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Il Biologo furioso e le inaspettate frontiere della scienza. Incontro con Carlo Alberto Redi

Scritto da on 22 maggio 2012 – 20:22nessun commento

Mercoledì 23 maggio ore 11 all’Auditorium Casalinuovo il biologo Carlo Alberto Redi , uno degli scienziati italiani più noti ed apprezzati dalla comunità scientifica internazionale, discute a Gutenberg #10 del suo ultimo libro, Il Biologo furioso.

<< Metti un Paese dove la classe dirigente non sembra capire bene né che cosa siano le scienze della vita né l’urgenza di investimenti sensati in questo settore; e tuttavia, senza chiedere alcuna consulenza ai ricercatori, legifera in materia in modo parziale e lascia che le migliori menti italiane vadano a produrre cultura e ricchezza altrove. Metti dei cittadini confusi persino rispetto a ciò che è lecito fare del loro stesso corpo, vittime di ripetuti episodi di cattiva informazione e ormai assuefatti a un dibattito pubblico povero di contenuti, troppo spesso viziato dall’ideologia e dalla maleducazione. Metti uno scienziato appassionato e brillante, con una carriera costellata di successi di livello internazionale e un’instancabile voglia di condividere i metodi e i risultati del proprio lavoro. È Carlo Alberto Redi, ed è un fiume in piena. In questo libro sono raccolti i suoi pensieri su temi caldi come politica della ricerca, cellule staminali, OGM e clonazione, ma anche divagazioni più leggere, capaci di far sorridere: spera siano utili a tutti gli italiani che hanno ancora la forza di indignarsi>>.

 

Recensioni

 

Cos’è la “Furia”  cui allude il prof. Redi, scienziato che lavora da tempo nel campo della riprogrammazione genetica?

Cosa accade nel nostro paese quando si discute di “scienze della vita”?

La nostra classe dirigente dimostra di non essere informata su cosa siano veramente le scienze della vita. Per Redi la cultura umanistica puó illuminare il percorso di ogni  buon scienziato ma un buon umanista deve anche conoscere il metodo scientifico per arrivare a certe conclusioni.

Sappiamo bene che il progresso scientifico si basa sull’incertezza che spesso ne è parte integrante. Negli ultimi trenta anni è cresciuto l’interesse per gli argomenti scientifici e si è creato un contatto tra il mondo della scienza e quello dei mass-media.

Sono molti gli inserti speciali dedicati alla scienza sui principali quotidiani, è aumentato il numero delle riviste a carattere scientifico e dei dibattiti su temi di politica delle scienze e della bioetica.

Il problema è che insieme a questa maggiore sensibilizzazione si sono diffuse anche notizie allarmanti in vari settori, ad iniziare da quello medico sanitario,  ad esempio la nascita di nuove malattie, come il morbo della mucca pazza, la SARS, causate da chissà quali forme di microorganismi mutati geneticamente dall’uomo per favorire la vendita di vaccini, prodotti da qualche industria farmaceutica pronte a trarne vantaggi economici.

Un altro allarme che ha fatto aumentare il sensi di diffidenza e sfiducia verso la possibilità della scienza si è diffuso con l’avvento della biologia sintetica. Queste forme possono aprire le porte a grandi opportunità biotecnologiche in medicina. Ma anche essere fonte di rischi con la creazione di forme di vita “così dette sintetiche” possibili fonti anche di agenti patogeni portatori di malattie, che potrebbero essere usati per scopi bellici e quindi per danneggiare o distruggere l’umanità.

Torniamo ai mass-media e ricordiamo che siamo  spesso vittime di episodi di  cattiva informazione.  Il rapporto tra scienziati e “media” risente inoltre di pressioni, limiti e vincoli del reciproche professioni. In genere il giornalista deve gestire la notizia in tempi stretti e deve attirare l’attenzione degli ascoltatori. Lo scienziato si trova spesso difronte a notizie anticipate dai media prima che venga pubblicato l’articolo scientifico.

Redi cita l’esempio del dibattito scaturito in occasione del referendum sulla procreazione assistita. Nell’epoca di oggi, dove i valori diventano sempre piu’ omologati e scarnificati dal setaccio dell’economia di mercato, occorre ricordare che lo stato etico-sociale si regge su due pilastri: la ricerca  unita alla condivisione dei suoi risultati. Nessuna logica di mercato puó non considerare fondamentali questi due valori, pena il declassamento complessivo della società e l’impoverimento della qualità della vita.

L’etica che deve governare la società, lungi dall’essere quella della negazione dovrà protendersi verso la responsabilità che si muove nell’inscindibile binomio scienze-libertà ossia la ricerca della capacità di produrre quei saperi, quell’avanzamento delle conoscenze che permettono di trovare le migliori soluzioni per un buon vivere sociale.

Capitalismo e Socialismo, che si confrontano sulle strategie di distribuzioni di questi beni, sono chiamati a convergere idealmente sulla consapevolezza che ricerca, scienza e applicazioni tecnologiche sono il motore dell’evoluzione umana.