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27 febbraio 2017 – 11:11 |

C’era una volta… C’era una volta la fiaba, tessuto compatto in cui a tutte le latitudini il mito si congiunge con la saggezza popolare, principi universali si propagano dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri insinuandosi nell’epica, nel romanzo …

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Da Polsi alle stanze dei bottoni, la mafia classe dirigente nell’ultimo libro di Gratteri e Nicaso

Scritto da on 16 gennaio 2017 – 11:19nessun commento

Miglia e migliaia di affiliati, 400 organizzazioni che lavorano in 30 paesi nei cinque continenti, un fatturato di oltre 50 miliardi di euro. Non stiamo parlando di Apple o Mc Donalds’s ma della più grande multinazionale del crimine, la ‘ndrangheta. Che oggi non si fa riconoscere per le faide, i sequestri, gli omicidi efferati, ma per gli affari. I soldi muovono il mondo, da sempre. E le ‘ndrine non fanno eccezione. Così si alleano con la politica e i poteri forti, corrompono, si infiltrano nei gangli del potere con i loro uomini che non portano più lupara e coppola ma pc e abiti firmati. A tracciare il nuovo identikit degli uomini della Santa sono ancora una volta Nicola Gratteri e Antonio Nicaso in Padroni e padrini, edito da Mondadori.

 

letizia battaglia1Fresco di stampa e già in cima a tutte le classifiche, un altro best-seller come i precedenti, l’ottava fatica editoriale a quattro mani di due dei maggiori esperti di criminalità organizzata al mondo, setaccia, analizza, evidenzia legami, fa dialogare fatti e vicende di ieri e di oggi per raccontare come nasce e si alimentano le mafie che, ben lontane dall’essere un fenomeno transitorio o un tumore da estirpare, sono invece strettamente connesse e integrate nel sistema politico, economico e sociale.

Dall’ ‘800 in avanti le ‘ndrine rivelano una elevata capacità di entrare ed abitare comodamente le stanze della politica acquisendo denaro e potere. Siamo nel 1869 e il Prefetto di Reggio Calabria è costretto a sciogliere il neoeletto consiglio comunale a causa dei brogli e del condizionamento mafioso. Qualche anno dopo, nel 1908, il tragico terremoto che rade al suolo Messina e Reggio Calabria diventa un business senza precedenti per le cosche locali mentre la popolazione viene confinata nelle baraccopoli nelle quali vive ancora oggi, un secolo dopo.

letizia-battaglia-2s-468-1460980704Storie di morti e tragedie inenarrabili. E di guadagni senza fine. Sullo Stretto come a L’Aquila e nella civilissima Emilia o nella Torino delle Olimpiadi. “La ‘ndrangheta è un convitato di pietra della nostra democrazia, presenza incombente ma invisibile”, che si nutre della corruzione che dilaga ovunque e a qualsiasi livello, dalla sanità alle opere pubbliche fino allo sport, del malaffare durante le emergenze come dello ‘stragismo di stato’. Le vie del malaffare sono infinite, scrivono Gratteri e Nicaso. Eppure le nostre carceri ospitano appena 500 detenuti condannati per il reato di corruzione, le denunce negli ultimi anni si sono ridotte drasticamente, Mani pulite è diventata nella percezione comune sinonimo della ‘rivalsa’ della magistratura contro il ceto politico mentre dilaga una preoccupante assuefazione ai piccoli e grandi episodi di condizionamento e corruzione davanti ai quali ci troviamo inermi ogni giorno, a volte senza neanche farci più tanto caso. Impensabile poi denunciarli.

Niente riesce a scalfirci. Neanche la «giornaliera luce delle gazzette», come la definiva ironicamente Giacomo Leopardi.1 C’è un’assuefazione che sconcerta, come se la corruzione e la mafia fossero tutt’uno con la bellezza struggente dei luoghi. Quello che è di tutti non appartiene a nessuno. Che importa se la corruzione avvelena l’economia, provocando gravi disuguaglianze sociali o se la mafia ammorba l’esistenza di tanta gente, con la complicità di alcuni degli uomini chiamati a combatterla?

Un matrimonio mai celebrato pubblicamente, quello tra mafie e potere, un patto scellerato tra letizia-battaglia3settori diversi della politica, dell’economia e degli affari, della società -vedi l’entrata in scena delle logge massoniche- in cui il confine tra lecito e illecito è sempre più pericolosamente evanescente. La cultura delle regole soppiantata dalla prassi delle deroghe. Con la complicità del Parlamento che ha eliminato, tanto per dirne una, l’abuso d’ufficio dall’orizzonte dei reati relegando il compito di illuminare gli angoli bui ad un’ Antimafia sempre più percorsa da ambiguità e contraddizioni, come spiega Francesco Forgione ne I tragediatori.

Il tutto nel silenzio e nell’assuefazione generale. Fino a quando?

 

Un ricordo preciso è di quando, tornato a casa per le vacanze, mia madre, venendomi incontro mi disse che mio padre era occupato nella stanza di sopra con quelli dell’associazione. Mi rallegrai dicendo: «C’è finalmente un’Associazione, al nostro paese?». Fresco di studi, credevo si trattasse di un’associazione per gli interessi locali. Mia madre mi fece ricredere subito: «È l’associazione a delinquere». Non so che avesse da sbrigare mio padre con quelle persone, comunque non me ne meravigliai. Nessuno in paese li considerava gente da evitare, e non tanto per timore quanto perché formavano ormai uno degli aspetti della classe dirigente. (Corrado Alvaro, La fibbia, «Corriere della Sera», 17 settembre 1955)

(Ph. Letizia Battaglia)