Primo Piano »

Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

Chi non conosce il suo volto scavato, dominato da quegli occhi enormi, che ti osservano da distanze insondabili, immortalato in decine di autoritratti. Chi non conosce la sua vita, che sembra una tragedia greca, un padre mai conosciuto, una madre …

Leggi tutto »
Home » gutenberg

Pensare l’Italia: i percorsi inaspettati e le drammatiche continuità della storia d’Italia

Scritto da on 23 maggio 2012 – 19:29nessun commento

Venerdì 25 maggio saranno Aldo Schiavone ed Ernesto Galli della Loggia ad aprire la quarta giornata di Gutenberg #10 in un dibattito che partendo dal loro libro, Pensare l’Italia, coinvolge il passato ed il futuro del nostro Paese

RECENSIONI

Ciò che emerge dal testo è la mancanza di una coscienza comune, forse a causa della tarda unificazione, che ha portato non pochi problemi, per lo più di carattere sociale, rispetto  alle altre potenze europee, che se ben coltivata e sviluppata potrebbe aiutarci a risolvere le grandi difficoltà che il nostro paese sta affrontando.

<<Il Novecento italiano è stato un secolo di ferro e fuoco>>, esordisce Aldo Schiavone in Pensare l’Italia, un dialogo con un altro importante storico italiano, Ernesto Galli della Loggia. Ed effettivamente la neonata Italia nel novecento ha dovuto affrontare non pochi problemi.  Le “lacerazioni” di questo secolo sono state molteplici: la prima guerra mondiale, il biennio rosso e quindi la dittatura fascista, la seconda guerra mondiale e la doppia disfatta, militare e morale, che lasciò dure conseguenze fino agli anni  Settanta: ovvero un benessere illusorio e manomesso dalle classi “(per nulla) dirigenti”(Panebianco).

Nell’intervallo tra i due conflitti mondiali, che hanno visto l’Italia sventurata protagonista, nasce e si sviluppa il Fascismo, illuminismo autoritario, ma con l’idea della razza al posto dell’eguaglianza, e praticamente negli stessi anni il Comunismo, con cui si cercava di coniugare l’esperienza democratica italiana e la trasformazione socialista. Fra questi due mondi si instaurerà subito un conflitto ideologico molto acceso, che permane tuttora ai nostri giorni.

Secondo Schiavone la vittoria del fascismo, definito “l’autobiografia della nazione”, fu tutta nel rapporto vitale tra modernizzazione del paese e critica alla democrazia: come cioè un regime reazionario e violento che  potesse perseguire un ambizioso modello di modernità. A questo Galli della Loggia ribatte che il fascismo fu il frutto di una crisi  politica tra i settori più dinamici delle ideologie di destra e di sinistra.

Ma il deficit di una cultura politica, e quindi di queste ideologie, ha portato in Italia già dai tempi del Risorgimento quel fenomeno di enfasi ed esagerazione che è stato definito dallo stesso Galli della Loggia “iperpoliticismo”. Esso, facente parte della nostra tradizione, era legato a vari progetti politici che miravano alla modernizzazione, ma da vent’anni ormai scomparso perché oggi in Italia conta la politica che manovra, grazie al potere pubblico, ingenti somme di denaro consentendo  che le sue decisioni siano fonte di arricchimento per i privati.

Schiavone spiega poi che anche in Europa, durante l’età delle rivoluzioni, la politica, intesa come politica di stampo rivoluzionario, era apparsa a masse sterminate come l’unica potenza in grado di cambiare il mondo. Non a caso infatti i più grandi partiti di massa dell’Europa novecentesca,  ognuno a suo modo riprendenti modelli di stampo leninista, sono stati toccati da questa convinzione. Nell’ultima parte del XX secolo però, continua Schiavone, questa idea è venuta meno,  e la politica apparve sempre più arretrata.

Si è ovviamente passati da un eccesso all’altro: da una politica vissuta come esperienza totalizzante si giunge ad un completo rifiuto verso di essa.  Ed è questo rifiuto che si è protratto fino ai nostri giorni, e che trasformatosi, perché no, anche in sfiducia nella classe dirigente ha comportato varie conseguenze, attualmente evidenti: si parla quindi di mancate riforme istituzionali e strutturali, di un debito pubblico largamente alimentato da una classe politica irresponsabile a caccia di continui consensi elettorali, il cui slogan sembra essere “promettere di certo e mancare di sicuro” e una società in cui persino i valori civili sono corrotti.

E poi c’è «una scuola che vorrebbe educare all’eguaglianza e alla democrazia, ma non riesce a trasmettere più, se non malamente, formazione e sapere», ammette lo stesso Schiavone.

In Italia in particolare uno stato nazionale tarda a nascere, e questo è stato uno dei più grandi svantaggi; Galli della Loggia lo evidenzia molteplici volte, al contrario di Schiavone che lo reputa un problema relativo e minore, di fronte ai grandi problemi attinenti alla crisi mondiale che affliggono la nazione. Riteniamo tuttavia di dover condividere il parere del primo quando ribadisce che la lunga assenza di una coscienza nazionale abbia favorito un senso di individualismo radicato non solo nello stato ma anche nell’individuo italiano. Il senso civico nasce dai ben gestiti poteri politico-statali.

Ed è proprio sotto questo aspetto che le differenze tra Nord, Centro e Sud sono meno nette: solo con l’Unità, che non deve essere un concetto puramente ideologico, o una ricorrenza degna di nota sul calendario, l’Italia potrà veramente andare avanti, crescendo e maturando quel senso di Unità Nazionale, che talvolta viene addirittura disprezzato da talune fazioni politiche più vicine alla parte verde del tricolore,  sentimento che potrà sicuramente essere un vantaggio nell’ambito dell’importante ruolo che essa occupa in Europa.

Ma, in Italia nel corso del Novecento, dice Schiavone, si assistette ad un terzo esperimento politico: accanto al fascismo e al comunismo si sviluppa la democrazia. Una democrazia senza dittatura della maggioranza messa in campo dalla Dc e dal Pci e dai loro maggiori esponenti, Alcide de Gasperi e Palmiro Togliatti che avevano cercato un punto di incontro per dare allo stato italiano una nuova anima. Ma, riprende Galli della Loggia, sebbene essi siano stati due grandi leader politici, il compromesso e l’equilibrio erano il frutto dei condizionamenti internazionali della Russia e degli Stati Uniti. Non c’è, quindi, nessuna capacità particolare nel Paese, come non c’è nessuna eccezionalità nella Costituzione, che riprende i contenuti sociali del costituzionalismo progressista degli anni Trenta. E l’eccezionalismo italiano legato alla Costituzione è negativo, perché essa ha esasperato al massimo l’iperpoliticismo. Schiavone ribatte che la Costituzione è diventata oggetto di contesa politica perché non è stata attuata.

Dobbiamo però dissentire dal parere di entrambi perché, a nostro avviso, la Costituzione, come affermato dal presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano, rappresenta più che mai il patrimonio comune della civiltà italiana e stabilisce il gioco democratico all’interno del quale i cittadini esercitano le loro libertà. Concludiamo infine dicendo che nonostante i pareri e le opinioni discordanti, i due autori sono concordi nell’augurarsi, che, pur in un epoca di globalizzazione, che potrebbe portare gli stati ad essere delle semplici governance regionali, il nostro paese rimanga stato italiano inteso come identità nazionale, da un punto di vista morale e spirituale che vada ben al di là dei soliti luoghi comuni, come la cucina o la moda.

 

Aldo Schiavone, storico, docente e saggista italiano, dopo la laurea in Giurisprudenza nel 1966, nello stesso anno ottiene il posto di assistente alla cattedra di Istituzioni di diritto romano presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli. Dal 2005 è professore ordinario di Diritto Romano presso l’Istituto italiano di scienze umane, del quale è stato direttore fino al 2010. Ha diretto la “Storia di Roma” Einaudi (7 volumi, 1988-1993). Dal 1985 collabora a “La Repubblica”.

Ernesto Galli della Loggia, storico e giornalista italiano, editorialista del Corriere della sera. Ha studiato a Roma (dove si è laureato, nel 1966, in Scienze politiche all’Università La Sapienza) e poi a Torino, come ricercatore, presso la Fondazione Einaudi sotto la guida di Leo Valiani, approfondendo il rapporto tra banca e industria nello sviluppo economico italiano. Dal 1993 è editorialista del Corriere della sera. È membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA. Dal novembre 2009 è in organico come ordinario di Storia contemporanea presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) e direttore del corso di dottorato di ricerca in Filosofia della storia, istituito dal SUM in collaborazione con l’Università Vita-Salute San Raffaele.

Aldo Ranieri e Anna Maria Palaia