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Anime nere di Gioacchino Criaco diventa un film e arriva alla Mostra del Cinema di Venezia

Scritto da on 7 agosto 2014 – 11:00nessun commento

Consueto appuntamento con il cinema di agosto e, naturalmente, con la Mostra del Cinema di Venezia, inserita di recente da un sito specializzato americano nella terna dei migliori festival cinematografici, che dal 27 agosto al 5 settembre ospita quanto di meglio il cinema mondiale proponga al momento. Mai come in questa edizione, forse, cinema e letteratura rinnovano il loro patto di ferro con una serie di pellicole da non perdere. Se Abel Ferrara si cimenta con la figura di Pasolini, Saverio Martone vola alto ne Il giovane favoloso in cui affronta il suo corpo a corpo con Giacomo Leopardi (interpretato da Elio Germano), James Franco torna ancora una volta a Faulkner con The sound and the fury, Renato De Maria traduce in immagini La vita oscena, opera autobiografica di Aldo Nove e Francesco Munzi si ispira all’omonimo best-seller di Gioacchino Criaco (Rubbettino 2008) per il film Anime nere.

 

anime_nere_foto_francesca_casciarri_l1090241Girato tra la Calabria, Milano e l’ Olanda, il film si avvale dell’interpretazione di nomi noti al grande pubblico come i calabresi  Marco Leonardi e Peppino Mazzotta (Il commissario Montalbano) Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo e Barbora Bobulova, e i debuttanti Giuseppe Fumo e Pasquale Romeo.

 

Romanzo d’esordio dello scrittore di Africo,  Anime nere ha ottenuto un ampio consenso  di pubblico e di critica e scatenato un acceso dibattito anche oltr’Alpe, dove è stato tradotto e pubblicato dall’editore Métailié nella prestigiosa collana Bibliotheque Italienne diretta da Serge Quadruppani che ospita i grandi maestri del noir italiano, da Camilleri a Lucarelli, a De Cataldo.

 

La prima cosa che mi ha colpito –spiega Francesco Munzi, che con Samir, aveva vinto a Venezia la Menzione Speciale come Opera prima oltre a due Nastri d’Argento, in un’intervista al Corriere della Sera- è il cortocircuito che si genera tra personaggi ancestrali, che vivono secondo regole e modi immutati nel tempo e le generazioni che invece vogliono bruciare le tappe verso la modernità. C’è come una doppia identità, che ti parla anche delle contraddizioni dell’Italia, del Nord e del Sud, e delle aporie della sua storia. Perché il sentimento più diffuso che respiri laggiù è di inimicizia e ostilità. Si sentono colonie. I paragoni che mi facevano erano con la Palestina, con Gaza. Storicamente sono rivendicazioni ingiustificate, ma vengono usate per dare corpo e forma a un sentimento revanscista che serve poi a giustificare il rifiuto della legalità e l’adozione di leggi proprie. Sacre e immutabili.

 

Due mondi, due visioni dell’esistenza che si attraggono e si respingono contemporaneamente. E la voglia dei tre protagonisti di farcela, a qualsiasi anime neref737a6cb8946costo. E se Africo è il luogo delle radici, della terra, a cui tornare per ritrovare se stessi, della montagna, solida e eterna, delle regole della ‘famiglia’, Milano è il volto nuovo di una realtà, piccolo frammento di uno specchio in cui si riflettono traffici di ogni tipo e una corruzione imperante, dove è lecita ogni legge e il suo contrario.

 

 

 

La Calabria –spiega ancora il regista- è stata una lente per osservare cos’è successo in Italia negli ultimi decenni, dal terrorismo alla stagione dei sequestri alla grande ubriacatura degli anni ottanta e novanta. Attraverso una storia criminale si poteva rileggere la storia d’Italia. La storia della ’ndrangheta raccontata nel libro di Gioacchino e in parte nel film, è una storia che non può prescindere dalla questione del Sud e del Nord, da come è nato il nostro Paese e cosa è diventato, perché la “questione meridionale” è ancora apertissima. La mafia, la ’ndrangheta, vanno collocate all’interno della nostra storia nazionale.