … In Cina, secoli e secoli fa il primo turista è stato uno che ha lasciato la sua casa per cercare in India le scritture sacre, i testi vedici, che poi ha tradotto dal sanscrito al cinese e sono ancora oggi conservati in due pagode nel sud del Paese. Il pellegrino è uno che ha rispetto, che venera il posto in cui va. (Tiziano Terzani)

Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate. (Diane Arbus)