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Renato Dulbecco e la cultura del fare

Scritto da on 14 marzo 2013 – 10:26nessun commento

E’ trascorso un anno da quando Renato Dulbecco se ne è andato, lasciandoci in eredità alcune delle imprese scientifiche più importanti del XX secolo, la definizione delle basi molecolari del cancro ed il sequenziamento del genoma umano.

220px-Renato_Dulbecco_cropNato a Catanzaro nel 1914, <<figlio di due culture>>, quella materna, calabrese, e l’ascendenza ligure del padre, come ricorderà nella sua biografia (Scienza, vita e avventura, 1989), Dulbecco inizia ad occuparsi giovanissimo a Torino di ricerca scientifica nel gruppo di Giuseppe Levi, con Rita Levi Montalcini e Salvador Luria.

 

Dopo il secondo conflitto mondiale e la breve esperienza nel Comitato di Liberazione Nazionale e nella giunta popolare torinese di Giovanni Roveda, si stabilisce negli Stati Uniti, dove inizia a lavorare sui virus responsabili di gravi malattie come l’herpes zoster e la poliomielite.

 

Negli anni ’60 entra a far parte del gruppo di ricerca del famosissimo Salk Institute di La Jolla, San Diego, in California dove scopre l’antigene T (tumorale), ossia le interazione tra virus tumorali e materiale genetico delle cellule, che gli vale nel 1975 il Nobel per la medicina.

 

Negli anni ’90 dà l’avvio al Progetto Genoma, con cui si intendono identificare le sequenze di coppie di basi azotate che formano il DNA e mappare i geni del genoma umano. Un progetto colossale, in grado di dare una svolta nel processo di conoscenza delle basi della vita.

 

Una esistenza, quella di Dulbecco, dedicata in modo totalizzante,  rigoroso ed appassionato,  alla ricerca ed alla scoperta di nuovi percorsi per comprendere meglio l’ uomo e le altre forme di vita esistenti sulla terra. Ma Dulbecco, sempre curioso ed affamato di nuove scoperte, ha dato anche un contributo alla tecnica ed alla tecnologia, sviluppando un terreno di coltura di cellule e tessuti ancor oggi, a distanza di 50 anni, utilizzato in tutti i laboratori nella ricerca contro il cancro e le staminali.

 

Un contributo, come ha ricordato Alberto Mantovani sulle pagine de Il Sole 24 Ore di qualche giorno fa, che pone Dulbecco al fianco di chi, come Galileo Galilei o Primo Levi, ha saputo combinare il metodo scientifico con il piano concreto della tecniche, in nome di un “saper fare” che, insieme a cultura, creatività e ricerca, può rivelarsi un motore fondamentale per utilizzare le risorse del Paese nel costruire un futuro possibile.