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Umanità nomade nello sguardo di tredici fotografi, in mostra a Cosenza

Scritto da on 2 luglio 2015 – 12:56nessun commento

Perché gli uomini vanno girovagando invece di starsene fermi? si chiede forse il più inquieto ed erratico scrittore del 20mo secolo, Bruce Chatwin, che spiega come vita e viaggio siano in realtà tutt’uno. E cita Pascal, Montaigne, Ibn Battuta, Nietzsche. Perché i grandi romanzi (dalla Divina Commedia a Moby Dick), così come le grandi rivoluzioni (dalla Lunga Marcia di Mao a quella cheguevarista), si fondano non a caso sul viaggio e il movimento. Perchè il nomadismo è l’altro volto della civiltà. Sono i temi lambiti dalla mostra fotografica L’UOMO NOMADE peregrinazioni, terre lontane, luoghi, etnie, migranti, memorie,

curata da Margherita Eichberg e Piero Di Giuseppe per la Biennale Internazionale d’arte fotografica Riviera dei Cedri, a Cosenza, a Palazzo Arnone, fino al 15 luglio.

manifesto biennale 2015Organizzato dal Polo Museale della Calabria, dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Calabria e dall’Atelier du Faux Semblant l’allestimento, in anteprima nazionale, intende avviare una riflessione sul tema delle migrazioni che da sempre accompagnano la nostra civiltà e le grandi trasformazioni della storia, un fenomeno ciclico che genera cambiamenti e richiede nuove risposte ai temi dell’accoglienza e dell’integrazione.

Il percorso espositivo presenta tredici fotografi, che hanno fissato nei loro scatti gli sguardi, i corpi, la disperazione e i sorrisi, la sofferenza e la felicità, di uomini, donne, bambini, in cerca di un altrove fuori dalla propria terra, in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. Storie personali che si intrecciano a quella collettiva, che trovano nella fotografia un mezzo straordinario per testimoniare le contraddizioni del nostro tempo, vecchi e nuovi nomadismi, corsi e ricorsi storici.

In Italians 2.0 Gianluca Checchi usa come osservatorio una realtà cittadina (quella bresciana) che da anni vive conflitti e difficoltà rispetto al tema della multiculturalità, per raccontare storie di integrazione e, soprattutto, interazione. La realtà bresciana è al centro anche del progetto di Renato Corsini, Made in

Ph. R. Corsini

Ph. R. Corsini

Brescia, che si concentra su uno spaccato ben definito, quello dei Sick, agricoltori e allevatori, e sceglie il ritratto in studio per cogliere passato e presente di questa comunità estremamente coesa.

Nei 200 chilometri che separano la valle di Kathmandu da Pokhara non c’è solo la religiosità del Nepal, non ci sono solo i sadhu e i pellegrini che si recano a pregare nei templi, ma anche poeti e viaggiatori, incontri indimenticabili, i contrasti di una terra bella e poverissima, ritratti da Ken Damy in Sulla strada da Kathmandu a Pokhara.

Gente che vive ai margini della civiltà, nel Nepal come nelle periferie delle nostre città. E Ai margini si intitola il reportage di Fabrizio Liuzzi che ritrae la vergogna dei campi Rom a Cosenza, discariche umane dove principi come persona, dignità, salute, sono termini fluidi e reversibili.

Ai nomadi rivolge l’obiettivo anche Luigi Martinengo in Gipsy, lavoro realizzato in Provenza, tra Arles, Saintes Maries de la mer e la Camargue, patria dei gipsy camarguesi.

All’esodo biblico di interi popoli, che approdano a migliaia ormai sulle nostre coste, dedica i suoi reportage Francesco Malavolta, coriglianese, che da cinque anni segue la missione Frontex con la sua macchina fotografica, per immortalare volti, corpi che sembrano fondersi l’uno nell’altro, mani raccolte per proteggersi o tese a salvarsi, sguardi persi nel nulla o sorridenti (Migrants).

Ph. L. Martinengo

Ph. L. Martinengo

Farda è una bambina curda, sbarcata in Calabria nell’estate del 2000 in una delle tante carrette del mare, che vive in una roulotte, assistita dai volontari della croce Rossa al Campo Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto. Dove vivono da anni profughi curdi, afgani, pakistani, senegalese, cui si sono aggiunte le recenti ondate di profughi siriani, nigeriani, etiopi, in fuga da guerre e persecuzioni. Li ritrae Manuela Metelli, bresciana, veterana della fotografia a vocazione sociale.

Bambini imbronciati su cavallini a dondolo, sposine indiane o swahili che guardano l’innamorato appoggiandosi ad una colonna, intere famiglie agghindate a festa, sono fissati in pose standard e sorrisi stereotipati da N.V. Parekh, identità nomade tra l’India e il Kenya, maestro del ritratto in studio, nel progetto Un indiano a Mombasa.

Una casa di riposo e il suo personale multietnico diventa il luogo ideale per i ritratti di Anna Peroni. Undici

Ph. A. Peroni

Ph. A. Peroni

paesi e undici diverse professioni, dal medico alla badante, dalle addette in cucina al manutentore, fino alle segretarie, per testimoniare un arcobaleno di razze, colori, ruoli. I ritratti sono sempre di profilo o di sbieco, mai di fronte, quasi a rimarcare l’obliquità dell’occhio dietro l’obiettivo (Profili integrati).

Anche Ennio Rassiotti sceglie di muoversi in un luogo chiuso, il suo studio fotografico in via Garibaldi, a Brescia, in cui si recano marocchini, indiani, pachistani, russi, bengali, per chiedere un ritratto che sarà inviato ai parenti rimasti in patria. Foto di gruppo o i ritratti in posa, iconici, che testimoniano l’esibizione di uno status –in termini di benessere, appartenenza- ormai raggiunto e dal quale non è possibile tornare indietro.

Di integrazione, tanto per impiegare un termine parecchio usato (e abusato), e di nuove italianità, parla pure Roberto Ricca in Kebab amore e fantasia, scegliendo una visuale originale, il mondo dei locali di kebab, che hanno invaso le città occidentali, prendendo il posto delle botteghe locali, dove i colori dei visi si mescolano a sfumature, gusti e aromi dei cibi, delle spezie, delle carni allo spiedo, delle confezioni.

Ph. E. Rassiotti

Ph. E. Rassiotti

Milano, via Paolo Sarpi. Un chilometro o poco più di passeggiata nella Chinatown della Milano da bere, dove fin  dai primi decenni del ‘900 si è sviluppata una forte presenza cinese, e oggi uno dei luoghi simbolo della migrazione cinese nel nostro paese. Lo ha scelto il lametino Giuseppe Torcasio per raccontare le storie di Made in Italy... in cui confluiscono Oriente e Occidente.

Gente in viaggio, come quella ritratta da Tonino Sica nell’omonimo progetto fotografico.

 La mostra dopo il 15 luglio diventa anch’essa nomade, e da Cosenza salpa per fare tappa nei più bei centri dell’Alto Tirreno cosentino, da Aieta a Verbicaro, Santa Domenica Talao, Maierà e Grisolia, Orsomarso, Scalea e Diamante, avviando nuove sinergie tra cultura e territorio.

 

Dedicata a tutti i fuggitivi della terra, passati e presenti, agli spostamenti a qualsiasi latitudine riferiti. Dedicata a tutti i poeti transumanti e ai nuovi migrantes alla ricerca di un futuro in un viaggio senza fine.
Ph. R. Ricca

Ph. R. Ricca

ph. R. Corsini

ph. R. Corsini

Ph. F. Liuzzi

Ph. F. Liuzzi