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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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25 aprile: 10 libri per non dimenticare

Scritto da on 24 aprile 2014 – 08:30nessun commento

Molti ne hanno sentito parlare sui banchi di scuola. Altri attraverso i racconti di famiglia. Altri ancora attraverso il cinema o la televisione. La gran parte di noi conosce poco o nulla, in realtà, di un’epoca, che coincide con la prima metà del ‘900, ancora oggi oggetto di alterne letture e ri-letture, scoperte e revisioni. Il 25 aprile è una data importante per l’Italia, liberata da una guerra sanguinosa che lascia completamente stremato il paese, dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. Da questo momento verranno piantati i semi per la nascita della Repubblica e dei suoi principi ispiratori, contenuti nella Costituzione.

 

Noi vi proponiamo di avvicinarvi al 25 aprile attraverso le mille storie raccontate da scrittori, famosi e meno famosi, che percorrono la tela più vasta e complessa della Storia.

ilsentierodeinidiIl primo libro è di un autore che amiamo molto, Italo Calvino che, ne Il sentiero dei nidi di ragno (Einaudi, 2002) racconta l’iniziazione alla vita del piccolo Pin il quale, passato in pochi mesi dalla sua casa in un paesino della Riviera di Ponente alla prigione alle brigate partigiane, si scontra con la durezza della vita e i molteplici volti della commedia umana.

 

I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d’ossa rosicchiate e nascoste sottoterra. Solo quando lo stomaco è pieno, il fuoco è acceso, e non s’è camminato troppo durante il giorno, ci si può permettere di sognare una donna nuda e ci si sveglia al mattino sgombri e spumanti, con una letizia come d’ancore salpate.

I temi delle responsabilità, individuali e collettive, di fronte alla storia, del viaggio interiore, del senso della guerra percorrono buona parte dell’opera di Cesare  Pavese, ad iniziare da La casa in collina (Einaudi), in cui vera protagonista  è la guerra, che costringe Corrado, solitario e indifferente, a fare i conti con se stesso e l’incapacità di affrontare il passato.

Ora che ho visto cos’è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: “E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?” Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero”.

Anche Mario Lodi, splendida figura di insegnante ‘militante’, scomparso lo scorso mese di marzo, ha scritto diversi libri sulla Resistenza, tra i quali La busta rossa (Giunti, 1996), in cui rievoca un episodio drammatico che lo riguardò in prima persona. Entrato giovanissimo nelle brigate partigiane, Lodi, infatti, venne catturato dai tedeschi e condannato a morte ma, fortunosamente, riuscì a entrare in possesso e a distruggere la busta rossa contenente la sentenza di condanna e a riottenere la libertà.

1976-L-Agnese_Va_a_Morire-OST-Ennio_MorriconeNon va nello stesso modo per Agnese, donna del popolo semplice ma determinata, che, alla morte del marito, si rifugia tra i partigiani, di cui diventa la staffetta, ma, dopo aver colpito un tedesco, viene riconosciuta e uccisa. Agnese è la protagonista, del bel libro di Renata Viganò, L’Agnese va a morire (Einaudi, ed. 2014) che nel 1949 si aggiudicò il Premio Viareggio e da cui Giuliano Montaldo trasse un film qualche anno dopo con Ingrid Thulin come protagonista.

Anche Johnny, alter ego di Beppe Fenoglio, autore de Il partigiano Johnny (Einaudi, 2005) è un uomo che tra innumerevoli contraddizioni, affronta con decisione la vita e le sue scelte, che porta avanti fino in fondo. Anche di fronte alla sconfitta di tutti i tuoi sogni. Anche di fronte alla barbarie e all’indicibile.

Dalle case non sparavano più, tanto erano contenti e soddisfatti della liberazione. Johnny si alzò col fucile di Tarzan ed il semiautomatico… Due mesi dopo la guerra era finita.

 Analogo il percorso esistenziale di Enne 2, capo dei Gap milanesi e protagonista di Uomini e no, nel quale Eliouomini-e-no-cover Vittorini identifica la (rara) capacità di guardare in faccia la ‘verità’ e affrontare a viso aperto le scelte che facciamo (in amore come in guerra) e le loro conseguenze, anche quando lo scotto da pagare è alto e esige il riconoscimento completo di una condizione che ha abdicato da tempo alle leggi dell’agire umano.

Da una prospettiva anticelebrativa e antieroica parte pure uno dei nostri maggiori scrittori, Luigi Meneghello che in I piccoli maestri (Rizzoli, 2013) racconta ancora una volta una storia autobiografica, quello di un giovane allievo ufficiale degli Alpini che dopo l’8 settembre, insieme ai “piccoli maestri”, un gruppetto di studenti che, più che della guerra, amano discutere di filosofia e letteratura e citare Rilke,  sale in montagna e si unisce ai partigiani. Ma tanto i piccoli maestri sono “garbati e soavi” quanto la realtà è dura e spietata e li metterà di fronte a un bivio.

…Da cosa studi tu?».
«Filosofia» dissi. Lei domandò cosa si fa quando si è studiato filosofia, e io le disse che si prende la laura. Lei voleva sapere che mestiere si fa, e io dissi che volendo si può insegnare filosofia agli altri, ma di solito quelli che la insegnano non la sanno.
«E cosa fanno quelli che la sanno?».
«Se la tengono in mente».
«E poi?».
«E poi pensano, e tutto quello che pensano è filosofia».
«E poi?».
«E poi muoiono».

 La scelta sicuramente complessa di molti giovani che in quegli anni entrarono nelle brigate partigiane è esplorata in Una partigiana di nome Tina, di Anselmo Roveda (Coccole e Caccole, 2010) che racconta ai giovanissimi la maturazione civile e politica di Tina Anselmi, staffetta partigiana e prima donna ministra della Repubblica.

E’ stato il caso editoriale del 2013 In territorio nemico, il primo libro a più mani (esattamente 230) scritto da ben 115 autori, primo esperimento di scrittura collettiva, ideato da Vanni Santoni e Gregorio Magini, che racconta il difficile viaggio di Matteo, ufficiale di Marina, in un’Italia devastata e allo sbando dopo l’8 settembre, per raggiungere Milano e la sorella che, abbandonata dal marito, entra in contatto con le diverse anime della Resistenza milanese.

Vogliamo chiudere con uno dei romanzi forse più importanti del secolo scorso, La pelle, nel quale Curzio Malaparte testimonia gli orrori della guerra e l’urlo di un’ umanità alla deriva attraverso le immagini di una Napoli sfigurata dalla peste, invasa da migliaia di soldati Alleati e trasformata in un inferno di orrore e abiezione, in cui l’unica certezza è quella di salvare la pelle.

Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle. Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle. Tutto il resto non conta.