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Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

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10 libri per Natale, dalla e sulla Calabria

Scritto da on 12 dicembre 2014 – 16:57nessun commento

Natale e libri, un binomio perfetto per non sbagliare quando si pensa ai regali da fare. Ecco qualche proposta che arriva dagli editori calabresi o che riguarda in qualche modo la punta dello Stivale.

Iniziamo dai più piccoli con due proposte dell’editore Coccole Books che pubblica La la corsa giustacorsa giusta, biografia di Gino Bartali, firmata da Antonio Ferrara e illustrata da Sandro Natalini, in cui si ripercorre un aspetto, per lunghi anni rimasto sconosciuto, del grande campione, che contribuì a mettere in salvo, grazie ai documenti falsi trasportati nel cannello della bici, decine di ebrei, azioni che gli valsero nel 2013 il riconoscimento di Giusto tra le nazioni.

Con Bestiario fantastico. Mostri e animali di altri tempi, Francesca Gambino e Enrico Cerni, invece, propongono ai lettori, piccoli e non, da 3 anni in avanti, una piccola enciclopedia in cui si mescolano esseri strani e mostruosi insieme a personaggi mitici come le Sirene e la Fenice, animali dai mille volti entrati nella memoria collettiva, specchio del nostro inconscio.

Sempre a proposito di animali segnaliamo Animali Noir (Falco ed.) di Cristina Marra, giornalista, blogger, animatrice di festival culturali, oltre che appassionat di gatti e affini, che in questa antologia raccoglie le storie di animali, in diversi modi protagonisti di thriller e noir, nati dalla penna di Mimmo Gangemi, Margherita Oggero, Assunta Morrone e diversi altri scrittori. Animali che osservano, scrutano, testimoni di omicidi e violenze, a volte muti a volte angeli vendicatori.

La letteratura è un oceano inesauribile da cui emergono a distanza anche di secoli perle itinerario italiano.asppreziose. Una vicenda esemplare è sicuramente quella di Corrado Alvaro, esponente di punta della cultura italiana del Novecento, spesso e volentieri relegato, anche nella sua terra, a icona da studiare sui banchi di scuola, del quale in questi ultimi anni si stanno proponendo scritti inediti che offrono una ulteriore visuale ad una lettura esclusivamente mainstream. Un rinnovato interesse che si è espresso solo nel 2014 in diverse uscite a opera dell’editore di sempre, Bompiani, che ripubblica un classico come Itinerario italiano, con una prefazione di Carmine Abate, viaggio all’interno della provincia italiana, chiave fondamentale per conoscere la nostra storia. L’Alvaro critico letterario, cinematografico e teatrale e traduttore emerge da Cose di Francia, edito da Città del Sole, in cui lo scrittore di San Luca si confronta con intellettuali e artisti d’oltrAlpe. Il profondo dialogo intrecciato da Alvaro con la cultura del suo tempo traspare in tutta la sua forza dal carteggio con Valentino Bompiani e negli Scritti su Pirandello, cronaca del rapporto -anche critico- con il grande drammaturgo attraverso saggi, elzeviri, recensioni, interviste, dati alle stampe entrambi da Rubbettino. Un Alvaro sicuramente inedito è quello di Macchine da scrivere, che raccoglie pure scritti di Emilio Cecchi e Giorgio Manganelli, pubblicato dall’editore Henry Beyle nella Piccola Biblioteca degli oggetti letterari (in copie numerate) e di Un Paese e altri scritti giovanili (1911-1918) in cui Donzelli propone la primissima prova narrativa dello scrittore, convalescente in ospedale per le ferite riportate in battaglia nella Grande Guerra, e altri scritti giovanili, rinvenuti nelle carte dell’amico Domenico Lico, da cui stanno emergendo preziose testimonianze della poetica alvariana.

Un tema ormai entrato nella nostra quotidianità, quello della violenza verso le donne, viene affrontato da Enzo Ciconte, uno dei massimi esperti delle cosche di ‘ndrangheta e delle loro evoluzioni storiche e sociali, nel libro Storia dello stupro e di donne ribelli (Rubbettino), viaggio nei miti e nei luoghi comuni di una società che ancora pensa e agisce  ‘nel nome del padre’.

Per gli appassionati della storia italica Rubbettino ha da qualche giorno dato alle stampe Sulle congiure, una accurata raccolta delle pagine che Niccolò Machiavellisulle congiure.asp ha dedicato al tema, ampiamente commentate e curate da Alessandro Campi, docente di Storia a Perugia e studioso del grande fiorentino. Un argomento sul quale Machiavelli si è interrogato costantemente, riservandogli un posto fondamentale all’interno del proprio pensiero, tanto da sceglierlo per l’ introduzione a una delle sue opere più importanti, i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. La congiura come inizio e fine nella lotta per il potere, forma di ribellione o di repressione, punto di rottura della società, manifestazione di ambizioni personali e di contraddizioni insanabili all’interno del corpo politico, che Machiavelli indaga nei suoi aspetti causali e consequenziali attraverso le vicende storiche per pervenire a una vera e propria fenomenologia che percorre i secoli e arriva con immutata attualità sino a noi.

 

Ei non mi è parso da lasciare indietro il ragionare delle congiure, essendo cosa tanto pericolosa ai principi ed ai privati; perché si vede per quelle molti più principi avere perduta la vita e lo stato, che per guerra aperta. Perché il poter fare aperta guerra ad uno principe, è conceduto a pochi: il poterli congiurare contro, è concesso a ciascuno. Dall’altra parte, gli uomini privati non entrano in impresa più pericolosa né più temeraria di questa; perché la è difficile e pericolosissima in ogni sua parte. Donde ne nasce che molte se ne tentino, e pochissime hanno il fine desiderato. Acciocché, adunque, i principi imparino a guardarsi da questi pericoli, e che i privati più timidamente vi si mettino, anzi imparino ad essere contenti a vivere sotto quello imperio che dalla sorte è stato loro proposto… E veramente, quella sentenzia di Cornelio Tacito è aurea, che dice: che gli uomini hanno ad onorare le cose passate e ad ubbidire alle presenti; e debbono desiderare i buoni principi, e, comunque ei si sieno fatti, tollerargli. E veramente, chi fa altrimenti, il più delle volte rovina sé e la sua patria.