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Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Home » Lamalamela di Anna Puleo

La cultura ci salverà dalla crisi

Scritto da on 10 ottobre 2013 – 12:21nessun commento

La notizia: 3 mostre hanno generato al Metropolitan Museum of Art di New York  in poco più di  6 mesi ben 740milioni di dollari, di cui il 10% è andato alle casse comunali,  con un ritorno per la città di circa 5milioni di dollari.

Domanda: se tre  mostre dedicate all’Impressionismo, al Punk ed all’artista Imran Qureshi hanno prodotto queste cifre, i nostri musei e i nostri siti d’arte, che, notoriamente, offrono al pubblico autentici capolavori, ogni anno quanto ricaveranno?

 

Il Colosseo, che detiene il record di visite, ha incassato nell’ultimo anno 37,4milioni di euro. Seguono Pompei e gli Uffizi, con, rispettivamente, un incasso di 19milioni e di circa 9milioni di euro. A cui vanno sommati i ricavi dai cd. servizi aggiunti –per intenderci, visite guidate, bookshop, bar, ristorante- con circa 6milioni di euro.

 

Nulla in rapporto alle cifre del Metropolitan. Ma nulla anche di fronte al Louvre che nel 2012 ha incassato ben 100milioni di euro con i suoi 9milioni di visitatori,  quanto  tutti i musei e luoghi di arte italiani messi insieme.

 

Meglio non citare poi il caso Calabria. A Reggio Calabria il Museo Nazionale, che custodisce i Bronzi di Riace e numerose opere e reperti di notevole valore, lo scorso anno ha incassato poco più di 24mila euro. Una inezia rispetto ad altri muse,i che non possiedono gli stessi tesori, ma anche ai costi del restauro della sede, che fino ad oggi sono costati allo Stato oltre 30milioni di euro (una cifra che non bastano 1.300 anni a recuperare ai ritmi di visitatori odierni secondo Gian Antonio Stella). Per non parlare degli scavi di Sibari, ancora sotto il fango.

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Esempi paradigmatici dello stato in cui versa l’Italia, che può vantare una rete invidiabile di musei e di siti artistici e architettonici, pubblici e privati, di cui ben 49 siti Unesco, in buona parte nel Centro-Sud.

 

Ben tre  (Uffizi, Galleria Borghese, Musei Vaticani) sono nell’elenco dei musei più belli al mondo stilato dal Times ma quanto a visitatori e ricavi non stanno neanche nella lista dei primi 20 al mondo, stilata da Il Giornale dell’Arte e da The Art Newspaper, dove, ai primi posti sono saldamente ancorati il Louvre, il MET e la Tate Gallery londinese (se vuoi vedere tutti i dati clicca qui  e qui ).

 

Secondo Pier Luigi Sacco (Iulm di Milano)   il problema è di prospettiva. Se si continua a pensare ai beni culturali solo in una logica di conservazione o di uso esclusivamente turistico, non andremo da nessuna parte. Venezia è un esempio chiarissimo in questo senso.

 

Se invece iniziamo a considerare i beni artistici del nostro paese all’interno della filiera culturale, insieme a teatro, musica, design, ossia le industrie culturali e creative per eccellenza, il discorso cambia e parecchio. E’ vero, infatti, che occorre investire su musei e gallerie ma questo non basta se non si creano fruttuose sinergie con i settori  culturali più dinamici, che puntano su creatività ed innovazione.

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Non a caso il comparto cultura made in Italy (in cui trovano collocazione il nostro patrimonio storico-artistico oltre alle industrie creative e soprattutto quelle artigiane, che esportano in tutto il mondo) nel 2012 è stato uno dei pochi a registrare un saldo positivo, producendo un valore aggiunto di 80,5miliardi di euro e occupazione per circa 1.500mila persone.

 

In vent’anni il made in Italy ha triplicato le esportazioni, contribuendo ad alimentare il saldo attivo della nostra bilancia commerciale.

 

Ai primi posti della classifica stanno le regioni del Nord, con la Lombardia in pole position,  e del Centro. Al sud la Calabria si colloca agli ultimi posti tra Sicilia e Sardegna  (i dati sono tratti da Io sono cultura, Rapporto 2013, Fondazione Symbola, Unioncamere).

 

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Un paradosso? O l’effetto della mancanza di visione da parte di un ceto politico che per decenni ha guardato alla cultura come la Cenerentola delle politiche pubbliche, tagliando di qua e di là gli investimenti destinati al personale, alla sua formazione, alla conservazione del patrimonio, alla comunicazione ed ai progetti innovativi. Senza avvedersi che è proprio il sistema cultura che sta portando l’Italia fuori dalla crisi….

Ma, come ha scritto ieri su Il Giornale delle Fondazioni  Cristian Caliandro

la crisi è una soglia, e al tempo stesso una trasformazione. Che richiede la totale e radicale riconfigurazione dei paradigmi, dei punti di riferimento che regolano la nostra percezione del mondo. E non c’è nulla come la cultura che riesca ad assolvere questa funzione, nella maniera più completa ed efficace. La cultura ci addestra a trovare soluzioni inedite a problemi che ci paiono insormontabili, mutando i punti di vista sui fenomeni, stabilendo connessioni tra eventi e idee, articolando livelli molteplici di interpretazione. ……..È abbastanza chiaro che l’esigenza di far rinascere una civiltà si manifesta proprio quando un’altra sta morendo, o è già morta. È inutile e dannoso tergiversare sulla soglia, per paura di ciò che c’è al di là: occorre attraversarla”.