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Dizionario delle Mafie in Italia dalla A alla Z

Scritto da on 8 aprile 2014 – 08:42nessun commento

E’ stato presentato il 4 aprile scorso a Reggio Calabria allo spazio Nonsense il Dizionario Enciclopedico delle Mafie in Italia, curato da Claudio Camarca, con la Prefazione di Gian Carlo Caselli e Postfazione di Raffaele Cantone, edito da Castelvecchi.

 

Un’opera poderosa, con i suoi 4.000 termini, 200 voci di approfondimento, 70 contributi, biografie e appendici, tra le quali una sezione con tutte le opere artistiche che alle organizzazioni criminali italiane si sono ispirate, tra libri, film, documentari e drammi teatrali, che raccontano quattrocento anni di storia di ordinaria ‘mafiosità’, dalle prime consorterie napoletane alle moderne organizzazioni diffusamente radicate sul territorio, dove danno lavoro a circa 30.000 persone.

 

Giovanni_FalconeAlle quali vanno affiancate le centinaia di migliaia di cittadini che, direttamente o indirettamente vi hanno a che fare.  Accettando un posto di lavoro o aprendo un’attività commerciale destinata a  riciclare i proventi delle attività criminali. O chiedendone l’intercessione per ottenere l’ accelerazione di una pratica amministrativa, passare un esame o conseguire il diploma di laurea o, ancora, una prestazione in ospedale aggirando file d’attesa di mesi, se non di anni…

 

Una macchina da guerra poderosa, che contribuisce in modo consistente al nostro Pil nazionale come a quello europeo, dove le mafie si ramificano ovunque, ma anche alla creazione di modelli e di un immaginario spesso difficili da scalzare.

 

Il Dizionario traccia un itinerario tra storie diverse, dai capifamiglia agli affiliati, dai protagonisti della lotta contro la mafia alle vittime, note e meno note, ripercorrendo documenti e carte processuali, mappando luoghi e clan criminali.

 

L’antimafia può assumere diversi volti – afferma Gian Carlo Caselli-. C’è l’antimafia della repressione, compito delle forze dell’ordine e della magistratura, l’antimafia sociale, che è compito di tante organizzazioni, tra cui Libera, che coordina tutte le associazioni impegnate nell’uso sociale dei beni confiscati alla mafia. E poi c’è l’antimafia della cultura. Bisogna parlare delle mafie, per rendere l’opinione pubblica consapevole, compito che aspetta a tutte le agenzie di informazione, ai media. Ci sono però testimonianze di pessimo valore, in cui il male viene addirittura mitizzato.

AGAINST MAFIA DEMO - PROTESTA CONTRO LA MAFIA

È la cultura che dà la sveglia alle coscienze –denuncia don Luigi Ciotti- . Il diffuso analfabetismo etico è l’habitat naturale delle mafie. Abbiamo bisogno di un sapere profondo, di una conoscenza seria. Un Paese diventa mafioso quando non viene messo in evidenza il legame tra le mafie e le tante ‘zone grigie’, quando la legge è una maschera del privilegio. Abbiamo visto troppe leggi fatte ad personam in questi anni, siamo stanchi! Bisogna fare luce sulle collusioni tra le mafie e la società civile, la politica. E la politica deve fare la sua parte: la lotta alle mafie si fa a Roma, con le leggi giuste. Gli organi dell’informazione da parte loro devono impegnarsi a demitizzare il mondo della mafie, devono smetterla di presentarlo come un mondo separato da noi, contro cui non possiamo fare niente. Le mafie si sconfiggono non con atti straordinari, ma con la collaborazione quotidiana di tutti i cittadini, con gesti ordinari, con l’educazione civile, politica ed etica.

 

Al Dizionario hanno dato il proprio contributo scrittori, giornalisti, magistrati, studiosi del fenomeno mafioso come Giuseppe Ayala, Luigi Ciotti, Lirio Abbate, Giuseppe Baldessarro, Nando Dalla Chiesa, Tano Grasso, Nicola Gratteri, Barbara Spinelli, Nicola Tranfaglia, Antonio Nicaso, Gioacchino Natoli.