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Biblioteche: è già futuro?

Scritto da on 7 febbraio 2014 – 11:22nessun commento

Come cambiano le biblioteche all’epoca dei social?  Che influenza possono avere ebook e librerie on line sull’esperienza fisica e sensoriale di uno spazio dove la cultura si fa ma soprattutto si vive insieme agli altri? O forse la nuova sfida è costituita dal diverso modo di intendere il libro e il leggere, non più al centro dei processi cognitivi e sociali? Se ne parlerà i 13 e 14 marzo prossimi a Milano al Convegno delle Stelline, non a caso intitolato  La Biblioteca connessa. Come cambiano le strategie di servizio al tempo dei social network.

Non è una novità che il web e le nuove tecnologie costringano da tempo tutta la filiera del libro –editori, autori, librai, bibliotecari- a ripensare il proprio ruolo e quello dei spazi tradizionalmente destinati al consumo culturale in un contesto che richiede una più decisa attenzione verso le esigenze del pubblico, la creazione di nuovi servizi e di luoghi sempre più accoglienti e immersivi.

 

social-reading

 

Un passaggio epocale che richiede nuove competenze e vocazioni.  Emergono figure inedite quali il social reading che opera sulle piattaforme sociali on line, dalle più frequentate come Facebook e Twitter a quelle dedicate esclusivamente ai libri, che crescono a vista d’occhio insieme ai blog letterari, dove si moltiplicano occasioni, iniziative e campagne di diffusione.

 

La lettura è diventata un’esperienza collettiva da condividere con gli altri. Si può creare un doppio della nostra libreria su Anobii o Goodreads, inserire i libri che stiamo leggendo, annotarli, scambiare impressioni e letture con gli altri lettori utenti, classificarli per mood, avviare un dialogo a tu per tu con l’autore, mettere in comune le biblioteche personali.

 

Per bibliotecari, librai, editori, autori è una vera sfida ma anche una grande opportunità per far circolare e promuovere sé stessi e ciò che si fa. Potenzialità che non si esauriscono nei territori della Rete.

 

illibraio2__nEsperienze disseminate in tutto il paese  dimostrano che non basta  più limitarsi a vendere o prestare il libro ma occorre creare spazi accoglienti ramificati sul territorio, dove sia possibile stare insieme, confrontarsi e discutere, utilizzare il wi-fi, consumare i pasti, partecipare a corsi e laboratori, essere aiutati a compilare un curriculum e a cercare lavoro. Ma anche portare i libri ‘a domicilio’ per andare incontro ai bisogni di tutti, nei paesi più sperduti, invadere spazi inediti come un teatro per raccontare storie, sensazioni, ed emozioni dettate dalla lettura di un libro (qui puoi vedere il progetto In viaggio con i libri, curato da Libreria Therese Profumi per la mente).

 

L’ultima frontiera è quella delle Biblioteche senza libri come BiblioTech dove ci sono computer e tablet al posto dei libri che, rigorosamente in formato digitale, possono essere letti anche da casa (leggi qui e qui).

 

blog-europeana-eu-wp-content-uploads-2014-01-Don-q_1Senza dimenticare i 30 milioni di volumi scansionati da Google per il progetto Books o i 30 milioni tra libri e altri oggetti multimediali messi a disposizione dalla biblioteca digitale Europeana o al progetto Mémoire du monde dell’Unesco. La digitalizzazione dei testi tuttavia, lo scrive Federico Guerrini su La Lettura del 12 gennaio scorso, non elimina il tema di fondo: quello della conservazione dei quintilioni  di dati sfornati ogni giorno, che nessuna ‘nuvola’ né data center può assicurare.

 

Ed allora ritorniamo alla tradizionale, amata carta?

Ed ancora. Si continua a puntare su editori e autori ma alla domanda, che si sta assottigliando sempre più, chi ci pensa?

Le esperienze di cui abbiamo parlato dimostrano che, quale che sia la strada intrapresa o lo spazio ed il tempo scelti, le biblioteche devono tornare al proprio ruolo essenziale: quello di aiutare ad allargare gli orizzonti della conoscenza.  Ma soprattutto a stimolare una coscienza critica.