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Cosenza, la Calabria e il jazz in un libro di Amedeo Furfaro

Scritto da on 4 marzo 2016 – 08:07nessun commento

Chi ricorda Harry Warren, autore di brani famosi a livello planetario come Chattanooga Chou Chou, Thats’amore, I have only eyes for you, con i quali vinse ben tre volte l’Oscar? Ebbene, Harry Warren era in realtà il nome d’art di Salvatore Guaragna, figlio di calabresi emigrati a fine ‘800 negli Stati Uniti, nonché uno dei più importanti compositori di Tin Pan Alley, la prestigiosa label newyorchese di stanza a Brodway che mise sotto contratto ai primi del secolo scorso autori come Cole Porter, Gershwin, Scott Joplin, tanto per fare qualche nome.

Non solo Warren, tuttavia, perché tra i musicisti di origine calabrese sbarcati oltre Oceano c’erano pure due celebri tangheri come Enrique Cadicamo e Alfredo Le Pera e tra i jazzisti musicisti come Mike Pingitore, Sal Nistico, Al Belletto, Buddy De Franco, Scott Lafaro, George Garzone, Joey Calderazzo, Bucky Pizzarelli e suo figlio John, per non dire del grande crooner Tony Bennett (Anthony Benedetto) e di Chick Corea, che in Calabria torna spesso e volentieri.

Di questo e di altro parla Amedeo Furfaro nel suo libro Brutium Graffiti. Jazz a Cosenza nel ‘900 che verrà presentato venerdì 4 marzo alle ore 18 nella centralissima Libreria Ubik (V. Galliano, 4) di Cosenza, che fa una ricognizione della storia del jazz in città, inquadrandola all’interno dell’ambito più vasto della scena musicale calabrese, che ha sfornato nel tempo stelle di primo piano nel panorama internazionale.

Furfaro, critico musicale, collaboratore della rivista Musica Jazz, musicista egli stesso e fondatore del Centro Jazz Calabria ne parlerà con Raffaele Borretti, decano dei jazzisti cosentini, una vita per la musica svolta in veste di pianista, organizzatore di rassegne e manifestazioni con il Jazz Fans Club, un passato di direttore dei programmi jazz nei mitici JAZZ DITTICOstudi romani sulla Tiburtina della Rca e autore di molte rubriche trasmesse da Radio Rai, saggista e collaboratore del mensile Jazz.it ed Ugo G. Caruso, studioso di cultura di massa, jazzofilo raffinato, autore di saggi ed articoli, già docente a contratto presso la cattedra si Storia della Musica dell’Università di Roma Tor Vergata, curatore di molti eventi jazz.

Il libro offre lo spunto per ricordare l’arrivo nel capoluogo bruzio, nel secondo dopoguerra, alle orchestre jazz americane, e poi il contributo prezioso di Borretti che si renderà artefice di una serie di iniziative che porteranno molti celebri jazzisti italiani e stranieri ad essere di casa a Cosenza. Nel tempo le iniziative si moltiplicano così come i protagonisti di un benvenuto rinascimento musicale, tra i quali vanno ricordati il Centro Jazz Calabria, l’Associazione Culturale Jonica che realizza il festival di Roccella Jazz – Rumori Mediterranei, l’Arci, il festival di Cerisano, la rassegna Di…vino Jazz ad Altomonte, a Diamante il Peperoncino Jazz Festival di Sergio Gimigliano che organizza anno dopo anno un cartellone di tutto rispetto che si irradia in tutta la regione.

Un’occasione da non perdere, per jazzofili e non.