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E’ la creatività, bellezza…Mani Festival, dall’8 aprile a Catanzaro

6 aprile 2017 – 08:36 |

-3 al debutto di Mani Festival, la kermesse che tributa un omaggio all’ingegno e alla creatività made in Italy portando tutti i week end di aprile a Catanzaro in una straordinaria location quale quella del Complesso del San Giovanni, artigiani, …

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Alzati che sta passando la canzone popolare. Guida ragionata alla musica folk in un libro di Goffredo Plastino

Scritto da on 13 aprile 2017 – 08:18nessun commento

All’inizio furono Alan Lomax, Ernesto De Martino, Diego Carpitella a lanciarsi tra le pieghe di una tradizione di cui in tanti avevamo perso la memoria. Fu l’etnomusicologo texano, in particolare, che si era fatto da tempo le ossa tra gli States, la Gran Bretagna e la Spagna, a lanciare il sasso nello stagno con il suo viaggio in Italia che aveva toccato anche la Calabria, territorio ancora da esplorare, diventato un vero e proprio laboratorio del folk revival.

tarantella lomaxSulla sua strada si ritrovarono in tanti, da Carpitella a Roberto Leydi e Gianni Bosio, Giovanna Marini, Ivan Della Mea, Dario Fo, a gruppi e spazi diventati famosi come il Folk Studio, tutti più o meno concentrati a seguirne le orme nelle registrazioni sul campo, nelle ricerche sul corpo e le sue posture, sulla fedeltà a stili ed espressioni. Tra gli anni ’60 e ’70 (negli altri paesi era iniziato molto prima) l’immenso patrimonio della musica di tradizione orale italiana viene scandagliato, passato al setaccio, studiato, catalogato e riproposto. Un mondo polimorfico, che contrappone gli ortodossi, attenti a una rilettura il più possibile fedele, alle rivisitazioni decisamente ‘creative’. Che si nutre della lezione gramsciana che collega il folk alla contrapposizione tra culture egemoni e culture subalterne, e, convinto della sua portata rivoluzionaria, ne fa il portabandiera delle istanze di protesta di intere generazioni.

Un terreno che sfugge al controllo di studiosi e ricercatori per gettare i suoi semi ovunque, su cui scende anche l’industria musicale che si affida alla notorietà di cantanti e format televisivi e, in tempi più recenti, ai grandi festival per fare dell’onda revivalista un nuovo prodotto da dare in pasto al mercato nelle forme di brand più o meno famosi (da Woodstock a Bob Dylan alla world music ai festival delle tammorre e della taranta, senza soluzione di continuità).

Cinquant’anni fa scoppiava la moda del folk revival, etichetta sotto la quale si cerca di ricondurre, semplificandolo al massimo, un genere musicale, in realtà espressione di un universo complesso, che si è stratificato nel corso del tempo e del quale tuttavia poco o nulla ci è rimasto. Il termine Folk è sinonimo di gente, popolo, portatore di una cultura che cresce e si alimenta di apporti diversi, di contaminazioni e folk music 3scambi continui. Tessuto eterogeneo, non riducibile alle immagini stereotipate proposte dalle label, da cui partire se l’intento è quello di salvare quel che resta. Proprio qui sta la complessità del fenomeno, che coinvolge contenuti, punti di arrivo e di partenza, il rapporto con le case discografiche e con un pubblico il cui palato è allenato ad altro, lo stesso concetto di revival, un processo in cui convivono conformità al canone (ma quale?) e trasformazione (visto che il passato non può essere trasposto integralmente nel presente) e dunque nuovi stili, nuove modalità esecutive, nuove funzioni e significati.

A questa polifonica galassia guarda Goffredo Plastino, etnomusicologo calabrese di stanza da tempo in Inghilterra, dove insegna,  co-fondatore dei mitici Re Niliu, nel suo ultimo lavoro editoriale, La musica Folk (Il Saggiatore), che sabato 15 aprile ore 18.30 verrà presentato alla Libreria Tavella di Lamezia Terme.

Un tomo poderoso che in oltre mille pagine fa sfilare i protagonisti e le storie del folk revival di allora e di oggi: volti noti come Caterina Bueno, Maria Carta, il Nuovo Canzoniere Italiano, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Otello Profazio, e meno noti, come un certo Nino Tristano, crotonese, che cercò di conciliare folk e rock; progetti, come quello di Riccardo Tesi e Roberto De Simone che quarant’anni fa svelavano i molteplici rapporti tra folk e musica antica; operazioni dai confini non proprio netti come Bella ciao o Adesso musica.

0311 C_La musica folk.inddIl tutto nell’ottica di creare non solo un repertorio al folk revival che sintetizza i termini di una lunga stagione ma soprattutto di farne risuonare echi, cogliendone relazione ed effetti, continuità e discontinuità. Un percorso accidentato che moltiplica voci, sguardi e visioni per offrire alla fine spunti di riflessione, a volte decisamente critici rispetto a quelli perorati dalle teorie dominanti.

Dietro il lavoro di Plastino c’è una vita dedicata alla certosina raccolta di dischi, immagini, articoli, interviste, conversazioni, documenti vari e una paziente faticosa opera di selezione e sistemazione, nell’intento di ricostruire un dibattito annoso che ha avuto punte polemiche nelle vicende di Canzonissima ’74 o del Canzoniere Internazionale, nella prima parte, di offrire una selezione di 50 anni di testimonianze e contributi nella seconda e di saggi vari nella terza, con una appendice geografica scaricabile on line, preceduti da una Introduzione dell’autore e da un saggio di Marcello Sorce Keller sul senso del revival, nel folk e oltre, che offrono al lettore, intimidito dalla mole di documenti che si trova davanti, una serie di suggerimenti intorno ai “molti modi di usare questo libro”.

Negli anni ’80 Roberto Leydi si chiedeva se il vecchio folk fosse morto e il revival in profonda crisi. La risposta non è semplice perché esige alcune riflessioni preliminari, intanto su chi pensiamo sia il popolo oggi, se quello dei precari fissi che saltellano da un lavoretto, spesso al nero o coperto dai voucher, all’altro, o quello che quotidianamente, compulsivamente, per non dire ossessivamente, si offre in pasto allo sguardo altrui sulle piattaforme social passando per un ceto medio che non esiste più.

Resta il fatto che la scena revivalista italiana mostra una permanente vivacità, testimoniata dal costante successo di pubblico ottenuto dai concerti, da festival e laboratori in cui si impara a cantare e suonare gli strumenti tradizionali, ma anche a realizzarli di sana pianta. Non è un caso probabilmente che il Premio Tenco nel 2016 sia andato a uno degli esponenti più rappresentativi del folk revival, come Otello Profazio, che il poliedrico Peppe Voltarelli, anch’egli vincitore del Tenco, abbia dedicato il suo nuovo lavoro proprio a Profazio e al suo universo sonoro, e che un nomade della musica come Vinicio Capossela, dopo la parentesi greca, si sia rivolto a Lomax e a Matteo Salvatore per comporre il suo cd Canzoni della Cupa. Ivano Fossati non lo aveva forse predetto?

 

Alzati che sta passando la canzone popolare

Se c’è qualcosa da dire ancora ce lo dirà

Se c’è qualcosa da capire ancora ce lo dirà

Se c’è qualcosa da chiarire ancora ce lo dirà

Se c’è qualcosa da cantare ancora si capirà.